LA TRASFORMAZIONE DELLA CASA

Qualifiche dell'autore: 
progettista di Team Arreda, Modena

Intervista di Anna Spadafora

In che modo la cura della casa può essere considerata la base per la cura della città?

 

Chi non ha una casa gestita in maniera interessante tenta d’invadere lo spazio esterno e lo utilizza male, a partire da oggetti come il cassonetto della spazzatura, fino ad arrivare al rapporto confuso di convivenza con i vicini. L’interno della casa è sempre collegato con il suo esterno, sia essa una casa in periferia con tanto di giardino o una casa in centro storico.

 

Che cosa è cambiato nelle esigenze di arredamento, oggi che con Internet la casa per molti diviene anche ufficio?

 

Capita sempre più frequentemente che le persone abbiano bisogno in casa di un ufficio, in cui svolgere parte del lavoro che, per il momento, nelle città dell’Emilia Romagna continuano a svolgere prevalentemente all’esterno, diversamente da città come Milano in cui questa trasformazione si fa sentire maggiormente. A volte si devono fare veri e propri miracoli per arredare appartamenti, nati per ospitare famiglie, alle funzioni proprie a uno spazio di lavoro. Questo tocca per esempio l’ex camera dei bambini, perché molte coppie tendono ad avere dei figli tardi e a regolare la loro posizione lavorativa prima; o lo spazio comune, l’ex “salotto buono”, per cui i tavoli non sono più tavoli da pranzo, ma tavoli mobili che si possono allungare per ospitare materiali di lavoro. Nelle piccole città questo avviene in misura ancora limitata, per cui non incide molto negli spostamenti che in genere creano disagi a chi lavora lontano dalla propria abitazione. Ci auguriamo che accada sempre più perché allora veramente la trasformazione della casa potrebbe dare un vantaggio per il traffico della città.

 

Quando un cliente vi chiede una consulenza, quanto è importante l’ascolto nei consigli che voi date per gestire al meglio l’organizzazione di un arredamento?

 

Noi abbiamo anche un compito di responsabilità nelle scelte che un cliente fa e l’ascolto è la cosa più importante, è ciò che consente di veicolare l’offerta del settore dell’arredamento al cliente che la porta a casa. Inoltre, serve anche all’azienda che fa design e che varierà la sua offerta e la sua ricerca a seconda di ciò che noi diremo che serve al privato. Quindi, l’ascolto è fondamentale, è chiave di tutto il movimento che riguarda l’arredo. Le esigenze che ascoltiamo sono le più disparate e spesso anche confuse perché troppe. L’arredatore è in una posizione di fulcro, è chi trasforma la casa da un semplice insieme di muri con una porta e un riscaldamento in qualcosa che va vissuto e abitato.

 

Gianni Verga nel suo libro nota che abbiamo avuto decenni di pianificazione, che ha significato pensare gli spazi della città come cellule in cui ingabbiare le persone – un metro quadrato di verde rapportato al metro quadrato di abitazione pro capite. Anche per la casa, oggi possiamo dire che non c’è più l’ideologia ma le esigenze specifiche e particolari di chi ci vive. Ma questo rende più difficile il vostro compito?

 

A volte sì, perché c’è ancora una certa rigidità di chi concepisce lo spazio abitativo, che immagina che il nucleo familiare o l’individuo che lo abiterà abbia comunque e sempre le stesse esigenze: sette appartamenti gestiti tutti alla stessa maniera per una famiglia tipo di tre persone che fa un lavoro di tipo impiegatizio. Questa è la tipologia costruttiva che appare il più delle volte. Possono esserci spazi di verde comune, che almeno generano socialità, ma possono esserci i famosi treni di villette con la loro fettina di verde fatta in modo che non si possa vedere la faccia del vicino. Questa è una cosa ancora molto diffusa, ma è in via di trasformazione: sempre più vedremo unità abitative molto differenziate, magari con pareti mobili, in maniera che chi acquista possa trasformare la casa senza dover incidere sulla struttura. In Italia abbiamo una tipologia costruttiva fatta di strutture solide e durevoli nel tempo, molto di più che in Nord Europa, in Inghilterra per esempio, dove si usano il legno e la moquette che rendono velocissima e a costi molto più bassi la trasformazione. Ma presto anche in Italia ci sarà questa elasticità, è una richiesta che viene fatta al costruttore come a noi viene chiesto di rendere elastico l’utilizzo del mobile: non esiste più il mobile fisso ma il mobile leggero, semplice nella struttura, che è in sé mobile, appunto.

 

Quindi, più che di spazio, nella città come nella casa si tratta di tempo, delle cose che si fanno…

 

Una volta la casa era una serie di spazi simbolici separati fra loro, in cui si svolgevano funzioni che non erano intercambiabili da un ambiente all’altro, alcune erano funzioni prettamente pratiche, in cucina per esempio si stava per cucinare ma se ne usciva per mangiare, poi c’era il “salotto buono” dove si andava soltanto quando c’erano ospiti. Adesso tutti gli spazi della casa sono di utilizzo intercambiabile, non hanno un nome, hanno più funzioni contemporaneamente. Come succede nella città, una volta c’era la piazza, la chiesa, il sagrato, le strade che uscivano, adesso ci sono tanti spazi che svolgono la stessa funzione, non c’è più un solo centro che la racchiuda, un centro che renda visibile una certa gerarchia all’interno della città. Oggi c’è una specie di democratizzazione simbolica degli spazi cittadini e la stessa cosa vale per la casa perché sono cambiati il modo di pensare e le esigenze della gente.