L’IMPORTANZA DELL’INTESTINO PER L’IMMUNITÀ E LA SALUTE

Qualifiche dell'autore: 
fondatrice e direttore scientifico del Laboratorio Analisi Valsambro s.r.l., Bologna

Qualche anno fa, da queste pagine lei parlava delle tecniche innovative e dei test avanzati in uso nel laboratorio di analisi Valsambro. A questo riguardo, le chiedo del “gut screening”, il vostro test per la flora intestinale.
Per la nostra salute l’intestino ha la stessa importanza delle radici per l’albero: se funziona bene, anche il sistema immunitario e gli altri organi lo fanno, perché c’è una stretta correlazione tra loro. I metaboliti dei batteri patogeni intestinali, ad esempio, sono in grado di irritare il sistema cardiocircolatorio; il dismicrobismo intestinale può portare a malattie della pelle, e l’intestino che lavora male, a malattie del metabolismo.
Abbiamo più batteri che cellule, nel nostro corpo. Quindi, controllare i batteri vuol dire fare prevenzione, cioè identificare l’eventuale innesco per il diabete, gli eventi cardiovascolari, le malattie reumatiche e quelle autoimmunitarie, in costante aumento.
Oggi, la malattia cronica è molto più diffusa che in passato. Per “cronica” intendo la malattia che non ferma la vita, però ne deteriora la qualità: la stanchezza, i dolori, il mal di testa o le problematiche psicologiche.
Un buon funzionamento intestinale fa la differenza anche a livello psicologico, perché l’80 per cento di serotonina viene prodotto nell’intestino. Quindi, è importante identificare le varie colonie batteriche e correggere gli eventuali squilibri.
In qualsiasi laboratorio la coprocoltura identifica i batteri patogeni ad alta carica, quelli che provocano le malattie, non i patogeni con una crescita limitata; questi non compaiono con un esame tradizionale.
Con il test “gut screening” li identifichiamo.
I batteri patogeni, anche in piccole colonie, sono l’innesco infettivo delle malattie croniche e vanno eliminati.
Su di loro testiamo oli essenziali specifici in grado di arrestarne la crescita, al pari degli antibiotici (cfr. n. 29, giugno 2008).
Con i nostri test approfonditi identifichiamo le crescite batteriche e facciamo interventi correttivi mirati, in maniera naturale. Controlliamo se la flora protettiva è carente oppure se è aumentato il numero dei batteri saprofiti, che producono enzimi e vitamine e funzionano come immunomodulatori, ma, in sovrannumero, potrebbero esprimere un’azione di modificazione della risposta immunitaria: è il caso del proteus o della klebsiella. Quando aumentano di numero e superano un certo limite, è consigliabile trattarli per arrestarne la crescita; se sono cresciuti solo un po’, un cambio di alimentazione e un sostegno con i probiotici li fa rientrare nei ranghi. Dopo un paio di mesi facciamo un test di controllo.
Per la flora protettiva carente suggeriamo un’integrazione probiotica mirata, perché non è indifferente se mancano lattobacilli o bifidobatteri.
Il probiotico deve sopperire alla mancanza specifica, altrimenti funziona al contrario e crea uno squilibrio maggiore.
Aiutiamo la crescita della flora protettiva anche con la nutribiotica, un tipo di alimentazione elaborato da me. Per esempio, per la carenza di bifidobatteri, sono indicati alimenti come la cicoria, la cipolla, il cavolo o le mandorle; se mancano i lattobacilli, sono più adatti alimenti fermentati. In questo modo, in due o tre mesi riprogrammiamo la flora intestinale, ottenendo un benessere generale.
Che cosa occorre fare per l’esame? Basta portare un campione di feci e di urine in laboratorio e compilare un questionario anamnestico. Dopo quindici giorni, i risultati sono pronti.
C’è anche la possibilità di valutare l’esame con un nutrizionista per gli interventi di tipo alimentare.
La carenza di flora batterica è anche una conseguenza dell’uso di antibiotici.
Non a caso, a questi farmaci vengono abbinati i probiotici.
L’antibiotico azzera gran parte della nostra flora batterica, ma spazza via anche i probiotici di origine batterica. A tal proposito, durante la terapia non ha senso prendere probiotici normali. Bisogna usare il probiotico composto da un fungo resistente agli antibiotici, il Saccharomyces boulardii. Esistono in commercio prodotti specifici contenenti questo ceppo di funghi.
Terminata la terapia, occorre ricolonizzare con lattobacilli e bifidobatteri.
Poiché svolgono attività differenti, la scelta dei probiotici dev’essere mirata. I lattobacilli hanno un’azione di immunomodulazione antinfiammatoria e anticancerogena; i bifidobatteri producono enzimi proteine e distruggono le tossine, quindi, hanno a che fare con il metabolismo.
Con il “gut screening” riusciamo a identificare il ceppo batterico e il probiotico giusto da dare in ciascun caso.
Quanto influiscono sulla flora intestinale l’alimentazione e gli antibiotici assunti attraverso gli alimenti? I cibi contenenti piccole quantità di antibiotico debilitano la nostra flora, non in modo massiccio, come fa il farmaco, però subdolo, perché selezionano batteri sempre più resistenti.
Noi suggeriamo un’alimentazione di alta qualità con prodotti biologici a chilometro zero, con provenienza certa e la garanzia che negli allevamenti o nelle coltivazioni non siano usati antibiotici.
Anche l’alimentazione monotematica debilita la flora. I nostri batteri sono esseri viventi: se non li nutriamo, muoiono. L’alimentazione basata sulla carne fa vivere i batteri che si nutrono di proteine animali, quella di tipo vegetariano o vegano li fa morire e fa crescere altri batteri.
Perciò, vanno tenute sotto osservazione.
Seguire un regime alimentare biologico ed equilibrato, che varia ogni giorno, mantiene la flora diversificata e assicura buona salute.
Come nutrizionista, ho cercato di sviluppare un’alimentazione che mira a questo, non a principi nutrizionali che considero un po’ sorpassati.
Oggi conosciamo l’importanza del nostro microbiota, e sicuramente l’alimentazione del futuro è quella che lo sostiene. L’80 per cento del nostro sistema immunitario risiede nelle placche del Peyer, una specie di grossi linfonodi attaccati all’intestino.
Quindi, lavorare a favore dell’intestino significa avere un sistema immunitario assolutamente efficiente per difendersi dalle malattie.
Oltre una certa età, le Asl invitano a fare l’esame per la ricerca del sangue occulto nelle feci. È importante farlo? Per me è una goccia nel mare, ci sono tanti altri esami per controllare se un intestino è sano. Sicuramente, per alcune malattie nascoste può far suonare un campanello d’allarme.
Io lo inserisco nel “gut screening”, ma faccio anche altre cose, come controllare l’infiammazione dell’intestino e il suo sistema immunitario, mediante dosaggi di particolari anticorpi. Quindi, verifico se l’infiammazione deriva effettivamente dall’intestino. Sono esami che aggiungo al “gut screening”, secondo la problematica del paziente.
Come diceva, l’intestino è la radice della salute.
Finalmente si è scoperto che le malattie hanno un minimo comune denominatore: l’infiammazione di basso grado sistemica, che coinvolge l’organismo ed è come un fuocherello, su cui possono innescarsi processi infiammatori più acuti o patologie degenerative. Oggi, la medicina sta riconsiderando in quest’ottica le malattie di tipo cardiovascolare, oncologico, autoimmunitario e reumatologico, in cui l’infiammazione ha un ruolo importante.
Il fuocherello è attivato in gran parte dall’intestino. Noi lo curiamo mediante la nutraceutica, l’alimentazione e prodotti naturali.