IL VIAGGIO DELL’IMPRESA E IL SUO PIACERE

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presidente di TEC Eurolab, Campogalliano (MO), di ALPI e di EUROLAB

Il titolo di questo numero è Il narcisismo del viaggio, come dire il narcisismo dell’impresa, che ha le sue esigenze irrinunciabili, per cui l’imprenditore avverte che non ha l’alternativa dinanzi, il cosiddetto piano B, perché è l’impresa stessa a indicare il percorso e il cammino in direzione del valore assoluto… La parola narcisismo mi fa venire in mente il piacere del viaggio, perché è vero che le esigenze dell’azienda sono irrinunciabili ed è la stessa azienda a indicarti la strada per farvi fronte, quindi non hai scelta, però poi trovi il piacere nel percorrere quella strada. È qualcosa che finora abbiamo sempre riscontrato: sia come famiglia che ha la maggioranza in TEC Eurolab, sia rispetto agli altri componenti del Cda, sia quando in un reparto si decide di avviare un nuovo procedimento di analisi o viene installata una nuova macchina, oppure quando si apre un nuovo mercato, ci accorgiamo dell’entusiasmo e della soddisfazione delle persone mentre portano avanti un progetto. Penso, per esempio, al caso recente relativo alle analisi MOCA (materiali e oggetti destinati a entrare in contatto con gli alimenti e che quindi devono essere conformi alle norme): per qualche settimana, il laboratorio era letteralmente invaso dalle macchine da caffè, che dovevano essere sottoposte ai nostri test per verificare se i materiali con cui viene a contatto il caffè prima di arrivare alla tazzina rilasciano sostanze nocive alla salute. Mentre si studiavano le normative e si cominciavano a fare le prime prove, c’era un tale fermento che dava l’idea di essersi trasformati in un super bar. Era quasi tangibile il piacere delle persone nello svolgimento del proprio lavoro. Come diceva mio nonno, è importante fare un lavoro che ti piace, altrimenti diventa pesante e faticoso e, anziché nobilitare l’uomo, lo ammazza.
È chiaro che il lavoro va anche coltivato, perché non c’è sempre l’entusiasmo che scaturisce dalla novità, da una nuova macchina o da una nuova procedura. Fortunatamente, ci sono anche i compiti di tutti i giorni e non posso essere felice del viaggio dell’impresa solo quando c’è qualcosa di veramente nuovo, ma occorre trovare il piacere di ciò che si fa anche nelle attività quotidiane. E a volte il piacere di ciò che si fa deriva dall’utilità che ha per gli altri, senza pensare necessariamente all’aspetto economico.
Gli atleti professionisti, per esempio, sono pagati per giocare, e alcuni anche molto, ma quando sono in campo nella partita questo non conta più niente, non puntano a vincere perché hanno una retribuzione così elevata, ma per il piacere della sfida, per il piacere di fare qualcosa di straordinario che fa alzare in piedi tutti gli spettatori.
Come fanno i presidenti delle associazioni, come lei, che in maggio è stato eletto alla guida di EUROLAB (Federazione Europea delle Associazioni nazionali dei Laboratori di Misura, Prova ed Analisi) e di recente ha ricevuto il secondo mandato come presidente di ALPI, l’associazione italiana dei laboratori… Ecco un altro piacere che troviamo nell’impresa (considerando imprese anche le associazioni senza fine di lucro): facendo volontariato come presidente di un’associazione, subentra un altro tipo di narcisismo, il piacere della restituzione verso un ambiente che magari non ti ha regalato niente, però è stato l’humus e il contesto che ti ha permesso di esprimerti. Sei felice se puoi aiutare il tuo settore a crescere e qui il piacere della restituzione è veramente lontano dal raggiungimento di una posizione di prestigio: il presidente è il primo servitore, colui che deve mettere gli altri nelle condizioni di dare il meglio di loro stessi nell’ambiente in cui si trovano e loro hanno lo stesso compito nei confronti dei propri collaboratori.
Molti credono che la competizione tra imprese sia inevitabile. Lei, invece, nel suo itinerario ha dato prova che si possono instaurare partnership anche con altri laboratori, ne è un esempio l’esperienza associativa… Fortunatamente, quel tipo di competizione che metteva le imprese le une contro le altre a farsi guerra per accaparrarsi la fetta più grande della torta non funziona più nell’industria in generale. Già da diversi anni sono diffuse le esperienze di open innovation, in cui aziende differenti condividono processi d’innovazione su materiali e componenti, in modo che ciascuna ne tragga vantaggio, nonostante rimangano concorrenti. In un’associazione, per definizione, siamo tutti concorrenti, eppure, se siamo nella stessa associazione, è perché insieme possiamo influenzare le regole del gioco nei rapporti con le istituzioni e con gli enti terzi che emanano le normative di riferimento per il nostro settore. Tutti insieme possiamo interagire con i tavoli di lavoro, con le autorità, e fare sentire la nostra voce nelle sedi dove vengono prese queste decisioni che hanno un impatto enorme sulla nostra attività. E, chiaramente, più acquisiamo competenze in ambito normativo e più siamo in grado di difendere non soltanto i nostri interessi, ma anche e soprattutto quelli dei nostri stakeholders, dando suggerimenti utili per evitare che una normativa li danneggi. A volte ci riusciamo, altre volte no, altre avanziamo dieci proposte e ne vengono accolte soltanto due, però negli ultimi anni la collaborazione è molto migliorata in questo senso a livello sia nazionale sia internazionale. Purtroppo, i laboratori associati non sono ancora molti. Forse perché non sempre c’è chi è disposto a lavorare a vantaggio degli altri, ma in un’associazione ciascuno si avvantaggia del contributo degli altri, anche se c’è chi fa di più e chi fa di meno. Non soffermarsi sul più e il meno è, ancora una volta, una questione di cultura e di civiltà, che spero possa crescere in direzione della qualità, anziché restare nella logica comune della spartizione.
Comunque, noi in questo momento in TEC Eurolab abbiamo alcuni progetti aperti con i nostri fornitori per sviluppare nuovi servizi. Alcuni si tradurranno in un vantaggio per noi, ma sappiamo già che sarà un vantaggio di breve termine, perché quando un’azienda immette sul mercato un nuovo servizio o un nuovo prodotto, le altre cercano di non rimanere indietro.
Ne abbiamo avuto una prova con le analisi tomografiche sui materiali: noi siamo stati i primi e adesso, nel giro di due o tre anni, sembra che non si possa fare a meno di un tomografo in ciascun laboratorio. Certo, devi essere bravo a mantenere il vantaggio competitivo, perché non tutti i followers ti vogliono bene, come suggeriva una vignetta dove si vedeva una zebra inseguita da un leone, un follower molto interessato.
Però, anche nella competizione tra due imprese, può esserci un narcisismo nel cercare di sviluppare cose utili a entrambe o a tutto il settore, al viaggio del settore.
Se consideriamo il nostro settore, rispetto a qualche anno fa, ha compiuto un bel viaggio anche nella cultura della qualità, oltre che nel giro d’affari complessivo, e andrà ancora più lontano, soprattutto per quanto riguarda i test in ambito sanitario, ma non solo. È chiaro che la competizione porta anche dispiaceri, come quello di perdere un’offerta perché l’ha presa qualcun altro o di dovere sopportare qualche attrito con un tuo associato, ma sono piccole beghe rispetto al grande valore che si produce grazie alla collaborazione aperta.
Una delle cose di cui sono maggiormente soddisfatto nella mia esperienza associativa, un mio piccolo contributo è il fatto di avere completamente aperto le porte con l’ente nazionale di accreditamento, Accredia (di cui tra l’altro sono consigliere), con cui in precedenza gli associati avevano un rapporto abbastanza conflittuale.
Tuttora, c’è qualcuno che dice che dobbiamo andare in Accredia o al ministero a sbattere i pugni sul tavolo, ma sono soprattutto i piccoli laboratori, che non hanno idea dei rapporti di forza: “Ci vada lei al ministero – rispondo –, intanto bisogna vedere se la fanno entrare”. Invece, essere riusciti ad aprire completamente le porte di una collaborazione positiva – che non esclude il disaccordo su determinate cose, ma sempre in modo civile e professionale – ha portato di recente un bel risultato: l’ente di accreditamento mette a nostra disposizione i propri funzionari per erogare formazione ai nostri associati gratuitamente. È straordinario.
E l’unica condizione che pone è che le iscrizioni non siano a pagamento e che siano aperte, nei limiti della disponibilità della piattaforma, anche a non associati. Tra l’altro, è un bellissimo spot pubblicitario per la nostra associazione; infatti, proprio in seguito a questi eventi formativi, si stanno associando diversi laboratori.
Questo è un piacere come approdo, ma un approdo dove non tanto si arriva, quanto si riparte… La nostra nave raggiunge solo porti temporanei: scarichiamo, carichiamo e ripartiamo.