SALVAGUARDARE L’INDUSTRIA È GARANTIRE I CITTADINI

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amministratore unico di Maccagnani Ferro Srl, Budrio (BO)

La speculazione in atto su tutte le materie prime rende oggi la vostra azienda, attiva nello smaltimento di rottami e nella commercializzazione di profili in ferro, un osservatorio speciale sulla questione. Cosa state riscontrando? Le richieste aumentano, la reperibilità del materiale è sempre più difficoltosa e la speculazione cresce, perché il prezzo del rottame non è stato incrementato in proporzione al prodotto finito. La speculazione è incominciata dopo la prima fase della pandemia (ottobre-novembre 2020), perché prima i siti produttivi avevano ridotto la produzione anche per la carenza di personale. Ma quando l’onda arriva a riva, quando la speculazione sarà finita, vedremo molte aziende spiaggiate.
La difficoltà di reperire la materia prima non avviene soltanto per i materiali ferrosi ma vale anche, per esempio, per il legno, le materie plastiche e il polistirolo.
Grazie agli incentivi governativi del 110 per cento, infatti, è salita la domanda per la coibentazione di case e palazzi, quindi è aumentata a dismisura anche la richiesta di polistirolo, componente del materiale coibentante.
Se lei oggi chiede un pacco di lamiera, le rispondono che in questo momento non è disponibile e costa 1000 euro a tonnellata. Poi, quando dopo tre giorni lei chiede di nuovo lo stesso prodotto perché non è riuscita a trovarlo altrove, le diranno che potrebbe arrivare, ma costerà 1200 euro. Non è questo il nostro modo di lavorare, perché per noi è anche una questione etica. È ovvio che se aumentano i costi degli altri fornitori, siamo costretti a rivedere i nostri listini. L’unica cosa che posso dire è che, se io ho cinquanta fogli di lamiera in ferro e lei ne vuole acquistare cinquanta, potrò vendergliene dieci, perché dovrò accontentare anche altri clienti.
Come state fronteggiando questa fase? Stiamo navigando a vista, come si usa dire, rifacendo i listini ogni tre giorni. Le cose stanno procedendo in modo tale che, addirittura, sarebbe stato più conveniente tenere chiusa l’azienda da gennaio per riaprire soltanto ora, perché ci troviamo in magazzino materiale che a gennaio valeva cento e che a luglio avrà aumentato il valore a trecento. Questo non accade soltanto in Italia, ma è inaccettabile che nei media non ci sia un dibattito su questi problemi a cui è esposta la nostra manifattura, in un paese che vive di manifatturiero. Pochissimi ne parlano, anzi dalla maggioranza dei media si dice che tutto va bene, che a partire da settembre ci sarà la ripresa e avremo sistemato tutti i nostri problemi.
Secondo me, invece, quando sarà decaduto il divieto di licenziare, saranno in molti a rimanere a casa senza stipendio e senza quelle tutele che garantiva l’industria di questo paese. Ci sono molti produttori che sono costretti a ricorrere alla cassa integrazione già ora, perché non arriva loro la materia prima. Alcuni trasformatori, la scorsa settimana, aspettavano quattro navi in porto, ma ne è arrivata soltanto una.
È questo quello che sta accadendo.
Altre carpenterie stanno aspettando la consegna del materiale dal proprio commerciante fornitore, ma questo a sua volta lo aspetta dal produttore, che non glielo invia perché non riesce a produrlo. Quindi, anche quando si potrebbe lavorare manca il materiale.
Non dimentichiamo che una delle ragioni per cui il Giappone entrò in guerra nel dicembre 1941, con l’attacco di Pearl Harbor, fu anche l’embargo su tutti i prodotti petroliferi, sui metalli e su altri beni essenziali tale da compromettere l’indipendenza della produzione giapponese. Chi rischia di rimanere con il cerino in mano è poi sempre il cosiddetto consumatore.
Faccio un esempio. Se un dipendente guadagna mille euro al mese e acquista due pagnotte per sfamare la famiglia, adesso con lo stesso importo ne potrà comprare una soltanto. Allora, come facciamo ad aumentare i consumi? Ecco perché ci saranno ripercussioni a catena. Quello che sta accadendo è come un domino: salvaguardare l’industria insieme al commercio di questo paese è il modo per garantire anche i cittadini. Non dimentichiamo che, grazie a questo connubio, la cosiddetta classe media dell’Italia della seconda metà del Novecento era più diffusa che all’estero, per questo potevamo permetterci un tenore di vita che era fra i migliori del mondo.
Abbiamo visto cosa succede nei paesi in cui vige una forte svalutazione: c’è chi è molto ricco e chi muore di fame.
In Italia, invece, quando l’industria del paese non era esposta a attacchi continui – a partire dai media –, la ricchezza era per tutti. Infatti non si usava certo dire che doveva essere “redistribuita”.
Quando si parla di “redistribuire la ricchezza” si lascia credere che l’industria è cattiva perché la terrebbe per sé. Dunque, tra le righe, si attacca l’industria e questa è una pratica molto diffusa nel nostro paese. Occorre ripartire dalle produzioni italiane.
Dove c’è più industria c’è anche più libertà di fare e di ambire alla qualità nel modo di vivere… Certo. Per questo in Italia anche dipendenti, privati e pubblici, e professionisti hanno potuto acquistare la seconda casa, rendendo il nostro paese fra i primi nel mondo per investimenti immobiliari.