URGENTE L’INTERVENTO DI BRUXELLES SULLA CRISI DELLE MATERIE PRIME

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direttore generale di Esametal e amministratore unico del Consorzio EsaCryo

Esametal è nota per la sua esperienza nella lavorazione e nella saldatura dell’alluminio e delle sue leghe, in tutte le fasi di costruzione dei manufatti, dalla progettazione alle prove tecnologiche.
Nel settore elettromeccanico è partner di multinazionali come ABB, GE, Toshiba e Siemens, mentre nella progettazione e costruzione di silos vanta installazioni nei siti produttivi delle principali industrie di vari settori in Italia, in Europa, in America, in Medio Oriente, in Africa, in Asia e in Oceania. Com’è incominciata questa avventura? La cultura dell’alluminio e delle sue lavorazioni mi ha sempre appassionato, il mio primo lavoro è stato all’ALKOM Alluminio. Poi, nel 1995, insieme a un socio, ho fondato la Cramaro Italia, dedicata alle coperture industriali in PVC, e l’Esametal, che avrebbe prodotto sia per la stessa Cramaro sia per altri clienti. Uno dei primi avrebbe dovuto essere la Zuegg, la quale aveva acquistato, con un commerciante di frutta all’ingrosso, un terreno di 80 mila metri quadri a Cologna Veneta per costruire una fabbrica di purea e divenire fornitore della stessa Zuegg. Noi avremmo dovuto costruire numerosi silos in acciaio in pochi mesi, ma quando stavamo per siglare l’accordo, Oswald Zuegg si tirò indietro perché il suo ragioniere si accorse che c’era un problema di bilancio.
Noi, tuttavia, andammo avanti lo stesso, anche perché non esistevano ancora fabbriche di silos come la nostra, che lavora in verticale, mentre le altre lavoravano in orizzontale e avevano bisogno di troppo spazio.
Nel 2012 ho venduto la mia partecipazione in Cramaro Italia, concentrandomi sull’Esametal. In questo modo ho sviluppato nuovi prodotti nel settore del gas naturale liquefatto (LNG) criogenico, come alternativa al gasolio, nel trasporto di merci e nel trasporto pubblico locale e urbano, costruendo e brevettando nuove applicazioni nel settore della criogenia.
Quindi, Esametal è molto collegata con il progetto del Consorzio Cryotrucks di cui lei è amministratore...
Esametal è stata la prima azienda in Italia ad aver realizzato i serbatoi criogenici in alluminio, che hanno appena superato tutte le prove di collaudo per la certificazione in Italia e adesso saranno inviati anche in Germania per un’ulteriore serie di prove in un laboratorio con cui sono in collegamento i nostri ingegneri. Nella nostra squadra ci sono tre ingegneri, due uomini e una donna, che hanno capito l’importanza del progetto e sono molto entusiasti. Per cui, dopo le certificazioni, sono pronti per lo sviluppo della tecnologia per sfruttare il potere refrigerante dell’azoto liquido, che sarà una grande alternativa al gasolio nei trasporti frigo.
In questo momento molte imprese manifatturiere in Europa stanno registrando un rallentamento della produzione dovuto alla mancanza di materie prime. Che cosa può dirci a questo proposito, in particolare per quanto riguarda i materiali che utilizzate in Esametal, l’alluminio e l’acciaio? Sulle materie prime si sta delineando un quadro molto preoccupante.
Secondo i dati di Confapi, già lo scorso anno l’indice LML (London Metal Exchange) – che raggruppa gli andamenti dei metalli non ferrosi – ha chiuso con un rincaro del 52 per cento; poi, nei primi due mesi dell’anno, ha registrato un ulteriore aumento generalizzato del 13 per cento. Particolare attenzione sta richiamando la situazione nel settore degli acciai, sia sul fronte delle materie prime sia su quello del semilavorato. Sul primo, il minerale di ferro ha chiuso il 2020 con un rialzo di oltre il 70 per cento rispetto ai minimi di marzo per effetto della domanda infrastrutturale cinese.
Secondo i dati dell’Ance, i prezzi delle materie prime sono saliti anche del 117 per cento negli ultimi mesi, come nel caso del ferro, e ciò ha portato a un forte aumento della domanda (specie dalla Cina che da sola assorbe circa il 50 per cento della produzione globale) e di conseguenza dei prezzi. Pechino è stata tra le prime a riprendersi dalla crisi causata dalla pandemia, registrando addirittura un aumento del Pil nel 2020 del 2,3 per cento. Questa crescita esponenziale della domanda interna ha comportato la corsa all’accaparramento delle materie prime provenienti dai produttori europei, che preferiscono venderle al paese del dragone, ricavandone il 20- 30 per cento in più. Di conseguenza, il deposito dell’LME di tutti i materiali ferrosi e non ferrosi, che si trova a Rotterdam, in questo momento non riesce a far fronte alle richieste delle aziende europee, che rischiano di ricevere i materiali di cui hanno bisogno oggi soltanto alla fine dell’anno. E dire che la Cina era un paese esportatore.
Oggi, invece, in pratica sta bloccando il mercato mondiale. Prima dalla Cina arrivava un milione di tonnellate di alluminio, mentre adesso neanche un chilo. È un problema enorme che sta mettendo in serio pericolo tante aziende della meccanica. Per nostra fortuna a gennaio il direttore di una fonderia tedesca che lavora in Italia ci ha suggerito di fare scorta, e così abbiamo fatto, quindi noi riusciamo a proseguire con le lavorazioni. Ma di sicuro l’euforia del mercato interno cinese non si fermerà e, allora, ci vorrebbe un intervento del governo europeo, che potrebbe almeno togliere i dazi del 25 per cento, previsti quando vengono superati i limiti di import di acciaio da paesi extra Ue.