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OFFRIRE OCCASIONI: IL COMPITO DELL’IMPRENDITORE | La città del secondo rinascimento

OFFRIRE OCCASIONI: IL COMPITO DELL’IMPRENDITORE

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presidente di TEC Eurolab, Campogalliano (MO), di ALPI e di EUROLAB

A proposito del tema di questo numero del giornale, L’occasione, quante occasioni d’incontro, di scambio, di crescita e di sviluppo promuove TEC Eurolab, se pensiamo che in un anno esegue circa 25.000 test per oltre 1300 clienti, di cui è partner di riferimento nei controlli sui materiali in settori come l’automotive, l’aeronautico, l’aerospaziale e il biomedicale? E quante attività culturali e formative sponsorizza e organizza, all’interno e all’esterno dell’azienda, che sono altrettante occasioni per chi le frequenta? A partire dalla sua esperienza, cosa può dirci del termine “occasione”?

L’occasione è la combinazione fra l’opportunità di fare qualcosa e il tempo giusto in cui realizzarla. Anche modi di dire come: “Ho perso un bel treno!”, oppure: “È passato un treno che, se non l’avessi preso, sarei stato proprio uno stupido!” ci fanno capire che l’occasione è qualcosa che interviene per essere colta al momento giusto.

L’occasione, però, non è casuale, occorre qualcuno che la promuova. Uno dei compiti principali dell’imprenditore è offrire occasioni, all’interno della propria impresa, ma anche all’esterno. All’interno, l’imprenditore offre continue occasioni di crescita ai propri collaboratori, per esempio, con la ristrutturazione di un reparto o con l’introduzione di un nuovo servizio: chi ne governa i processi, chi li organizza, chi ne assume la responsabilità e acquisisce le competenze necessarie al nuovo ruolo ha certamente occasioni di crescita. Non sempre le occasioni intervengono al momento giusto per ciascuno e non tutti le colgono, ma nelle aziende c’è sempre chi le coglie, per questo il progetto e il programma procedono.

Le occasioni, inoltre, ci consentono di constatare che le cose non possono stare “come stanno”. In un’azienda può esserci chi si lamenta perché “non siamo più quelli di una volta”. Certo, da “una volta” a oggi abbiamo promosso mille occasioni che sono state colte da tante persone, mentre altre, per qualche motivo, non le hanno colte. Però, se stiamo fermi, se crediamo in un’identità da preservare, non costruiamo occasioni.

Occasione fa anche rima con innovazione, innovazione di prodotto o di processo nelle aziende, innovazione che sorge dall’incontro: quante novità nascono dal fatto che incontriamo una persona in più, e non è detto che sia un’occasione per noi, anzi, l’incontro può permettere a qualcun altro di cogliere un’occasione.

L’occasione è costruita dall’operosità intellettuale delle persone, non è casuale, non è ciò che accade per caso. Anche se a volte viene descritta come tale: “Casualmente, leggendo il giornale, ho visto una ricerca di personale che faceva per me e ho preso il treno al volo”. Questa non è affatto una casualità, c’è stato qualcuno che ha ideato un progetto per il quale aveva bisogno di una persona, quindi ha pubblicato un annuncio e qualcuno l’ha letto. Non c’è nulla di casuale nell’occasione.

Come dicevo, l’imprenditore pro[uove occasioni anche al di fuori dell’impresa, sia attraverso le relazioni industriali, sia attraverso la partecipazione alle attività culturali o di responsabilità sociale organizzate nella propria città. Queste iniziative, che le aziende promuovono senza perseguire alcuna finalità economica, possono abbracciare settori e interessi molto diversi: dal sostegno delle attività sportive per i giovani, alla promozione di eventi culturali, al supporto alla formazione, alle attività miranti a favorire l’aggregazione sociale. Non c’è nulla di casuale in tutto questo, quanto piuttosto il fatto di abbracciare la cultura dell’”agire responsabile” a sostegno della società, del territorio che contribuisce a creare opportunità per il nostro sviluppo. In breve, è una sorta di restituzione di parte delle opportunità che siamo stati in grado di sfruttare grazie alla società in cui operiamo, al territorio dove ha sede la nostra impresa.

Si creano occasioni da cui scaturiscono opportunità, come quelle che nascono dai convegni organizzati dalla vostra Associazione culturale Progetto Emilia Romagna e da questa rivista. Nell’accezione comune, i termini occasione e opportunità sono considerati sinonimi e, anche se non hanno la stessa radice semantica, credo che siano termini adiacenti.

Parlando di imprenditori che contribuiscono alla comunità, mi fa venire in mente ciò che diceva Friedrich Nietzsche a proposito della proprietà privata. Sono parole che potrebbero entrare nel testo di un manifesto delle piccole e medie imprese: “Affinché la proprietà ispiri per l’avvenire più fiducia e divenga più morale, si tengano aperte tutte le vie del lavoro alla piccola proprietà e si impedisca invece l’arricchimento senza sforzo e improvviso […] e si considerino tanto i grandi possidenti quanto i nullatenenti come esseri pericolosi per la comunità” (Umano, troppo umano, vol. II, Il viandante e la sua ombra, n. 285). Ciò che quindi bisogna promuovere per la civiltà, secondo Nietzsche, è la piccola proprietà, perché il piccolo proprietario è colui che cura il proprio giardino e, curandolo, rende più bella la città. È l’imprenditore delle piccole e medie imprese che promuove occasioni d’incontro, di parola, di scambio…

In questo brano ritrovo parecchie affinità con il nostro territorio, così ricco di piccole e medie imprese, che, in un modo o nell’altro, interagiscono con la società civile. Che poi la società civile è ciascuno di noi, è lo stesso imprenditore che magari a casa ha problemi con un figlio che non riesce a trovare la propria strada e la trova anche attraverso le occasioni d’incontro che intervengono grazie a una sponsorizzazione. Non è con i soldi che si fa tutto. Mi sorprende il brano di Nietzsche e potrebbe essere veramente una sorta di manifesto della piccola e media impresa.

Le risposte ai problemi si trovano nell’incontro e grazie agli strumenti intellettuali e analitici che ciascuno acquisisce nei dispositivi di parola. E TEC Eurolab ha sempre costruito occasioni d’incontro, anche nel periodo della pandemia, in cui le persone non potevano incontrarsi fisicamente, eppure, voi avete mantenuto tutti gli appuntamenti fra collaboratori, fornitori e clienti, per via telematica. La pandemia non ha impedito l’incontro e lo scambio, perché essi costituiscono la base della struttura di TEC Eurolab, che è la struttura della parola.

Infatti, anche se a volte, rispetto alle occasioni che promuovo, ho l’impressione di essere come un seminatore che sparge i suoi semi, ma non sa dove attecchiranno. Non tutti colgono l’occasione di un’interlocuzione, per esempio: tu puoi mostrare in tanti modi un’apertura alla conversazione, ma a qualcuno non interessa, qualcun altro è troppo timido, qualcun altro ancora si sente “distante” e non ascolta. Però, indubbiamente, promuovere occasioni è nostro compito.

Guardando una foto dell’inaugurazione dell’attuale sede di viale Europa, avvenuta ormai vent’anni fa, mi chiedevo quanti collaboratori hanno lavorato con noi in oltre trent’anni. Nella foto c’erano venticinque persone: quante sono andate via? Non sono molti coloro che rimangono in un’azienda per tanto tempo. Attualmente, i collaboratori sono una novantina, ma hanno lavorato con noi almeno trecento persone, non so che ricordo abbiano dell’esperienza vissuta in TEC Eurolab (spero positivo, ma certo nessuno se ne è andato culturalmente più povero di quando è arrivato). Durante il periodo in cui hanno lavorato qui, hanno respirato la nostra cultura, il nostro modo di fare, il nostro approccio. E suppongo che, quando sono andati a lavorare altrove, abbiano trovato contesti differenti, non necessariamente migliori o peggiori, ma differenti, e saranno diventati essi stessi portatori di differenze e di idee nuove, utili all’azienda in cui lavorano, così come lo sono le idee di coloro che vengono a lavorare da noi dopo aver lavorato in altre aziende. Questi sono contributi e occasioni che si producono tramite lo scambio culturale, più che attraverso l’organizzazione del lavoro, e sono importanti per la crescita sia professionale sia intellettuale.

Lei notava che qualche collaboratore non coglie l’occasione di un’interlocuzione che gli viene offerta nella vostra azienda, ma può accadere che fra vent’anni una persona che ha lavorato con voi soltanto una settimana ricordi una parola ascoltata in una riunione: non si può sapere quali siano gli effetti delle occasioni d’incontro…

Capita anche a me di ricordare all’improvviso parole o frasi ascoltate tanti anni fa a un convegno, durante una conversazione o un litigio, e di fare connessioni che nell’attuale mi tornano utili per completare un ragionamento. Quindi diventa l’occasione della valorizzazione di qualcosa accaduto vent’anni prima, che era in qualche cassetto della memoria e che improvvisamente si apre.


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