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SENZA LA PAROLA, LA BARBARIE | La città del secondo rinascimento

SENZA LA PAROLA, LA BARBARIE

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Qualifiche dell'autore: 
presidente di S.E.F.A. Holding Group Srl, Sala Bolognese (BO)

Quella in atto fra oriente e occidente non è una guerra fra civiltà: consente di constatare come la civiltà non sia confinabile in un luogo, come crede chi vuole il conflitto, ma sia invece civiltà della parola. Questa civiltà non colpisce e non distrugge perché non ha il nemico davanti, è civiltà della costruzione, è civiltà per la vita. La siderurgia dà un apporto alla civiltà della parola e il vostro Gruppo è proteso alla fornitura di materiali ferrosi e acciai per costruire macchine sempre più performanti, essenziali alla modernità e alla civiltà del fare. In quali termini lei constata l’apporto della parola nella sua pratica?

L’impresa dà un apporto essenziale alla civiltà, ben oltre i conflitti che possono intervenire nei rapporti umani, perché è costituita dall’incontro, dalla discussione partecipata intorno a progetti e a obiettivi da raggiungere. L’impresa trova la ragione della sua esistenza nello scambio di parola: senza la parola non è possibile concludere e raggiungere risultati. In un’azienda come la nostra il risultato economico è importante, ma lo è ancora di più quello tecnico, come avviene, per esempio, quando siamo chiamati a risolvere i problemi delle aziende clienti che i nostri venditori ci pongono quotidianamente e che sono frutto del dispositivo di parola instaurato con il cliente. Il nostro patrimonio di esperienze è costituito da un palinsesto di tante parole, quasi come fossero una miriade di piccole celle. Questo patrimonio di parole e d’intelligenza, di cultura e di storia ci ha consentito di giungere al profitto.

Il cliente si rivolge a noi perché ne avverte la portata. Anche se spesso è molto esperto nella progettazione, nella scelta dei componenti o nel funzionamento dei suoi macchinari, nella sua ricerca industriale il cliente utilizza materiali di cui S.E.F.A. conosce la composizione metallurgica specifica per risolvere i suoi problemi legati al funzionamento effettivo e non ideale del suo progetto. E proprio nelle fasi della progettazione e della produzione intervengono la cultura e la parola del suo distributore S.E.F.A. I nostri acciai sono oggi determinanti per il benessere dei cittadini e si combinano con il nostro patrimonio di esperienze costituito dallo scambio di parole, quello che consente di risolvere i problemi e di produrre innovazione, rendendo l’impresa un valore assoluto della civiltà.

In Italia abbiamo una sensibilità a questa civiltà perché è stata tramandata in anni di storia, grazie al contributo di parola di altri che sono venuti prima di noi e hanno ragionato, scambiato parole, idee e progetti, facendo ipotesi e rischiando con le proprie mani. Anche noi, in S.E.FA., non avremmo ottenuto risultati se non avessimo accettato questo scambio di parole.

La portata della parola non è inscrivibile in schemi finalizzati agli standard, istituiti proprio per togliere la sua particolarità. Ecco perché l’incontro con il cliente esige i dispositivi della parola, dispositivi non standard. Il brainworking interviene nel processo di valorizzazione dell’esperienza della parola, che costituisce il patrimonio immateriale dell’impresa…

Il nostro patrimonio di esperienze è costituito anche dall’incontro con i clienti di cui ci siamo accollati le difficoltà e talvolta le sconfitte: anche queste ultime hanno dato un contributo alla nostra storia e sono state utili per ulteriori prove. Fare impresa vuol dire soprattutto assumere i problemi degli altri. Se non avessimo attraversato ciascuna delle questioni che ci sono state poste, oggi non avremmo un partner come UDDEHOLM che ci conferma da decenni l’esclusiva della distribuzione. Il nostro partner non è coinvolto in questa terribile guerra, ma, grazie alle sue necessità di produttore e alle nostre di distributore, in questo periodo i nostri dispositivi di parola si sono rafforzati, inaugurando nuovi canali di vendita. Ma la nostra alleanza è stata rinsaldata anche dal fatto che le imprese clienti stanno apprezzando il vantaggio di avere un distributore come UDDEHOLM, che garantisce la qualità delle produzioni anche in una fase in cui è grande la difficoltà di reperire acciai. Inoltre, la continuità della fornitura ha il vantaggio di mettere in rilievo lo sviluppo tecnologico del nostro partner siderurgico: benché in questi frangenti ci sia chi prospera producendo acciai da cannone, l’avanzamento tecnologico non può fermarsi per chi, come UDDEHOLM, produce acciai rivolti alle necessità della vita civile e al benessere dei cittadini. Non a caso ci stanno rivolgendo un certo interesse anche nuovi clienti. Non dobbiamo dare per scontato, infatti, che l’acciaio sia disponibile in futuro, quando ne avremo bisogno. Se oggi fosse ancora operativa ILVA, con i suoi 25 milioni di tonnellate di produzione di acciai vari, potremmo essere un paese quasi autosufficiente. Invece, siamo costretti a importarli da paesi in guerra, generata proprio per l’accaparramento di preziose materie prime, ancora prima che per cancellare intere popolazioni. L’Ucraina rappresenta una vasta area ricchissima di metalli, di leghe, di litio, ma anche di terre rare, di carbone, di nichel e non solo. Ammazzarsi per un pezzo di pane è diverso che farlo per un chilo di litio o per un quintale di carbone. In Ucraina sta succedendo che le materie prime, le ricchezze della terra siano diventate indice dell’inciviltà tra i popoli. Un’acciaieria come quella di Mariupol, la sua tradizione storica di esperienze degli uomini che l’hanno costruita, non si ricostruisce il giorno dopo il suo bombardamento. Oggi noi dovremo produrre senza il contributo della sua civiltà.

La situazione che stiamo vivendo nella siderurgia è molto, molto delicata. Dispiace che la maggioranza dei cittadini di questo paese non sappia di cosa parliamo noi imprenditori. Rispetto a quanto sta accadendo, mi lascia sgomento l’ignoranza e il dare per scontato da parte della popolazione che tutto sia disponibile comunque. E m’inquieta l’accettazione della non chiarezza dell’informazione da parte di molti media che si uniformano all’indifferenza verso la civiltà della vita: se vogliamo produrre le batterie al litio, i pannelli solari, attuare la transizione ecologica, dobbiamo sapere che tutto passa da questa guerra. La questione non è chiedersi se avremo disponibilità di materie prime o no dopo la guerra. Se non s’instaurasse la civiltà della parola temo che avremo la barbarie.

Sarebbe il trionfo della civiltà tanatologica anziché della civiltà della parola. La vostra guerra quotidiana è guerra di parola, attraverso la parola dei vostri venditori orientata a costruire e non a distruggere il presunto nemico…

L’impresa è l’esaltazione della democrazia. Le nostre sono civiltà libere, costituite da cittadini che possono informarsi, che hanno la possibilità di andare oltre i luoghi comuni. Il valore della parola nell’impresa è notevole, perché l’imprenditore non assume l’impegno soltanto verso se stesso, ma anche verso gli altri, tendendo al miglioramento delle loro condizioni. I cittadini possono godere, per esempio, anche di tempo libero grazie all’apporto dell’impresa alla comunità.

La nostra testimonianza ci consente di risultare ai nostri clienti riferimento sicuro della cultura manifatturiera nella metallurgia e sempre disposti ad accogliere tutte le sue evoluzioni tecnologiche. La nostra testimonianza è quotidiana: ciascuna mattina andiamo in reparto e facciamo in modo che il caporeparto e l’operaio, l’operaio e lo spedizioniere comunichino in un costante scambio di idee e di informazioni che escludono il rimando. È davvero essenziale che ciascuno viva l’azienda con responsabilità globale, non delegando all’altro ma partecipando e assumendo la scommessa dell’impresa. Partecipare, quindi, vuol dire anche dare testimonianza di ciò che stiamo facendo.

Nelle aziende di grandi dimensioni sono assunti impiegati con il compito specifico di eseguire le procedure, in modo da assicurare efficienza e la soluzione dei problemi che intervengono. Ma spesso accade che le procedure siano intese come automatismi che negano la parola e non consentono di valorizzare il patrimonio dell’azienda…

Se le procedure sono supportate dallo scambio di parola e dalla relazione tra tutti gli addetti e i settori dell’azienda, non tarderanno ad arrivare i risultati. Se si pretende di applicare le procedure senza la parola, poi i risultati non saranno raggiunti. Nelle nostre aziende, per esempio, chi lavora il titanio deve attenersi in modo rigoroso alle procedure, soprattutto nelle produzioni civilistiche, come sono aerei, implantologia medicale, strutture avanzate di racing e di packaging e altre. Ma lo scambio delle esperienze attraverso la parola è fondamentale, per questo noi facciamo in modo che partecipino a riunioni comuni i venditori di ciascuna delle nostre diverse società. La competenza non è un compartimento stagno, ma è tale perché procede secondo l’integrazione di ambiti differenti, esige cioè l’intelligenza della parola.


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