Bruno Conti

  • Dal 1978 a oggi, S.E.F.A. Acciai, società del Gruppo S.E.F.A., ha selezionato partners e acciaierie fra le più qualificate a livello mondiale, nei settori degli acciai comuni, degli stampi e utensili, e delle leghe metalliche, prodotte secondo le principali normative europee, qualificando il Gruppo al punto da essere considerato un modello di riferimento anche in altri paesi. L’avanzamento tecnologico dei vostri servizi, la continuità e la qualità delle collaborazioni avviate in questi anni vi consentono di lanciare nuove sfide. Quanto ha inciso nel vostro itinerario l’ambizione?

  • Il Gruppo S.E.F.A. Holding, leader nella distribuzione di acciai speciali e da utensili e titanio, in questi anni ha dato un grande contributo alla costruzione della città, anche facendo appello, dalle pagine di questo giornale, all’esigenza di rilanciare il manifatturiero italiano. Oggi, in un’Italia in cui la produzione industriale risulta sempre più in calo, è ancora possibile dare un messaggio che favorisca la scommessa nella manifattura da parte delle nostre imprese?

  • La battaglia di civiltà oggi in Italia esige una politica industriale che favorisca l’apertura di nuove imprese e il rilancio di quelle che hanno tenuto durante la crisi economica degli anni scorsi. Da dove occorre incominciare?

  • Il dibattito sul futuro della siderurgia in Italia e in Europa, suscitato dai casi Lucchini e Ilva, negli ultimi anni ha posto l’attenzione sull’opportunità d’investire in tecnologie green come quelle che utilizzano forni elettrici a gas naturale per le lavorazioni dell’acciaio cosiddetto pre-ridotto (depurato dalle impurità). All’estero, intanto, resta la quasi indifferenza delle multinazionali del settore che hanno sedi in paesi dove la salvaguardia dell’ambiente non è ancora una priorità nelle politiche di produzione. La trasformazione in atto nel siderurgico, che in Italia conta la

  • Con un investimento di quasi 2 milioni di euro, Sefa Acciai scommette ulteriormente nel mercato siderurgico. Eppure, in questo momento il settore è in difficoltà, come più volte lei ha constatato sulle pagine della “Città del secondo rinascimento”. Perché è importante investire ora?

  • Sin dalla prima metà del XIX secolo l’industria siderurgica è stata il motore dello sviluppo economico del paese, che nel 1950 contava 210 aziende nel settore per un totale di oltre duecento stabilimenti. Attraverso la sua testimonianza, negli scorsi numeri della rivista, abbiamo esplorato le immense implicazioni della siderurgia nella vita dei cittadini. Ma oggi la siderurgia è ancora un indice di sviluppo dell’Italia?

  • In questo numero apriamo il dibattito sul vento della salute che l’impresa ha la chance di offrire al paese. Qual è la sua testimonianza in oltre quarantacinque anni di attività nel settore siderurgico, che tanto ha contribuito all’avanzamento industriale, oltreché civile, dell’Italia?

  • Nella costruzione della città del secondo rinascimento è essenziale rilanciare il valore della produzione, che è intellettuale nella misura in cui procede dalla mano. La sua testimonianza ha sempre rilanciato il valore della manifattura in Italia e nel pianeta, ma com'è cambiata negli ultimi anni la geografia del manifatturiero nella siderurgia e nell'acciaio in particolare?

  • Nel dibattito che avviamo in questo numero della rivista, ospitiamo testimonianze di imprenditori che constatano l’intervento della mano intellettuale nelle eccellenze del manifatturiero italiano. In che termini il vostro intervento è nell’ordine della mano intellettuale?

  • Da anni lei si batte per promuovere e valorizzare la cultura della meccanica che ha portato il paese a essere uno fra i più industrializzati del mondo e ad avere un’elevata qualità della vita. Nell’era digitale, perché occorre investire con decisione nel manifatturiero e nella meccanica in particolare?