Michele Gatti

  • Pur riconoscendo il valore aggiunto che in una società civile ha la pubblica amministrazione, non possiamo negare l’indifferenza che a volte constatiamo verso le esigenze delle imprese, soprattutto verso le piccole e medie aziende. E siamo fortunati se questa indifferenza non si tramuta in contrasto: mettere il bastone fra le ruote, purtroppo, è un’attività che troppo spesso in Italia è esercitata da una burocrazia sorda e ignara delle difficoltà che noi piccoli imprenditori dobbiamo affrontare nel mare magnum del mercato, sempre più globale, sempre più incerto e in balia degli umori dei “

  • Nello stesso periodo in cui è nata la Gape, alla fine degli anni sessanta, è nata una miriade di piccole aziende produttrici di stampi per ceramica. Oggi se ne contano soltanto una ventina e la Gape Due è la più grande in termini sia di fatturato sia d’importanza. Quanto è stato importante per la vostra riuscita l’apporto dei collaboratori, oltre che dei clienti e dei fornitori? In cinquantun anni di attività ho sempre considerato essenziale alla riuscita il coinvolgimento dei collaboratori nel progetto e nel programma dell’impresa. Come ciascun imprenditore può constatare nella

  • Gape Due, da oltre mezzo secolo, si adopera per portare ventate di novità nella produzione di piastrelle, lungo un processo di ricerca e innovazione costante. Quando è incominciata la svolta che ha dato maggiore impulso alla vostra crescita? Nei primi anni novanta, quando abbiamo avviato la progettazione di nuovi stampi “a trasferimento”.
    Sono stati anni irripetibili: un’innovazione e una ricerca incessanti, che solo chi l’ha vissuta può capire. È stato un miglioramento crescente a tutti i livelli sia per l’indotto sia per le industrie ceramiche.

  • Cinquant’anni di attività senza mai fermarsi, scoraggiarsi, arretrare di un passo, sono motivo di orgoglio per noi, ma anche qualcosa che vogliamo condividere con tante persone. Per primi, tutti coloro che, a vario titolo e in qualunque momento durante questi cinquant’anni, hanno lavorato con Gape Due.
    Ho la fortuna di aver dato vita e seguito personalmente, ciascun giorno, questa azienda e posso davvero essere fiero di avere trovato collaboratori validissimi, lavoratori di grandi capacità e intraprendenza.
    Ciascuno di essi ci ha dato qualcosa di importante, ha arricchito Gape

  • Il distretto ceramico più avanzato del pianeta, quello di Sassuolo, deve molto al contributo dei fornitori che, come Gape Due, da oltre mezzo secolo si adoperano per mettere al servizio della produzione di piastrelle e delle tendenze moda le tecnologie più moderne, lungo un processo di ricerca e innovazione costante. Se al loro sorgere le fabbriche del comprensorio avevano l’officina interna, alla fine degli anni quaranta incominciarono a rivolgersi a officine specializzate nella costruzione di stampi, che da semplici componenti meccanici divennero presto protagonisti della “formatura”

  • Quest’anno Gape Due Spa celebra il cinquantenario dell’attività e oggi, fra le venticinque aziende produttrici di stampi per ceramica rimaste nel comprensorio di Sassuolo, è la più importante in termini di fatturato, dimensioni e qualità riconosciuta dai clienti. Ma chi lavora in azienda da poco forse pensa che sia sempre stata così…
    Addirittura, c’è chi crede che io l’abbia ereditata da mio padre.
    Invece, come lei ha accennato nella precedente intervista, tutto incominciò nel 1967, quando due giovani, lei e Domenico Pellacani, si misero in proprio, dopo aver lavorato

  • All’edizione 2016 del Tecnargilla (il più importante salone internazionale delle tecnologie e delle forniture all’industria ceramica e del laterizio), la Gape Due Spa ha presentato ancora una volta innovazioni che la situano in testa al settore degli stampi per ceramica. Oggi è alla soglia dei cinquant’anni di attività, ma com’è nata questa realtà che contribuisce all’eccellenza e allo stile delle piastrelle made in Italy in tutto il mondo?
    Nel 1967, con il mio ex socio, dopo avere lasciato il lavoro dipendente, abbiamo avviato l’attività nel garage di mio padre. All’epoca le