Nerio Checchi

  • Voi operate nel settore agroalimentare attraverso la progettazione e la costruzione di macchine agricole per il trapianto di piante orticole e la vostra azienda è stata ritenuta strategica per assicurare la fornitura delle derrate alimentari nei giorni cruciali della pandemia. Come avete gestito l’emergenza della produzione? Noi abbiamo continuato l’attività senza interruzioni. Tuttavia, dopo le prime settimane della “fase uno”, in cui il codice identificativo della nostra attività economica (Ateco) era menzionato fra quelli delle imprese ammesse a restare operative, all’improvviso

  • Quando il cliente acquista una trapiantatrice come quelle di vostra produzione non acquista soltanto una macchina agricola a marchio Checchi e Magli, ma l’esperienza di un’azienda italiana leader nella costruzione di macchine agricole, che ha chiuso il 2019 con il 90 per cento di export in oltre settanta paesi nel mondo.
    Dopo l’emergenza da Covid-19, l’interlocuzione con i clienti di altri paesi esige un rilancio ulteriore. Come può avvenire? Noi progettiamo più di 200 modelli differenti di macchine agricole, che produciamo con innumerevoli varianti. Per noi oggi è

  • Fondata nel 1976, la sua azienda è leader mondiale nella produzione di macchine trapiantatrici di ortaggi, tabacco e vivai, con una quota export stabile attorno all’80 per cento. Quanto ha inciso nella produzione delle vostre macchine agricole operare in un territorio fortemente vocato alla manifattura? Avere la sede in Emilia Romagna, nella provincia di Bologna in particolare, e quindi conoscere le potenzialità della miriade di imprese che operano attorno alla nostra, ci ha consentito di dedicare gli investimenti e il nostro tempo alla progettazione e alla produzione di prototipi