Ho contribuito a finanziare la pubblicazione del libro Il martello delle streghe. La sessualità nel transfert degli inquisitori (Spirali) perché ritengo che l’intolleranza riservata da questo manuale alle donne accusate di stregoneria e agli eretici sia il modello di un’intolleranza che ancora oggi si riscontra nei confronti non soltanto delle donne, ma anche di chi avvia nuove imprese.
Mi piacerebbe chiedere a ciascuno di voi, uomini e donne, di dirmi se avete trovato difficoltà nell’avvio o nel proseguimento della vostra impresa e in che misura queste difficoltà dipendevano dal sesso o da altri pregiudizi. Nel mio caso, per fondare la mia impresa in ambito educativo, il Giardino del Tempo, mi sono imbattuta in ostacoli frapposti da vari interlocutori, per esempio, durante la ricerca di un locale in cui aprire l’asilo nido: sembrava impossibile trovarlo, sia perché alcuni proprietari affittano soltanto a italiani sia perché alcuni credono che i bambini distruggano tutto. Per questo ho dovuto costituire il mio primo asilo nella mia villetta, grazie anche alla comprensione di mio marito.
E allora mi sono chiesta come mai nella mia città, Bologna, dove vivo da trentacinque anni e che è aperta e accogliente, esista questa repulsione verso i bambini. Non solo: scopro che disturbano anche gli anziani e le donne! Sembra una città che privilegia soltanto adulti in età da lavoro, meglio se dipendenti. Ma un giovane come fa ad avviare un’impresa in modo in dipendente se non può o non vuole chiedere aiuto alla famiglia? Forse per questo i giovani trovano più risposte all’estero.
Per fortuna, nel mio caso le famiglie che portavano i figli al Giardino del Tempo erano molto contente e facevano il passaparola con amici e conoscenti, per cui, dopo un anno dall’apertura, c’erano trenta famiglie in lista d’attesa per un posto libero. Eravamo nel 2020, durante il periodo del Covid, e le richieste continuavano ad aumentare. Soltanto dopo quattro anni ho trovato un’altra struttura disponibile ed è arrivata una svolta inaspettata: sono riuscita a prendere in affitto una seconda villetta. Anche questa struttura ora ha una lista d’attesa di genitori che vogliono iscrivere i propri figli al Giardino del Tempo non appena si libera un posto. Ora siamo alla ricerca di ulteriori locali per aprire la terza struttura per bambini.
Dopo più di vent’anni di lavoro come educatrice dipendente a Bologna e provincia, ho proseguito in proprio e constato che sono ancora molti i tabù nel campo educativo che persistono negli asili nido: per esempio, ai bambini non si parla mai di soldi, viene privilegiata la condivisione dei giochi, vengono prese decisioni sulla loro educazione usando la tecnica dell’osservazione e non l’ascolto. Nel campo pedagogico si utilizzano slogan accattivanti che mirano a guidare il bambino nella direzione in cui è stato già stabilito che deve andare, secondo l’approccio: “Ti prendo per mano, ti educo ai sentimenti, ti insegno cosa sono le emozioni” e altro ancora. E la giornata del bambino si basa sulle cosiddette routine, in modo che si abitui a vivere secondo schemi comportamentali precostituiti, perché c’è l’idea che il bambino abbia paura dell’ignoto.
Questa è la nuova inquisizione, che deve spiegare tutto, ovvero spiegare come inscrivere la vita nelle convenzioni anziché promuovere la curiosità e la ricerca libere.
E che dire anche dell’educazione sessuale? Questa educazione è strutturata in modo da controllare la sessualità, come già scriveva Sigmund Freud. La strabordante diffusione di questa “educazione” forse avviene perché il compito della Chiesa di gestire la sessualità ha esaurito il proprio effetto?
Da quando è stato avviato il dibattito intorno alla figura professionale dell’educatore, nello scorso secolo (per inciso: mi sono laureata nel primo corso universitario specifico, inaugurato a Bologna) mi sono chiesta se il bambino nasca già “maleducato”. Perché, tutt’a un tratto, si pone la necessità di approntare un sistema dell’educazione, quindi caratterizzato da canoni dell’educazione, anziché lasciare libera la ricerca? Nel mio fare quotidiano con i bambini annoto che essi imparano giocando con gli altri bambini. L’educatore può cogliere l’occasione per avviare dispositivi con ciascun bambino e divenire un interlocutore prezioso, senza la necessità di dover professare alcuna verità precostituita.
Oggi accade di sentire che bambini di pochi mesi siano già seguiti da vari professionisti del settore sanitario per presunti problemi nutrizionali (“mio figlio non mangia” o “mangia troppo”), del sonno (“mio figlio non dorme” o “dorme troppo”) oppure per cosiddetti problemi comportamentali: “mio figlio non si comporta in modo adeguato”, oppure: “mio figlio potrebbe essere affetto da iperattività”. Oppure il bambino è inteso come “pestifero” (ecco una forma di demonizzazione) o è considerato “autistico” o, ancora, gli vengono attribuiti “disturbi di apprendimento” o di linguaggio. Accade che si utilizzino varie “etichette” per marchiare il bambino come “disturbato”. Ma queste etichette, una volta appiccicategli addosso, lo avviano a entrare in circuiti da cui poi è molto difficile uscire.