Skip to content
Menu

COME INTEGRARE ATTIVITÀ DI IMPRESE DIFFERENTI

amministratore unico di DIGIM Srl, Bologna

Lei opera in due città che sono strategiche per la logistica del nostro paese e dove s’intersecano lingue e storie differenti, Trieste e Bologna. Inoltre, la sua esperienza imprenditoriale si svolge nell’integrazione fra attività di imprese, di cui lei è cofondatore, che operano in settori diversi. Oggi lei può dare testimonianza di come, lungo questa integrazione, ciascun aspetto del suo itinerario si rivolge alla qualità. Com’è
incominciato il suo viaggio?

Attualmente la mia attività si svolge in prevalenza in due settori, quello della torrefazione di caffè, nella società di cui sono socio fondatore a Trieste, Antica Tostatura Triestina Spa, e quello sanitario, nell’ambito di uno fra i primi centri a livello internazionale che operano nel campo
della medicina e della biologia della riproduzione, il S.I.S.Me.R., con sede a Bologna.

La mia esperienza nel caffeicolo nasce dalla scommessa che ho assunto a ventidue anni, grazie all’intraprendenza e alla lungimiranza di mio padre, che, nel 1980, mi ha offerto l’occasione di entrare nel commercio di caffè crudo. Io seguivo tutto il processo di importazione, che va dall’approvvigionamento dai coltivatori al trasporto su container in nave, fino all’arrivo a destinazione, quasi sempre a Trieste, da dove poi la merce viene rivenduta ad altri broker oppure al torrefattore. Il torrefattore confeziona il caffè e lo vende ai clienti dell’Ho.Re.Ca., acronimo di hotel, restaurant e café, e alle catene della GDO, ovvero della grande distribuzione organizzata.

Trieste è una città crocevia di culture e di attività economiche, con un porto molto importante già durante i traffici commerciali dell’impero
austro-ungarico. Inoltre, essendo a Nord Est, era alla confluenza di tutte le rotte delle merci provenienti dall’Oriente che avevano sbocco nel
Nord Italia e in tutta Europa. Trieste è anche famosa per il caffè: è stata l’unica sede in Italia e fra le tre in Europa ad avere la borsa merci del
caffè. Oggi, le borse più importanti sono a Londra, dove viene quotata la qualità di caffè Robusta, e a New York, dove viene quotata l’Arabica.
Seguire la filiera della produzione di caffè è un’attività molto formativa, che richiede anche una buona dose di rischio, proprio perché il caffè,
essendo quotato in borsa, è sensibile alle oscillazioni del mercato. La capacità del trader è quella di capire se e in che misura i prezzi subiranno variazioni, che possono essere causate anche da fattori ambientali, oltre che dalle speculazioni di mercato. Se, per esempio in Sud America, quindi in Brasile o in Colombia, che sono fra i maggiori produttori di caffè, si verificano delle gelate che rovinano i raccolti, è evidente che poi il prezzo del caffè aumenterà in funzione della minore disponibilità sul mercato.

Il rilancio della mia esperienza nel settore è avvenuto qualche anno più tardi. Nel 1987, infatti, ho incominciato a investire in una piccola torrefazione, Antica Tostatura Triestina, diventando produttore di caffé in società con un amico che aveva una storia molto particolare. Si chiama Alessandro Hausbrandt e la sua famiglia è stata la proprietaria di una torrefazione molto nota nel Triveneto e una delle prime in Italia, da cui poi sono derivati anche altri produttori, come Illy, per esempio. Quella piccola torrefazione, che nel 2000 ha trasferito la sede a Trieste, mantiene ancora oggi standard qualitativi elevati, proseguendo l’arte manifatturiera del caffè di buona qualità.

Ma poi lei ha investito anche a Bologna…

Mio padre, Lamberto Gianaroli, professore e ostetrico ginecologo, negli anni cinquanta aveva fondato con altri quattro soci la casa di cura Villa Regina. La sua spiccata capacità imprenditoriale, dote non comune fra i medici, è stata motivo di emulazione per me e per mio fratello, Luca Gianaroli, che, specializzato in medicina della riproduzione dai primi anni ottanta, nel 1994 ha fondato con me il primo ambulatorio italiano day surgey de dicato alla riproduzione assistita, il SISMeR., Società Italiana Studi di Medicina della Riproduzione. A Bologna, città dove c’era un distretto di ricercatori nella fecondazione, abbiamo inaugurato questa struttura all’avanguardia per l’epoca, dove si continuano a studiare i problemi legati alla fecondazione tramite le tecnologie di procreazione medicalmente assistita (PMA).

La fecondazione assistita è una branca della medicina in cui Luca Gianaroli, già presidente della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE) e
direttore scientifico di IIIRM SA a Lugano, nel corso della sua carriera professionale ha svolto un’intensa attività accademica in diverse università in Italia e all’estero.

Quanti bambini avete contribuito a far nascere?

È una grande soddisfazione poter dire che abbiamo contribuito alla nascita di migliaia e migliaia di bambini in Italia. Oggi S.I.S.Me.R.,
che dallo scorso anno ha una nuova compagine sociale, offre servizi di fertilità e di genetica ed è centro di PMA di III livello, riconosciuto
internazionalmente come struttura privata di eccellenza nel campo della medicina e della biologia della riproduzione. L’attività di laboratorio è, infatti, importantissima per lo studio della fertilità femminile e di alcuni aspetti di quella maschile. Ma oggi anche nel settore pubblico non mancano laboratori validi nella ricerca sulla fecondazione medicalmente assistita, anche se hanno liste d’attesa con tempistiche diverse.

Con la vostra impresa avete contribuito al dibattito in Italia sulla feconda zione medicalmente assistita, ma sono ancora molti gli italiani che si recano all’estero, per esempio in Spagna, per accedere a tecniche di fecondazione che in Italia sono soggette invece a maggiori vincoli. Perché avviene questo?

All’estero le normative garantiscono libertà nella ricerca, ma soprattutto consentono di conservare un numero maggiore di embrioni, in modo da offrire più probabilità di successo. Questo approccio favorisce l’emigrazione di coppie verso tali paesi. Sarebbe auspicabile, invece, approntare una normativa comune europea, anche perché ciò che è vietato in Italia poi si può fare a poche centinaia di chilometri dai nostri confini.

Il contributo di strutture private come S.I.S.Me.R. è di favorire il più possibile la creazione di famiglie anche attraverso la fecondazione assistita. S.I.S.Me.R. dispone anche della banca degli embrioni, dove per qualche anno gli embrioni creati tramite la fecondazione medicalmente assistita sono congelati in azoto liquido a una temperatura di -196°C. È evidente che questa tecnologia scientifica comporta enormi vantaggi in prospettiva anche per il paese. E in questo senso è importantissimo sostenere la libertà di ricerca.

Quali sono le acquisizioni della sua esperienza in settori così differenti?

L’integrazione fra l’esperienza acquisita nel commercio e nella produzione di caffè e l’attività di gestione amministrativa e finanziaria della
struttura sanitaria che ho cofondato mi consente di fare comparazioni fra modelli differenti di impresa, che, anziché limitare la professionalità di un’attività a scapito dell’altra, possono invece agevolare ciascuna di esse, perché promuovono un approccio globale ai problemi. Questo vale soprattutto nel caso di imprese di piccole e medie dimensioni, che necessitano di una gestione accorta dei costi e la ricerca e lo sviluppo costituiscono voci di bilancio molto importanti. Nella mia pratica, infatti, spesso i parametri dell’attività industriale nel caffeicolo sono traslati nella gestione dell’attività medico scientifica. In prospettiva, l’integrazione fra industria e scienza sarà sempre maggiore nelle imprese dell’avvenire. Se parliamo di AI, per esempio, è evidente che in ogni tipo di attività, anche quella manifatturiera, le nuove tecnologie e la ricerca assumeranno interesse sempre maggiore. Quindi, l’avvenire di tutti i settori produttivi sarà costituito sempre più dall’integrazione di approcci differenti.

 

Avviso sui cookie di WordPress da parte di Real Cookie Banner