In un momento in cui le impennate dei costi dell’energia stanno diventando sempre più frequenti, anche a causa delle crisi geopolitiche che interessano tutti i paesi industrializzati, l’efficienza energetica degli impianti termici e di condizionamento degli edifici è un tema centrale, che trova una risposta efficace nella building automation.
Inserendovi in questo solco, avete inventato e brevettato il rivoluzionario dispositivo Black Box, “la scatola nera dell’energia”. Come nasce questa idea?
Black Box è nata da una collaborazione e soprattutto da un problema concreto che ci era stato posto da un potenziale cliente. All’inizio della nostra attività ci occupavamo principalmente di monitoraggio energetico. Quando siamo andati a incontrarlo, ci ha raccontato la sua difficoltà: doveva gestire circa duecento centrali termiche per un consorzio di comuni, con quattro persone che si alternavano durante la giornata solo per accendere e spegnere gli impianti. La sua domanda è stata molto diretta: “È possibile automatizzare tutto questo in funzione del meteo, evitando sprechi e riducendo il personale?”. Da lì è partita l’idea.
Quindi il cuore del sistema è l’integrazione con le previsioni meteo?
Esattamente, ma con un approccio diverso rispetto al passato. Già negli anni ottanta esistevano sistemi che utilizzavano dati storici meteorologici per ottimizzare gli impianti. Il problema è che oggi il clima è molto più imprevedibile: basarsi sullo storico significa rischiare errori anche gravi.
Noi abbiamo sfruttato le tecnologie più recenti, in particolare internet e lo scambio dati in tempo reale. Abbiamo coinvolto il centro meteorologico che all’epoca si chiamava Epson Meteo – noto per le previsioni su Mediaset – e abbiamo costruito un dispositivo in cui un sensore installato sull’edificio rileva la temperatura esterna e invia i dati al centro meteorologico, che li elabora insieme alle altre centraline territoriali, così noi riceviamo previsioni aggiornate continuamente. Su questi dati abbiamo costruito algoritmi proprietari: il sistema “decide” se far funzionare o meno l’impianto. Se, per esempio, è previsto che tra dieci minuti la temperatura esterna salirà, l’impianto non parte. Così si eliminano funzionamenti inutili.
Che tipo di risultati si ottengono?
Può sembrare strano, ma non lo è affatto: mediamente parliamo di un risparmio del 30%. E oggi, con il costo dell’energia, è un dato molto significativo.
Vale sia per l’elettricità sia per il gas?
Sì, è un principio generale che vale per qualsiasi impianto.
Come funziona il modello economico del servizio?
Oltre all’installazione, proponiamo un canone annuale per gestire flussi di dati continui, manutenzione e controllo del dispositivo. Ma è importante chiarire subito che il costo è assolutamente modesto rispetto al risparmio generato. Non si avvicina nemmeno lontanamente a quel 30%.
Avete brevettato anche la tecnologia?
Sì, ma con una scelta particolare: il brevetto è personale, intestato ai soci di BlackBox Green e all’amministratore delegato del centro meteorologico. Siamo in quattro.
L’iter è stato complesso e lungo, ci sono voluti circa venticinque mesi: ci siamo dovuti confrontare con brevetti precedenti di colossi come Honeywell, Samsung e Mitsubishi, ma abbiamo dimostrato che il nostro approccio era più innovativo, e alla fine il brevetto è stato concesso.
Nel frattempo, però, non potevamo commercializzare nulla, quindi abbiamo sfruttato quel periodo per fare test negli edifici pubblici: uffici postali, banche, scuole. I risultati sono stati persino superiori alle aspettative. Poi, però, è arrivato il Covid e ci ha fermati per un altro anno e mezzo. Di fatto, quindi, siamo sul mercato da soli tre anni. Abbiamo scelto di partire con clienti importanti, per costruire referenze solide, anche se questo ha rallentato la diffusione del dispositivo.
Abbiamo applicato il protocollo internazionale Evo IPMVP e abbiamo lavorato, per esempio, con Generali a Milano e con McDonald’s in varie sedi della Lombardia. Un caso significativo è stato quello dei grattacieli di MAIRE a Porta Garibaldi, sempre a Milano, che ci ha messo dinanzi a una sfida importante, che abbiamo accettato. Il cliente ci ha proposto un accordo molto chiaro: pagamento immediato, ma restituzione totale se non avessimo raggiunto almeno il 10% di risparmio; sopra il 15%, invece, ci avrebbe riconosciuto un premio. Abbiamo superato il 15% e ottenuto il premio ed è stata una grande soddisfazione, anche perché poi siamo stati invitati a raccontare l’esperienza all’AiCARR di Milano insieme al cliente.
Non è semplice competere con grandi player internazionali come Siemens, Schneider, Honeywell, però sul sistema meteopredittivo applicato agli impianti di climatizzazione abbiamo una protezione brevettuale internazionale: Europa, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Negli USA il brevetto è arrivato in soli cinque mesi, un caso raro per un’azienda italiana. Questo ci ha aperto alcune opportunità, anche se entrare in quel mercato richiede partner locali solidi.
State cercando investitori e partner?
Sì, ma con difficoltà. Paradossalmente, nonostante il tema energetico sia centrale, non siamo riusciti a trovare supporto né in Italia né in Europa. Eppure, il nostro dispositivo è semplice da installare, considerando che non sostituiamo nulla e ci integriamo con l’esistente. In una settimana – spesso anche in un giorno – è operativo e produce subito risparmio, documentabile in tempo reale.
A proposito di tempo reale, abbiamo introdotto una novità anche nella misurazione dei risultati: prima, per certificare il risparmio, bisognava alternare giorni in cui il sistema era acceso con altri in cui era spento, perdendo metà del beneficio. Ora siamo in grado di calcolare il risparmio mentre il sistema è in funzione. Questo ci ha permesso di fare un passo ulteriore: trasformare il risparmio in un token energetico.
Entriamo nel tema della blockchain…
Se risparmio, per esempio, il 20% su 1000 kWh, posso trasformare quel risparmio in token. Questi token diventano unità scambiabili tra i vari attori: multiutility, utenti finali, ESCO e noi come fornitori della tecnologia.
Gli smart contract automatizzano ciascun aspetto e, quando si verificano condizioni particolarmente favorevoli, i benefici vengono distribuiti. La blockchain garantisce che i dati siano immodificabili. E se questo sistema viene applicato su larga scala, su migliaia di edifici, si può aprire anche a investitori esterni, creando un vero mercato dell’energia basato sull’efficienza.
Questo si collega anche alle comunità energetiche?
Infatti. Da una parte riduciamo i consumi, dall’altra possiamo integrare la produzione da fonti rinnovabili. Stiamo lavorando su questo tema con CNA Modena, che ha già attivato una comunità energetica.
Il progetto è già operativo?
Siamo nella fase prototipale. Abbiamo definito i partner, sviluppato lo smart contract e stiamo avviando il primo condominio pilota. L’obiettivo è partire entro questa estate.
Resta però il nodo delle risorse, perché spesso i finanziamenti non coprono tutto e la parte restante ricade su di noi. La fine del Superbonus ha avuto un impatto pesante anche sul nostro settore, rallentando molti progetti.
Avete lavorato anche con le Ferrovie dello Stato…
Tramite il consorzio ELIS abbiamo sviluppato un prototipo per la ge- stione intelligente dell’acqua. Non era completamente finanziato, ma ci ha aperto un nuovo ambito e ci ha portato anche un riconoscimen- to da RFI. Ora speriamo che questa tecnologia venga messa a gara, perché le ferrovie hanno centinaia di impianti che potrebbero essere ottimizzati.
Oltre all’energia, vi occupate anche di qualità dell’aria…
Durante il Covid abbiamo sviluppato un sistema di sanificazione, Bioair, in collaborazione con un partner. È un filtro installabile nelle unità di trattamento aria degli edifici. Ha ottenuto una certificazione internazionale: elimina il 60% dei virus al primo passaggio. Considerando che l’aria ricircola più volte in un’ora, in poco tempo l’ambiente diventa completamente sanificato. In più riduce anche i VOC, cioè i composti organici volatili come formaldeide e altri gas derivanti da arredi e materiali. Oggi, finita l’emergenza sanitaria, anche questo prodotto è un po’ in stand-by. Ma resta una tecnologia pronta, con applicazioni importanti per la qualità dell’aria negli ambienti chiusi.
La vostra società, BlackBox Green, ha tante aree d’intervento – energia, aria, acqua, smart building, sicurezza e stabilità degli edifici – ma un approccio che vi distingue…
Se dovessimo definire il nostro approccio, potremmo dire che noi non sostituiamo, ma miglioriamo. Non chiediamo cambiamenti radicali, ma introduciamo intelligenza nei sistemi esistenti. E soprattutto trasformiamo un concetto spesso astratto – il risparmio energetico – in qualcosa di misurabile, immediato e, oggi, anche scambiabile.