Belief More, azienda che opera nel campo dei prodotti professionali per cute e capelli, nasce nel 2010 dalla tecnolo- gia epigenetica su cui avete scommesso lei insieme ai due soci Massimo Lorenzetti e Federico Bernardini. Oggi Belief More è leader europeo nel settore con varie collaborazioni in ambito medico e oncologico. In particolare, siete fra i fondatori del Centro di Terapie Integrate “Gli Onconauti” con sede a Bologna, che promuove l’integrazione di differenti terapie nel percorso oncologico di cura. Come è incominciata la sua ricerca nella cura di cute e capelli?
Il capello è lo specchio della salute della pelle e del corpo e noi, con Belief More, abbiamo messo a punto un protocollo di pulizia, che consente di equilibrare il microbiota della pelle del cuoio capelluto. In particolare, noi interveniamo nella pulizia dell’infundibolo follicolare, la parte più esterna del follicolo pilifero, consentendogli di espellere tutta la tossicità ivi trattenuta. Le attuali condizioni dell’ambiente, le sostanze di scarto prodotte dal corpo che possono diventare tossiche e gran parte dei prodotti della chimica cosmetica occludono l’infundibolo follicolare creando come una pellicola che riduce l’ossigenazione delle cellule.
Io ho cominciato a lavorare all’età di quindici anni, il 2 marzo 1976, come parrucchiera e a diciotto avevo già aperto un salone di proprietà, perché volevo investire in un lavoro che fosse creativo e indipendente. Ma ho inteso subito che era necessario curare la pelle per avere capelli belli e sani. Allora, ho partecipato a molti convegni di medicina aperti al pubblico e poi ho incominciato a leggere tutte le pubblicazioni scientifiche in ambito dermatologico.
Il lavoro ha sempre costituito una parte fondamentale della mia vita, perché permette di raggiungere i propri obiettivi dando anche un contributo alla comunità. Quest’anno ho compiuto cinquant’anni di lavoro e oggi sono felice di dare la mia testimonianza. Il lavoro consente di vivere, perché offre un progetto da sviluppare per la vita. Comunemente si cerca “il lavoro” nella credenza che sia qualcosa di già confezionato, ma non è così. Ciascuno si costruisce il proprio lavoro e il proprio modo di svolgerlo, man mano, nella ricerca che intraprende. Io non potrei vivere senza lavorare, perché il lavoro mi ha aiutato anche durante le fasi difficili della mia vita, nei momenti di dolore e nella malattia. Lavorare ci sottrae al pensiero circolare, che può travolgere la nostra vita, e ci consente di vivere ciascun giorno in modo costruttivo. Io non ho mai avuto paura di lavorare, anche per molte ore, e ho sempre lavorato con gioia.
E anche quando è diventata madre di due gemelli non si è fermata…
Quando sembrava che non potessi avere figli, sono rimasta incinta di due gemelli. Dovevo trasformare i “No, non si può fare” in “Sì, facciamo”. Grazie a questo approccio sono sempre stata una pioniera, non soltanto nel mio lavoro. Così, dopo dodici anni in cui avevo investito nell’attività in salone, a trent’anni ho avuto un parto gemellare. Quindi ho dovuto chiudere il negozio, perché volevo stare con i miei figli fino a quando non avessero raggiunto i tre anni di età. È stato difficile stare in casa per quattro anni e mezzo, però poi, nel 1996, mi sono messa in gioco ancora una volta e ho incominciato a lavorare come tecnico di tricologia nei saloni per parrucchieri, per conto di un’azienda specializzata in prodotti per capelli.
Ho ricominciato a lavorare perché mi sono detta: “Io non posso vivere senza lavorare”. Inoltre, mio padre mi invitava sempre a non dipendere dagli altri. Fra le persone che mi hanno insegnato il valore del lavoro vorrei citare anche Mario Ambrosini, che non mi ha insegnato soltanto a fare il mestiere di parrucchiere, ma anche ad amare il mio lavoro. È stato un grande maestro e ha avviato a quest’arte parrucchieri molto quotati. Il resto lo devo a mio padre e a mia madre, che mi hanno sempre lasciato fare.
Poi, ancora, lei ha incontrato chi, con una domanda, contribuiva a indicarle la direzione…
Nel 1997 ho incontrato una cliente che seguivo tramite la consulenza per un’alopecia totale. Era entusiasta di usare un prodotto americano e mi disse: “Non so se riavrò i miei capelli, ma ora posso sentire la mia pelle”. In quel momento ho inteso la differenza tra sentire e ascoltare. Ho subito cercato l’importatore di questo prodotto e ho incominciato a collaborare come venditore con il produttore americano. Io non avevo mai svolto l’attività di venditore, però avevo acquisito l’espe- rienza del lavoro di parrucchiere. Quell’anno ho fondato la Ombretta Vignali a Gaggio Montano, avendo due bambini e lavorando sodo. Ho avuto la fortuna di avere accanto un marito, Federico Bernardini, che mi ha sempre sostenuta, sin dal giorno in cui ci siamo incontrati.
Facevo il distributore della ditta americana che avevo incontrato lungo la mia ricerca e, poi, ho incomincio anche a tenere i primi corsi per parrucchieri. Ho aperto una sede a Modena e poi anche a Bologna, fino a quando, nel 2003 ho fondato insieme a mio marito una nuova società, la Diamante Hair Technology.
Ma, anche questa volta, cercava qualcosa in più…
E mi sono ammalata. Io non mi sono mai sentita vittima e mentre mi curavo, a Bologna, andavo poi a lavorare a Modena, perché non è che si potesse cincischiare. Il lavoro aumentava, quindi mio marito ha deciso di lasciare il suo posto di dirigente in un’altra azienda, per darmi una mano.
In quella fase l’impresa americana è stata venduta a una multinazionale, che aveva modificato le formulazioni dei prodotti tricologici che promuovevamo. E così mi sono ritrovata con un fatturato pari a zero, con due figli da crescere, una mamma con l’Alzheimer, un mutuo sulla nostra casa in costruzione e con mio marito che lavorava insieme a me. Quindi, ancora una volta ho rilanciato il mio progetto lavorando più di prima e siamo divenuti distributori di un’altra azienda. Ma non abbiamo trovato la qualità che cercavamo. Allora, insieme a un mio collega, che come noi esigeva la qualità dei prodotti da proporre ai clienti, abbiamo avviato un nuovo progetto, fra il 2009 e il 2010, anno della grande crisi. Le crisi sono sempre un’opportunità e anche in quel caso fu così per noi. La crisi finanziaria e poi economica che aveva avvolto l’Occidente ci ha consentito di avere accesso a tecnologie molto costose. Ora noi potevamo acquistare piccole quantità di prodotti epigenetici da inserire nelle nostre formulazioni.
Nel 2012, dopo aver partecipato ai primi convegni di epigenetica tenuti da medici specializzati, insieme al mio collega Massimo Lorenzetti e a mio marito abbiamo fondato Belief More, azienda produttrice e distributore di prodotti con principi attivi certificati e tecnologia mirata per il benessere di cute e capelli, frutto dell’epigenetica applicata nel campo della tricologia. In Europa siamo stati fra le prime aziende che hanno svolto ricerche epigenetiche nel settore.
I nostri detergenti per capelli dovevano avere determinate caratteristiche e pochissimi conservanti, in modo da rimuovere il sebo e le parti lipidiche ossidate, non interessando la parte lipidica che protegge la pelle, per evitare la disidratazione del cuoio capelluto. Dopo due anni e centinaia di test, siamo riusciti a ottenere formulazioni efficaci nella pulizia e nel nutrimento del cuoio capelluto.
In quali paesi oggi è diffuso il progetto di Belief More?
Noi abbiamo diversi punti vendita in Portogallo e in Austria e un distributore in Spagna e in Svizzera. La mia soddisfazione più grande è di avere svolto il mio percorso incominciando da sola e poi proseguendo con Massimo Lorenzetti, con Federico Bernardini, ai quali oggi si sono aggiunti Alberto e Matteo Bernardini. La mia grande gioia è avere realizzato questo progetto senza perdere la mia famiglia.
Oggi Belief affianca alla ricerca costante anche la formazione, tramite i corsi che si tengono nella nostra sede. Il parrucchiere che utilizza i prodotti Belief More ha una formazione garantita dal nostro marchio registrato Good Vibes Belief, che è tenuta da professionisti esperti in epigenetica, fra cui medici, ricercatori, naturopati e oncologi. L’epigenetica è la scienza che studia come l’ambiente, l’alimentazione e lo stile di vita influenzano la salute del corpo e della pelle in particolare.
Quanto hanno inciso nella sua esperienza il rigore e la follia?
Grazie alla lezione che insegna la vita della montagna ho imparato che non bisogna mai abbassare la testa. Le difficoltà si attraversano lavorando ancora di più e facendo sacrifici per proseguire nella propria scommessa.
Rigore e follia sono la condizione della riuscita, non ci consentono di abbandonarci, di sconfortarci, anche quando altri sembrano dissuaderci dal proseguire perché quanto dicia- mo non segue i canoni del sentire comune. Si può fare impresa senza rigore? Si può fare impresa senza follia? Senza rigore e follia non sarebbero nate le imprese uniche al mondo di questo paese.
Quando sono nata, i medici avevano avvertito mia madre dicendole: “Non ti affezionare alla bambina, perché non ce la farà a vivere”. Da tutti ero ritenuta una persona “fragile”. Perciò, ciascuna volta io dovevo dimostrare il contrario, lavorando il doppio degli altri. Quello che sembrava un destino assegnato è diventata occasione di rilancio in ciascuna difficoltà che la vita non mi ha risparmiato. E oggi ho contribuito a costruire una fra le più qualificate aziende d’Europa nel settore.