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CAMPAGNOLA: PRIMA IL LAVORO, POI TUTTO IL RESTO

presidente di Campagnola Srl, Zola Predosa, Bologna

Da oltre settant’anni lei ha accompagnato e proseguito l’itinerario di suo marito, Vittorio Ferretti, che ha fondato Campa- gnola, azienda leader nella produzione di attrezzature per la potatura e la raccolta in agricoltura. Il suo lavoro instancabile ha contribuito alle fortune di Campagnola, in cui oggi, insieme a sua figlia Laura Ferretti, accogliete molti giovani. Quanto è stato importante il lavoro nella sua vita?

Dico spesso ai miei ragazzi che io continuerò a venire in Campagnola finché ne avrò le forze, perché io sto bene insieme ai miei ragazzi. Ho incominciato a lavorare che non avevo ancora quattordici anni, nel 1954, quando è mancato mio padre, Girolamo Rondani. Allora mia madre, Tilde Cremonini, ci disse che poteva pagare le rette per gli studi di mio fratello soltanto, Luigi Rondani. In quegli anni, infatti, le donne potevano trovare sostentamento sicuro prevalentemente nel matrimonio. Poi, sono andata alla Dulcis, una ditta che lavorava il cioccolato in via Nosadella, a Bologna, e, dopo alcuni anni, sono stata assunta come impiegata alle Messaggerie Italiane, un distributore di libri di varie case editrici molto importante, che aveva la sede in Strada Maggiore. Qui ho incontrato un ispettore che mi chiamava “la formichina”, perché mi vedeva sempre intenta a lavorare. Quando la direzione della Paravia decise di aprire una propria sede per la distribuzione dei libri in modo indipendente, l’ispettore mi propose di lavorare con loro. Io avrò avuto circa sedici o diciassette anni e gli dissi: “Io qui mi trovo bene, però se posso crescere…”. Sarei stata contenta se la mamma avesse avuto due o tre soldini in più.

Quando è incominciata la sua scommessa in Campagnola?

Qualche anno dopo avere incontrato mio marito. Vittorio era sempre felice quando lavorava al tornio, ma lo faceva per conto di una ditta meccanica di Bologna. Perciò, io l’ho sostenuto quando ha incominciato a pensare di aprire una sua impresa. Eravamo d’accordo che i nostri genitori non dovevano avere pensieri per questo progetto e così, nel 1958, è nata Campagnola. Il nostro matrimonio aveva un appuntamento speciale alla sera, quando tornavo dall’ufficio in Paravia, perché seguivamo insieme la contabilità dell’azienda. Intanto, l’attività cresceva ed è nata anche nostra figlia Laura. Quando nel 1971 arrivarono nuovi assunti, Vittorio mi ha chiesto di lavorare con lui in Campagnola.

Appena ci siamo sposati siamo andati ad abitare con mia madre e, quando è nata nostra figlia Laura, lei ci ha molto aiutato. La famiglia si riuniva alla sera, appena rientravamo a casa, dopo il lavoro in azienda. Abbiamo lavorato molto insieme e il primo viaggio di piacere è avvenuto quando abbiamo festeggiato i primi venticinque anni di matrimonio, nel 1987. La nostra priorità è sempre stata quella di seguire le occorrenze dell’azienda, per garantire il lavoro alla nostra famiglia e a quelle dei nostri collaboratori. Poi, soltanto dopo che avevamo avviato l’azienda e acquistato la casa, ci siamo detti che potevamo incominciare a pensare a noi. E siamo partiti per Parigi. Oggi, anche Laura è entrata a lavorare insieme a noi e ha assunto il compito di trasmettere alle nuove generazioni la lezione della grande famiglia Campagnola.

Noi abbiamo incominciato a produrre subito forbici pneumatiche e attrezzi per chi lavora in campagna, a cui abbiamo dedicato il nome dell’azienda, Campagnola. Oltre alle forbici, fra i nostri prodotti di punta abbiamo gli abbacchiatori per la raccolta delle olive. Alla campagna, e agli ulivi in particolare, abbiamo dedicato il piazzale antistante l’azienda, che ospita un ulivo molto antico. Questo ulivo si chiama Pepe e lo abbiamo scelto fra altri che avevano nomi diversi. Pepe è per noi speciale.

Secondo la sua esperienza, quali sono le doti essenziali per svolgere il lavoro di imprenditore?

Bisogna parlare molto con i propri agenti, perché sono loro che visitano periodicamente i rivenditori. Non si può soltanto parlare per telefono. Noi abbiamo molti rivenditori, anche all’estero. Tutti i clienti che acquistano i prodotti Campagnola sanno che, qualora vi fosse qualche problema, noi interveniamo immediatamente inviando i nostri tecnici specializzati.

Incontrarsi e parlare è differente dall’inviare mail, perché intervengono il saluto, il sorriso e la stretta di mano che arriva al cuore. I viaggi dei nostri agenti non sono un costo ma sono investimenti sicuri, perché bisogna andare a visitare i clienti, e non una volta all’anno. È davvero importante incontrarsi e parlare. Per esempio, anche quando il nostro responsabile commerciale estero è in trasferta, io telefono sempre con una scusa per ascoltare la sua testimonianza intorno a ciò che lui trova di nuovo nel paese in cui si reca.

Anche quando siamo in azienda, proviamo a smettere di comunicare tramite i messaggi inviati dallo smartphone o per mail, credendo che così “si fa prima”. Io invito ciascuno a parlare con me. Nell’incontro si dice sempre qualcosa in più, perché parlando interviene qualcosa d’altro, intervengono nuove idee. Quando invece abbiamo inviato la mail, la questione si chiude lì, abbiamo detto quelle due o tre parole che avevamo stabilito e non sembra che vi sia altro da aggiungere.

I dispositivi della parola sono essenziali anche nell’azienda…

Noi impieghiamo oltre sessanta collaboratori e io, quando riesco, faccio un piccolo gesto che però è molto importante: offro il caffè e resto a parlare con ciascuno. Allora dico: “Hai bevuto un caffettino? Dài che facciamo un cin cin io e te!”. Non sono obbligata, ma lo faccio con piacere.

In Campagnola teniamo molto ai nostri collaboratori. Potrei fare l’esempio di Andrea Armaroli. Quando ha cominciato a lavorare da noi era ancora un ragazzo, un “cinno”, come diciamo a Bologna. Avevamo inteso subito che era un grande lavoratore, oltre ad essere un bravo ragazzo. Lo abbiamo assunto in Campagnola per sostituire un suo coetaneo che era stato chiamato a fare il servizio di leva, allora obbligatorio. Andrea ha incominciato a lavorare in Campagnola come ragioniere, a fianco a me, e poi ha proseguito diventandone il direttore tecnico. Oggi, dopo il suo pensionamento, abbiamo sottoscritto un nuovo contratto con lui che lo impegna a lavorare in azienda per qualche giorno al mese.

Cosa comporta per voi continuare ad assumere nuovi collaboratori, garantendo il lavoro a tanti giovani e alle loro famiglie?

Noi abbiamo il compito di produrre sempre qualcosa di nuovo perché, se l’azienda prospera, possiamo continuare a non lasciare a casa nessuno. La nostra soddisfazione più grande – credo che mio marito ne sarebbe felice – è che noi facciamo solo assunzioni e non abbiamo mai licenziato nessuno. Da sempre, da quando è nata Campagnola. Ma che bello assumere nuovi collaboratori, anche in momenti di crisi!

Per ottenere questi risultati abbiamo imparato a essere molto puntuali, sempre, nei pagamenti come nella gestione finanziaria. Negli investimenti mio marito ha sempre avuto un certo talento, ma oggi ci avvaliamo dell’esperienza di uno studio specializzato di commercialisti, che seguono la parte finanziaria e gli aspetti amministrativi. Io ciascun giorno monitoro l’andamento dei conti delle banche con cui lavoriamo. Quando sono entrata in Campagnola, fra le prime questioni che ho posto a mio marito c’era quella di stabilire un giorno preciso per pagare gli stipendi, perché ogni famiglia doveva poter programmare le proprie spese. E da allora noi abbiamo sempre mantenuto questo impegno.

Qual è la lezione che trae dalla sua esperienza in Campagnola?

È molto importante pensare prima al lavoro e poi a tutto il resto. Grazie al lavoro abbiamo costruito una bella azienda e abbiamo una bella casa, che ha anche il suo bel giardino. Abbiamo in programma nuove produzioni che speriamo di poter presentare alla prossima fiera cui parteciperemo. E, proseguendo nella tradizione di Campagnola, potremo dare alle nuove attrezzature il nome dei nostri nipoti, Cesare e Achille, come già era stato per la loro mamma e nostra nipote Alice, da cui deriva il nome della storica e fortunata linea di abbacchiatori per la raccolta delle olive.

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