Una Ferrari è il risultato dell’integrazione perfetta fra invenzione, arte, cultura, industria e bellezza. È una macchina rinascimentale, nel senso più autentico del termine, e questo si percepisce anche visitando uno degli stabilimenti dedicati all’assemblaggio conclusivo in cui entrano scocche, motori e componenti per uscire veri e propri gioielli: le supercar pronte per la prova su strada. Ospitate in un ambiente immerso nella luce naturale che arriva dalle grandi vetrate, le cinquanta stazioni delle linee di assemblaggio sono un connubio di robotica avanzata e lavorazione artigianale ad alta specializzazione. Le vetture si muovono lungo le linee in modo automatico e silenzioso e grandi
orologi digitali informano i lavoratori sul tempo disponibile per completare ciascuna fase delle operazioni. Non sembra di essere in una fabbrica: ciascuna vettura assemblata in una delle due linee (una per i modelli V12, l’altra per i modelli V8) è praticamente unica, perché colori e optional seguono l’ordine del cliente. Nonostante questo, tutte le vetture procedono fluidamente lungo le stesse linee, anche i modelli tailor made. Qual è il motto che potremmo ricavare da questo modo di lavorare per ottenere auto da sogno?
I cardini su cui si fonda il nostro modo di lavorare sono tecnologia, competenza, innovazione e quella spinta continua a non accontentarsi mai. Uno dei principali insegnamenti di Enzo Ferrari sta proprio qui: quando, negli ultimi anni della sua vita, gli chiesero quale fosse la macchina più bella che avesse costruito, lui rispose, dopo un attimo di silenzio: “La prossima”. Ecco, questo è diventato il nostro mantra: non fermarsi mai, spostare sempre più in là i confini, cercare il miglioramento continuo. È una tensione che ci costringe a compiere uno sforzo costante, ma che ci arricchisce e c’insegna sempre qualcosa in più.
E, in questo sforzo costante, una delle missioni che abbiamo è quella di aiutare il territorio a crescere, con particolare attenzione ai giovani. Le aziende come la nostra, che rappresentano un’avanguardia tecnologica e un punto di riferimento per molti, hanno anche la responsabilità di contribuire al sistema educativo. Non parlo solo di Ferrari, ma di tutto il tessuto industriale che abbiamo intorno. Dobbiamo collaborare con le scuole per preparare i giovani alle esigenze che lo sviluppo della tecnologia ci pone dinanzi. Come spiegava un economista al Festival della Filosofia di Modena, uno dei settori che risentiranno maggiormente dell’impatto dell’intelligenza artificiale potrebbe essere proprio l’addestramento dei giovani. In pratica, l’AI rischia di sostituire quella fase iniziale di apprendistato fatta di compiti semplici, che permettono ai neodiplomati e ai neolaureati di applicare gradualmente ciò che hanno imparato. Se questa fase viene a mancare, allora, le aziende devono intervenire a monte, aiutando le scuole a colmare quel vuoto formativo.
Nel processo d’integrazione scuola impresa noi siamo avvantaggiati da una tradizione storica: Enzo Ferrari, già negli anni quaranta, aveva fondato una scuola per trasformare i contadini in meccanici. La rese poi pubblica, donandola al Comune di Maranello: oggi è l’Istituto di Istruzione Superiore “Alfredo Ferrari”, con cui abbiamo uno stretto rapporto di collaborazione; ma non ci fermiamo lì, lavoriamo con molti altri istituti del territorio.
Collaborare con le scuole significa impegnarsi concretamente, accogliere studenti in stage, partecipare ai comitati di indirizzo per aggiornare i
programmi scolastici, tenere lezioni in classe e direttamente in fabbrica. E la cosa più sorprendente è la grande disponibilità dei docenti: c’è una vera e propria fame di conoscenza e di comprensione del mondo industriale. Un esempio emblematico è la collaborazione con l’Istituto “Corni” di Modena, dove abbiamo realizzato insieme a Comau il laboratorio di robotica “e.DO Learning Center”. È uno spazio aperto a tutte le scuole del territorio, dalla quarta elementare all’università: in due anni e mezzo è stato già visitato da 11.000 ragazzi. Le classi si prenotano gratuitamente sul sito del “Corni” e trascorrono quattro ore a “giocare” con i robot, programmando movimenti sempre più complessi in base all’età. C’è una parete piena di post-it lasciati dai bambini e dai ragazzi, con frasi bellissime: “La più bella mattina della mia vita”, “È stato eccitante da morire”. È emozionante vedere come la robotica, che molti pensano riservata a pochi esperti, possa divenire un’esperienza divertente e accessibile a ciascuno.
Comunque, favorire l’integrazione fra scuole e imprese fa parte dei nostri obiettivi: portare i ragazzi dentro le aziende per far loro toccare con mano la vita reale dell’alta tecnologia, e allo stesso tempo contribuire a rendere i programmi scolastici più aderenti ai mestieri del futuro. Per questo collaboriamo con gli istituti tecnici, l’ITS e l’università, offrendo stage, partecipando alla definizione dei corsi e anche alla formazione dei docenti.
Voi siete fra i soci fondatori dell’ITS Maker Academy. Quali sono i corsi di cui siete partner industriali?
Fin dall’inizio, i corsi dell’ITS Maker Academy di cui siamo partner – meccanica, motori e tecnologie per le auto elettriche – hanno suscitato
un grande interesse nei giovani, che hanno l’opportunità di svolgere il 40% del percorso in azienda. I nostri tecnici partecipano alla progettazione dei corsi, oltre a tenere lezioni e a svolgere attività di tutoraggio durante gli stage. Noi scommettiamo molto in questi percorsi, soprattutto perché consentono agli studenti di acquisire competenze specifiche allineate alle esigenze del mercato del lavoro e direttamente applicabili nel settore automobilistico e in altri ambiti ad alta tecnologia. Non solo, quella dell’ITS Maker Academy è un’esperienza che aiuta i giovani a cimentarsi in modo pragmatico nel mestiere del loro futuro e quindi a capire che cosa li appassiona veramente: più i ragazzi
conoscono i mestieri, più sono in grado di scegliere ciò che li appassiona. E questo è fondamentale perché, siccome la tecnologia evolve rapidamente, è indispensabile che ciascuno scelga un mestiere che lo appassiona davvero e lo stimola a migliorarsi ciascun giorno.
Chissà quanti bambini sognano di lavorare alla Ferrari da grandi…
Anch’io sono arrivato in Ferrari seguendo la passione: fin da bambino guardavo i Gran Premi anche di notte, quando le gare si svolgevano dall’altra parte del mondo. Dopo la laurea in Economia e Commercio all’Università di Parma, inviai il mio curriculum alla Ferrari, anche se sapevo che difficilmente mi avrebbero chiamato. Fui assunto invece dalla Calzoni di Bologna, dove lavorai due anni con buoni risultati. Poi un giorno arrivò la chiamata da Maranello: cercavano una persona per la contabilità. Durante il colloquio, però, emerse che c’era un’altra posizione aperta per uno stage retribuito all’ufficio personale. Accettare non fu semplice – avevo già un buon lavoro – ma la mia famiglia
m’incoraggiò a seguire la mia passione. E così cominciò la mia storia con Ferrari, dove ho avuto anche la fortuna di affiancare Jean Todt, il team principal più vincente della storia del Cavallino, protagonista dei cinque mondiali consecutivi conquistati con Michael Schumacher a partire dal 2000. Ai giovani dico sempre: seguite la vostra passione, ma per scoprirla dovete fare esperienza. Solo provando si capisce cosa si ama davvero.
Quali altre collaborazioni avete instaurato nel territorio?
Un esempio importante in questo senso è il MUNER (Motor Valley University of Emilia-Romagna), un progetto in cui sediamo allo stesso tavolo con i nostri competitor. Ci conosciamo, ci stimiamo e lavoriamo insieme per costruire percorsi universitari di eccellenza. Non ci facciamo la guerra, perché il gioco si svolge su un altro campo e con un altro obiettivo: quello di rendere la Motor Valley attrattiva per i talenti, anche internazionali. Abbiamo bisogno d’importare competenze, perché qui c’è tanto lavoro. E per farlo servono sistemi formativi e di orientamento capaci di far emergere le attitudini dei giovani.
Con la Facoltà di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Unimore abbiamo un rapporto storico e reciproco: noi portiamo testimonianze, esperienze e tecnologie; loro ci offrono innovazione e ricerca.
Lo stesso vale per i fornitori e le piccole e medie imprese del territorio. Le nostre iniziative non servono solo a formare persone per Ferrari, ma a far crescere l’intero ecosistema industriale della Motor Valley.
Un esempio recente è il corso che abbiamo avviato con Ingegneria Gestionale di Unimore a Reggio Emilia dedicato alla figura del buyer: il 90% di una macchina è fatto di componenti acquistati, quindi chi compra ha un ruolo cruciale, spesso sottovalutato. Per questo abbiamo costruito un percorso formativo ad hoc di ottanta ore, metà delle quali tenute dai nostri stessi responsabili, direttamente in Ferrari. Non è un corso solo per noi: serve a diffondere una cultura industriale più ampia, utile a tutte le aziende del territorio.
In questo territorio c’è una grande disponibilità al dialogo: scuole, università e imprese si siedono insieme per costruire futuro. È un patrimonio prezioso, che dobbiamo valorizzare, perché solo lavorando insieme possiamo continuare a essere, come diceva Enzo, alla ricerca costante della “prossima macchina”: la più bella.