Oltre 95.000 professionisti del design e della progettazione (provenienti al 50% da altri paesi) hanno visitato l’edizione 2025 del Cersaie (Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno) che, nonostante la complessa situazione di mercato, si è confermato un appuntamento internazionale imperdibile. E, come ogni anno, l’Oscar dell’eleganza nel settore dell’arredobagno è andato all’allestimento di Ideagroup in due spazi espositivi adiacenti e visivamente coordinati, che hanno accolto in anteprima le proposte 2026 dedicate alla stanza da bagno, al wellness e all’outdoor.
Le collezioni da voi presentate nascono da un approccio integrato al progetto bagno che ridefinisce lo spazio con un linguaggio sobrio, ma immediatamente riconoscibile. Quali sono le principali novità e tendenze?
Partiamo dalla collezione Sense, che ha ampliato la gamma con l’introduzione di finiture in Fenix nei colori Rosso Namib, Blu Shaba e Verde
Kitami. Le superfici opache e morbide al tatto, resistenti alle impronte e facilmente rigenerabili, rafforzano l’identità contemporanea della collezione, caratterizzata da un gioco di contrasti tra texture e volumi.
Anche la collezione Nyù si è arricchita di nuovi elementi: le stesse finiture in Fenix vengono proposte in abbinamento a essenze lignee in
HPL – Parquet Light, Medium e Dark – impiegate su frontali e strutture. Il risultato è un equilibrio tra ricerca cromatica e matericità, con una particolare attenzione alla durabilità e alla resa estetica dei materiali.
Per chi ama il design senza tempo, invece, abbiamo presentato Provence, un nuovo modello dedicato a chi cerca uno stile di arredobagno dal gusto classico.
Per una nuova interpretazione della vasca freestanding il designer Claudio Papa ha firmato la vasca Domina (Disenia), che si distingue per le linee avvolgenti e la funzionalità studiata. Realizzata in M-Solid, materiale composito dalle alte prestazioni, offre una superficie piacevole al tatto e una geometria pensata per ottimizzare comfort ed ergonomia. Disponibile anche nella versione a parete, si adatta con flessibilità a contesti diversi, anche grazie agli accessori integrabili come il piano d’appoggio e il maniglione porta asciugamani.
Passiamo all’area dedicata a The Wellness Collection, sviluppata sempre da Claudio Papa per Disenia: una collezione che si configura in un progetto integrato in cui materiali, forme e colori concorrono a costruire un’esperienza sensoriale orientata al benessere. Le superfici tattili, le cromie naturali e le geometrie essenziali danno forma a soluzioni in grado di accompagnare i rituali quotidiani con un approccio coerente e funzionale. Quali sono le principali novità in quest’area?
Tra le novità, abbiamo presentato la minipiscina Helba 210 in una nuova versione con finitura esterna in gres Verde Alpi e vasca interna in bianco satinato. Progettata per spazi indoor e outdoor, Helba 210 offre un’ergonomia studiata per tre persone e un dispositivo di idromassaggio che privilegia il comfort, con ingombri contenuti e possibilità di installazione freestanding o a incasso. Nello stesso spazio espositivo abbiamo esposto la minipiscina Kyra in versione freestanding abbinata alla scaletta di accesso Marea e le vasche wellness indoor Aretusa (ADI Ceramics and Bathroom Award 2024 e Archiproducts Design Awards 2025) e Dhelia.
L’esposizione si è arricchita di una serie di complementi perfettamente integrabili e coordinati con minipiscine e vasche idromassaggio, fra cui il braciere Lumina (selezionato dall’Osservatorio Permanente del Design ADI ed entrato ufficialmente nell’ADI Design Index 2025), il lettino Solaris, i servi muti Lido e Atollo, la colonna doccia Grecale con il piatto Baia e la famiglia di miscelatori Libeccio (ADI Ceramics & Bathroom Design Award 2023, RedDot 2024, Archiproducts Design Award 2024).
I visitatori del vostro stand hanno avuto l’occasione di toccare con mano l’eccellenza dei vostri manufatti, che contribuiscono alla bellezza delle case e degli hotel di tutto il mondo.
Questo numero della rivista esplora la questione del privato, e in particolare delle imprese private come fulcro della crescita culturale ed economica della società. Nel nostro paese, però, il privato non è sempre valorizzato: i pregiudizi verso le industrie di vari settori scoraggiano i giovani a entrarvi, già dalle scuole medie. Ma perché i giovani più talentuosi non dovrebbero lavorare in aziende come la vostra, che sono un fiore all’occhiello del made in Italy?
È una domanda che mi pongo anch’io. Noi, come azienda, sentiamo fortemente questo problema e per questo sosteniamo alcune scuole della nostra zona: una è una scuola professionale del legno, da cui escono designer e tecnici; le altre formano figure commerciali e amministrative.
Lo facciamo insieme ad altre aziende del distretto del mobile di Treviso e di Pordenone, perché siamo convinti che servano persone preparate, ma anche motivate e con obiettivi chiari.
Le aziende italiane sono conosciute e apprezzate in tutto il mondo, ma le scuole, oggi, non ci aiutano. Così ci arrangiamo: siamo una decina di
aziende che producono camere, cucine e arredobagno, e che finanziano direttamente percorsi di formazione e stage. Portiamo i ragazzi in azienda, li affianchiamo, sperando che, una volta terminati gli studi, restino con noi. Non dovrebbe essere un compito nostro, eppure lo facciamo. E non solo per senso di responsabilità, ma anche con costi concreti: noi sovvenzioniamo le scuole, forniamo macchinari, computer, programmi grafici, attrezzature che si usurano, ma che servono per imparare.
La formazione delle nuove generazioni dovrebbe rientrare nella politica industriale del paese…
Assolutamente. È compito delle istituzioni formare i ragazzi, ma an che permettere loro di entrare nelle aziende serie. Noi, per esempio, accogliamo molti stagisti, ma non li mettiamo a fare fotocopie: li affianchiamo a personale specializzato, li inseriamo in reparti coerenti con il loro percorso di studio.
Però questo significa che un responsabile aziendale deve dedicare tempo, spiegare, seguire. E quel tempo, per noi, è lavoro sottratto ad altro: magari rinuncia a chiudere un preventivo urgente per un cliente. Allora, bisognerebbe valutare e premiare le aziende che insegnano davvero qualcosa ai ragazzi. Non parlo di soldi, ma di un segno di stima: una targa, un artico lo, una menzione pubblica. Sarebbe anche un incentivo per altri.
L’impresa oggi non è solo produzione. Noi, per esempio, gestiamo anche una società sportiva di calcio. Lo facciamo per trasmettere valori: non vogliamo sostituirci alle famiglie, ma offrire un esempio di educazione e impegno. Sono attività che dovrebbero fare anche le scuole, che dovrebbero tornare a essere il primo luogo di formazione, non solo di nozioni.
Racconto un aneddoto emblematico sul tema del confronto fra la scuola pubblica e quella privata. Quando dovevamo scegliere la scuola elementare per nostro figlio, mia moglie mi suggerì di visitare una scuola privata a Pordenone, dove molti amici portavano i loro figli. Io inizialmente ero contrario: perché fare mezz’ora di strada e pagare una retta, quando in città abbiamo quattro scuole pubbliche?
Poi andammo agli open day. Nella prima scuola pubblica che visitammo, la persiana era rotta da un anno, solo tre computer su dieci funzionavano e c’era una gran confusione. Nella scuola privata, invece, tutto era in ordine e i bambini ci salutavano educatamente mentre scendevano le scale, come se fossimo degli insegnanti. Alla fine, abbiamo scelto quella. Non perché sia giusto – anzi, non lo è affatto – ma perché non volevamo rinunciare a un’educazione di qualità per nostro figlio. Tuttavia, mi rendo conto che migliaia di altre famiglie non possono permetterselo, e questo è un problema serio. La cultura e l’insegnamento dovrebbero essere accessibili a tutti.
È un tema che riguarda l’avvenire del nostro paese…
Infatti. Se non investiamo nell’istruzione e nella formazione, se non diamo ai giovani l’opportunità di crescere, è inevitabile che se ne vadano: a Londra, in America, ovunque trovino opportunità migliori. Ma le aziende di eccellenza, qui, ci sono. Il cambio generazionale è già in corso, e abbiamo bisogno di persone preparate, motivate, capaci di costruire il futuro dell’Italia.