Ringrazio la redazione della “Città del secondo rinascimento” per aver portato alla ribalta il tema del privato e dell’impresa privata come casi di valore da emulare.
Il nostro Gruppo è costituito da S.E.F.A. Acciai, da Titanium International Group e 3D Metal, società specializzata nella stampa di oggetti e componenti meccanici con tecnologia additiva di polveri metalliche. Con un fatturato di oltre quaranta milioni di euro, da circa cinquant’anni portiamo acciaio speciale da utensili nelle aziende italiane delle aree di cui siamo concessionari, per conto di primarie acciaierie europee, e titanio e sue leghe in Italia, in Europa e in India. Con i nostri consigli e la nostra esperienza abbiamo aiutato migliaia di aziende a produrre manufatti di qualità e a innovare in diversi settori strategici dell’industria. Ciascun oggetto che usiamo nella quotidianità è frutto della ricerca che viene svolta nelle migliori imprese di questo paese. Io ne ho incontrate moltissime, le incontro tutti i giorni e sono orgoglioso di fare parte di questa Italia, che produce e che ancora progetta con entusiasmo e competenza l’avvenire del nostro paese.
Oggi sono chiamato a dare testimonianza in questo convegno (Il privato, Bologna, 4 novembre 2025) del contributo del privato in Italia. E, allora, vorrei dirvi che in Italia abbiamo avuto la grande cultura siderurgica e le competenze delle migliori acciaierie d’Europa, partendo dall’Ilva e proseguendo proseguendo con le Acciaierie di Piombino e Terninox. Dal 2012, da quando è incominciato lo smantellamento delle acciaierie italiane – Ilva di Taranto è la più eclatante – è in atto il depauperamento del tessuto industriale di questo paese, la cui forza propulsiva e innovatrice viene proprio dalle sue piccole e medie imprese.
L’acciaio è la base dello sviluppo di un paese: senza acciaio non c’è meccanica, senza acciaio non c’è automazione, senza acciaio non si costruiscono le infrastrutture e tutti i servizi di cui ciascuno, compreso il settore pubblico, oggi usufruisce. Dagli oggetti di uso quotidiano ai prodotti della nostra migliore tradizione gastronomica, fino alle macchine impiegate negli ospedali per fare diagnosi sempre più precise, al settore medicale, al settore della mobilità, bici e e-bike incluse, tutti usiamo prodotti che richiedono l’impiego di acciai. Il latte che bevono i nostri bambini è contenuto in una confezione che nasce dallo stampo di una macchina costruita in acciaio e titanio forniti dal nostro Gruppo, che ha partecipato a questa produzione per migliorare la vita di tutti noi.
Il nostro paese è povero di materie prime, ma ha una manifattura straordinaria in tutti i settori. In cinquant’anni di attività il nostro Gruppo ha partecipato alla costruzione della mappa delle migliori aziende manifatturiere. Come consulenti degli acciai e del titanio abbiamo condizionato la loro produzione, migliorandone le performance e costituendo il tramite fra l’esigenza dell’utilizzatore produttore e le acciaierie. Quindi abbiamo fortemente condizionato anche la qualità e gli indirizzi produttivi di queste acciaierie. A Bologna avevamo un’azienda specializzata, la Cevolani, che faceva macchine automatiche per produrre barattoli in metallo per diversi contenuti, dai biscotti al lucido da scarpe, e soprattutto conserve di pomodoro e tonno. Il loro progetto era bellissimo e quando ce lo illustrarono ci chiesero di produrre un acciaio con le caratteristiche necessarie per sigillare i contenitori della conserva di pomodoro e altro. Concludemmo che occorreva un nuovo acciaio speciale che fosse inossidabile e resistente per produrre milioni di pezzi. Eravamo nel 1975 e quell’acciaio venne prodotto grazie all’innovativa tecnologia dell’acciaieria nostra partner, Uddeholm.
Ottenere questa qualità è frutto di un processo linguistico che procede dalle relazioni e che non è riducibile nel tempo di ventiquattro ore o di due anni, perché ha comportato anni e anni di ricerca, di incontri, di investimenti nel la qualità dei nostri magazzini, nella formazione tecnica dei nostri venditori in modo che, a loro volta, istruissero ciascuna delle filiere produttive che serviamo attraverso i nostri migliori tecnici. Quindi, noi siamo stati partecipi alla rivoluzione manifatturiera dell’Italia. Noi, per esempio, abbiamo portato il titanio nell’implantologia medicale, per la costruzione di protesi e altre produzioni innovative, quando ancora nel 1999 era un metallo quasi sconosciuto. Dal 2000 è cambiata la storia del titanio e sono centinaia di migliaia le protesi solo ed esclusiva mente in titanio che vengono esportate in tutto il mondo, contribuendo al successo del made in Italy e al benessere di chi ne usufruisce.
Il privato è quindi un volano indispensabile per fare crescere la società ed è la base dello sviluppo in tutti i settori a cui segue poi anche la stabilità del pubblico. Le imprese di questo paese garantiscono anche stabilità economica e sociale e contribuiscono alla costruzione della città, alla difesa del territorio, alla sua crescita, al sostegno del sociale, alle famiglie che qui scelgono di fare figli. La città si costituisce attorno a questa scelta del privato.
A Bologna c’è un distretto molto importante, quello del packaging, dove viene prodotto oltre il 70% del packaging mondiale. Questo tipo di impianti eccezionali li facciamo soltanto in Italia. Ritengo che l’impresa oggi abbia un’importanza non soltanto economica, perché con l’apporto dell’impresa si fa la sanità, si fanno le infrastrutture e si fa anche la cultura dell’uomo, la cultura che si costruisce lungo l’esperienza della mano che produce. Nel nostro settore, per esempio, sono impegnati uomini e donne altamente qualificati che sono costretti, facendo questo mestiere, a crescere culturalmente e a relazionarsi fra loro. L’impresa privata, quindi, è anche un elemento di stabilità sociale, perché quando il cittadino ha un impegno di lavoro si dà degli appuntamenti con se stesso e con gli altri, assume la responsabilità della famiglia e della casa, che è un elemento di stabilità e di democrazia.
Inoltre, l’impresa di questo paese restituisce un avvenire a coloro che sembravano non averne diritto. Io ho una figlia che lavora nei penitenziari. Nessuno ce l’aveva chiesto, ma abbiamo provato a inserire nella nostra azienda una persona che è in una fase molto avanzata di uscita dal carcere. È stata una scommessa aver assunto un nuovo collaboratore che la sera deve rientrare in carcere. Poi, man mano abbiamo
assunto un altro ragazzo che stava in carcere e anche questa esperienza è stata molto positiva ed è motivo di emulazione da parte di altri.
Quando l’impresa privata cresce rende ai cittadini i frutti della propria riuscita. Non soltanto, per esempio, quando viene incontro alle amministrazioni comunali, impegnandosi a ristrutturare strade e rotonde in modo che siano funzionali e anche belle, ma anche quando, per esempio, costruisce hospice per la salute anche di coloro la cui malattia sembra togliere la speranza. Questi sono gli esempi più eclatanti di un’impresa privata che ha messo al servizio della cittadinanza strutture e competenze di cui usufruiamo tutti, ma che spesso sono date per scontate. E questo è un merito di un’impresa privata bolognese, che rende grande onore alla città. Gli hospice sono figli della scelta di un imprenditore privato che ha donato qualcosa ai cittadini meno fortunati. Oggi manca la gratitudine verso l’impresa, che, in Italia, soffre di un pregiudizio che grava in particolare sull’imprenditore, accusato di fare soltanto per fini puramente economici. Ma l’impresa paga le tasse e continua a fare il proprio dovere. Sono rarissimi i casi di imprenditori non rispettosi del le leggi. La maggioranza di queste imprese non rispettano soltanto le regole del lavoro, ma rispettano anche i loro lavoratori. Non è compito dell’impresa ristrutturare il sociale, ma l’impresa
spesso interviene dove il pubblico è carente.
Il problema vero è un altro: se non nascono altre imprese il settore pubblico non ha avvenire: il pubblico vive dell’attività svolta dall’impresa e soprattutto di quella privata. Quella pubblica finisce come l’ILVA: è destinata a diventare mero oggetto di potere, sia sindacale sia politico. L’impresa privata costruisce e non distrugge.
Il pubblico ha il compito di favorire la crescita del paese valorizzando la forza imprenditoriale del privato, anziché snobbarla o ignorarla nell’indifferenza generale. Il settore privato dovrebbe essere inteso come la macchina per lo sviluppo dell’individuo, come garanzia di tenuta sociale. Invece, soprattutto negli ultimi anni, sta passando la mentalità contro il privato. Ne è un esempio la scelta dell’elettrico nell’automotive, che ha scoperchiato la vera questione: l’avversione al mezzo privato, inteso erroneamente come oggetto di danno invece che di sviluppo sociale ed economico. Le conseguenze di questo pregiudizio le stiamo constatando soltanto oggi e altre si paleseranno nei prossimi anni se non lottiamo contro l’ideologia riduzionista che segue l’ideale della decrescita felice. È proprio questa decrescita che ha aperto la strada all’ideologia della guerra: quando c’è prosperità non c’è la guerra.
L’automobile è stata demonizzata per l’odio contro il mezzo privato, non cogliendo che è invece mezzo di sviluppo sociale ed economico, perché consente di muoversi accelerando gli scambi per coltivare relazioni in giro per l’Italia. È la macchina che avvicina le relazioni fra i cittadini. Negli anni del dopoguerra in Italia mancava tutto ed è stato il privato a dare una spinta per rispondere alle necessità dei cittadini: grazie all’automobile. Il privato è il motore della prosperità di un paese. E, finché c’è impresa privata, finché ci sono persone che credono nel proprio lavoro, che procedono dalle relazioni, che credono nello scambio di idee, potete stare tranquilli che l’Italia è destinata a crescere e a mantenere la propria storia e la propria cultura.
