La SIT (Società Italiana Tecnospazzole), nata nel 1908 in seguito all’acquisizione del Pennellificio Bolognese (le cui radici risalgono al 1662), è giunta alla quinta generazione con lei e i suoi due fratelli, Alessandro e Marco. Ma la vostra famiglia annovera antenati illustri anche in ambito sociale e politico come Giovanni Battista Acquaderni…
Noi siamo produttori di spazzole, ma abbiamo l’onore e l’onere di questo illustre trisnonno, che ha vissuto dal 1839 al 1922 ed è stato autore di numerose iniziative come la fondazione, insieme a Mario Fani, dell’Azione Cattolica nel 1867 e del primo giornale cattolico italiano, “L’Avvenire”, nel 1896. Nello stesso anno, fondò anche il Piccolo Credito Romagnolo, che in seguito ha avuto diverse evoluzioni.
Io sono all’inizio del mio passaggio generazionale. Chi incominciò la nostra storia imprenditoriale fu mio nonno, che nel 1908 acquistò il Pennellificio Bolognese, un piccolo laboratorio artigianale in centro a Bologna, dove rimase fino al secondo dopoguerra, quando lo trasferì a Casalecchio e lo trasformò in piccola azienda di spazzole industriali, ispirato da questi oggetti con fili metallici che aveva visto in un suo viaggio in Germania.
Noi oggi produciamo spazzole industriali di due tipi: uno per il mercato retail (per esempio, spazzole per smerigliatrici, trapani, mole, levigatrici o spazzole per il giardinaggio) e l’altro destinato all’industria, che s’inserisce all’interno di vari processi produttivi (come la laminazione, i nastri trasportatori, il trattamento delle leghe leggere, la sbavatura tubi, e così via) ed è studiato in funzione delle esigenze specifiche del cliente. Il nostro è un prodotto apparentemente semplice, che però non è esente da complessità produttive. È un prodotto che da Casalecchio è richiesto in 75 paesi del mondo.
In che misura lei e i suoi fratelli avete frequentato l’azienda di famiglia, prima d’incominciare a lavorarci, e quanto è stato importante questo per instaurare identificazione ed entusiasmo verso il prodotto e la realtà complessa che ruota attorno a esso?
Noi siamo tre fratelli e a oggi tutti e tre operativi come quinta generazione. La SIT è il posto dove ho imparato ad andare in bici, nel senso che i sabati mattina, quando ero ancora all’asilo, mio padre mi portava con sé in azienda: le norme di sicurezza erano molto meno rigide di adesso e io giravo in bici tra gli operatori “disturbandoli”, oppure giocavo a nascondino con i miei fratelli tra gli scaffali del magazzino. La mia frequentazione è proseguita nelle vacanze scolastiche con esperienze lavorative basiche: mio padre mi metteva a fare le parti più semplici delle spazzole, tanto per prendere dimestichezza con la produzione.
Dopo la formazione universitaria, ha tenuto a comunicare a noi figli che essere proprietari di un’azienda non significa necessariamente lavorarci e che, se scegli di farlo, non è affatto scontato avere funzioni direttive, devi dare prova delle tue capacità sia all’ingresso sia negli step successivi di crescita della tua posizione. Io ho seguito il mio percorso non pensando di entrare in azienda, ho colto le opportunità di scambio internazionale che offre l’Università di Bologna e, dopo la laurea, ho iniziato a fare uno stage presso un’azienda americana operativa nel bolognese, la General Electric, in cui ho avuto la possibilità di fare tanta esperienza, e tanti errori. Dopo lo stage sono stato mandato in Cina, dove sono rimasto tre anni e mezzo, e in Ungheria, dove sono stato altri tre anni. In General Electric eravamo 300.000 dipendenti e io ero un “signor nessuno”. Soprattutto in Cina, le prime sere non avevo neanche la casa, vivevo in hotel, e con un gran de senso di malinconia mi chiedevo se avessi fatto la scelta giusta. È stata un’esperienza che si è poi rivelata fondamentale, la più importante di tutte a livello formativo.
Poi, dal 2020 sono entrato nell’azienda di famiglia, dove i miei fratelli lavoravano già da una decina di anni. Io sono il più giovane e adesso siamo nella “fase di rilascio”, per riprendere le parole di Paolo Moscatti: mio padre, Andrea, sempre affiancandoci, ha la carica di presidente dell’azienda, Alessandro dall’anno scorso è amministratore delegato, io mi occupo degli aspetti commerciali e Marco di quelli produttivi. Con tutte le implicazioni dell’essere tre fratelli, che per me è molto arricchente, anche se non sempre facile. Più tempo passiamo dentro l’azienda, più ci rendiamo conto di quanto sia complessa la sua gestione. Noi però siamo interessati non soltanto al suo proseguimento, ma anche alla sua evoluzione, perché è una necessità dettata dal mercato, considerando la concorrenza spietata della grande distribuzione. Pertanto, uno dei nostri motti è “innovare nella continuità” in ciascun dipartimento dell’impresa. Adesso stiamo ultimando un business plan con orizzonte 2030, che porterà una crescita dell’azienda e di mercato attraverso acquisizioni di piccoli spazzolifici, i quali, proprio per mancanza di passaggio generazionale, rischiano di perdere il patrimonio di competenze acquisito in tanti anni. Quindi, vogliamo dare un contributo all’innovazione della tradizione anche nel caso di queste piccole realtà, ciascuna specializzata in un segmento di mercato differente.