Con sei filiali nel mondo (in Nord America, India, Francia, Asia del Sud, UK e Est Europa), Clevertech Group, nata nel 1987, offre soluzioni integrate di fine linea per grandi industrie di settori come il food&beverage, l’home care, il food, il pet food, il personal care, il tabacco e l’e-commerce.
Oltre a far parte della famiglia del fondatore, Giuseppe Reggiani, (avendo sposato la figlia, Elena, architetto, che abbiamo intervistato nel n. 107 della rivista), lei lavora nel Gruppo come ingegnere nella funzione di Mechatronic Director. Che cosa comporta il suo ruolo nello specifico?
In pratica, la mia funzione consiste nel coordinamento dei reparti esecutivi di progettazione meccanica e automation, oltre che dell’area di ricerca e sviluppo e della documentazione tecnica prodotta. Sono entrato in Clevertech nel 2009, quindi sedici anni fa. Ho iniziato come progettista meccanico, poi sono diventato responsabile dell’ufficio tecnico meccanico e da lì ho assunto il ruolo attuale.
Quindi, la progettazione di tutte le vostre macchine passa dal suo dipartimento?
Sì, in realtà Clevertech è un’organizzazione strutturata con diversi centri di progettazione. Sotto la mia responsabilità rientrano i reparti che si occupano della progettazione delle macchine di packaging – il nostro core business –, la R&D, l’Operation Unit e-commerce e infine la standardizzazione, ovvero la progettazione volta all’industrializzazione dei prodotti. Abbiamo però anche un centro tecnico legato all’After Sales, che nello specifico non è sotto la mia diretta responsabilità e si occupa delle modifiche o degli upgrade di macchine già installate presso i clienti.
Voi seguite sempre le esigenze del cliente, offrendo innovazioni continue, come per esempio la possibilità di automatizzare il cambio formato di una linea di produzione. In cosa consiste?
I nostri clienti sono per lo più multinazionali che producono a ritmi molto elevati. In questi contesti, ottimizzare i tempi di cambio formato è essenziale. Per questo abbiamo sviluppato soluzioni che automatizzano completamente il processo, riducendo al minimo o azzerando l’intervento dell’operatore. Dove non è possibile fare tutto in automatico, abbiamo puntato su interfacce estremamente intuitive. L’obiettivo è anche rispondere alla crescente difficoltà nel reperire personale qualificato.
Parlando di ritmi elevati, può indicare qualche numero?
Nel fine linea del packaging, arriviamo a pallettizzare fino a 150 pacchi al minuto, a seconda della dimensione del prodotto. Nel settore beverage, le nostre macchine raggiungono le 4000 lattine al minuto nella pallettizzazione di lattine vuote. Per quanto riguarda la velocità di pallettizzazione in generale, superiamo lo standard attuale di dieci strati al minuto e questi numeri ci pongono ai vertici del settore in termini di performance.
Numeri incredibili, che fanno riflettere: difficilmente immaginiamo tutto il processo e l’ingegno che occorrono per fare arrivare i prodotti sugli scaffali. L’industria è qualcosa di prodigioso per la nostra civiltà e dovrebbe essere molto più valorizzata. Anche perché è obbligata a controlli serrati e costanti per garantire il massimo livello di qualità e sicurezza, soprattutto in ambito alimentare. A questo proposito, che cosa può dirci della tendenza a utilizzare sempre più packaging riciclabili?
Noi ci occupiamo del packaging secondario, mentre quello primario è a carico delle aziende di produzione. Tuttavia, beneficiamo della tendenza a utilizzare involucri realizzati con materiali riciclabili. Di recente, per esempio, la Ferrero ha ideato un box in plastica altamente riciclabile per i Ferrero Rocher e noi siamo intervenuti per fornire la parte di impianto dedicata al fine linea più adatta alla nuova confezione. Per quanto riguarda la sostenibilità in generale, invece, stiamo implementando tecnologie energy saving, sia tramite motorizzazioni efficienti sia attraverso software e dispositivi intelligenti che ottimizzano l’uso di energia elettrica e pneumatica.
Un altro ambito interessante è quello della pallettizzazione mista. Come funziona esattamente?
Nel recente passato abbiamo affrontato un paio di differenti approcci alla pallettizzazione mista. Il primo è la Rainbow palletization, dove si creano pallet con strati uniformi di prodotti differenti. Richiede la depallettizzazione di pallet mono referenziali e la loro ricombinazione. Il secondo tipo, più sofisticato, è la pallettizzazione mista vera e propria, in cui i prodotti vengono inseriti in un unico pallet come in un gioco di Tetris, incastrandoli in base a dimensioni, peso e resistenza. Lavoriamo con un algoritmo avanzato che, partendo dall’ordine di acquisto (PO), elabora il miglior layout in ottica di stabilità e minor numero di pallet prodotti per la spedizione. Questa tecnologia l’abbiamo già applicata, per esempio, per Procter & Gamble in Giappone. Al momento non abbiamo ancora integrato l’intelligenza artificiale in questa tecnologia, ma stiamo esplorando quella direzione.
A questo proposito, che cosa pensa dell’intelligenza artificiale e come pensate di utilizzarla nel prossimo futuro?
Ormai non si fa altro che parlare di intelligenza artificiale, si tratta di un vero e proprio mondo, che ha un grande interesse. Di sicuro farà parte della nostra quotidianità nel prossimo futuro, ma ne stiamo valutando una doppia applicazione. Innanzitutto, al nostro interno, per agevolare e alleggerire gli attuali processi inerenti al nostro lavoro: per esempio, abbiamo eseguito test nella scrittura di alcune stringhe di software utilizzando l’AI; inoltre, stiamo investendo su piattaforme di archiviazione del software che fanno ampio uso dell’AI nella ricerca e nella gestione delle divisioni e della documentazione associata al codice; infine, la stiamo prendendo in considerazione anche nell’alleggerimento dell’attività di progettazione meccanica, per esempio nell’esecuzione automatica delle tavole. In secondo luogo, stiamo valutando i benefici che possono trarre i nostri clienti introducendo l’AI negli impianti che forniamo: per esempio, stiamo pensando come utilizzarla nelle attività di troubleshooting, un processo sistematico d’individuazione e risoluzione di problemi, in grado di trovare e di correggere le cause di malfunzionamenti, errori o disagi di una macchina. Abbiamo predisposto degli allarmi associati a problematiche specifiche che possono verificarsi nell’impianto e l’intelligenza artificiale aiuta ad accelerare la fornitura delle informazioni che servono all’operatore per effettuare una diagnosi.
Il mercato dell’AI offre già tante soluzioni, ma occorre trovare quelle più calzanti alla nostra realtà. Ecco perché ci stiamo muovendo con i piedi di piombo e abbiamo investito in alcune figure che hanno il compito di capire quale sia il modo migliore d’implementare l’intelligenza artificiale al nostro interno. Di recente abbiamo interpellato un’azienda per un’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle applicazioni robotiche associate a sistemi di vision e di deep learning (autoapprendimento) sulla base dei casi incontrati nel tempo. Non è semplice decidere, ma è un passo inevitabile, bisogna soltanto aspettare in alcuni casi l’applicazione giusta e, finché non introduciamo una vera applicazione, è un ambito di cui non si può valutare bene l’impatto. Però non è escluso che nel prossimo futuro nascano veri e propri progetti interni di sviluppo mirato, perché Clevertech sta crescendo, anche a livello di fatturato, quindi metteremo sempre di più a disposizione della ricerca e sviluppo pura un budget importante, e una buona parte sarà dedicata a questo ambito d’innovazione.
Clevertech ha una vocazione per le innovazioni. Nei sedici anni in cui lei ha lavorato sicuramente ne avete introdotte tante, ma ce n’è qualcuna in particolare in cui lei è stato protagonista?
Ho partecipato a quasi tutte le innovazioni tecniche intervenute in questi anni, ma in particolare penso di aver contribuito alla trasformazione di Clevertech, che nel tempo ha cambiato molto il suo modello di business: da semplice fornitore di macchine a fornitore di linee di produzione e sistemi altamente integrati. Ho potuto seguire l’intera fase di questo sviluppo che ha comportato anche la necessità d’integrare e di acquisire nuove competenze, trasversalmente ai settori che nel frattempo sono cresciuti, dall’home e personal care al food, al pet food, al beverage e più recentemente nell’e-commerce e nel settore del tabacco. In questi anni ci siamo posizionati come interlocutori di alto livello per i clienti e abbiamo aumentato il numero di brevetti depositati di tecnologie che stanno facendo la differenza.
Dopo un’attività di atleta semi professionista, lei l’anno scorso si è aggiudicato il titolo di miglior giocatore di basket nei campionati amatoriali (il suo Santos Clevertech è stato più volte campione CSI, a livello provinciale, regionale e nazionale negli ultimi anni). Cosa ha portato del gioco nel suo lavoro?
A 47 anni la mia carriera sportiva volge al termine ma sto continuando a giocare a livello amatoriale, però del mio passato di atleta semi professionista rimane il gusto della competizione, una cosa che fa parte di me anche nell’ambito lavorativo e mi permette di ottenere risultati eccellenti sfruttando al massimo le mie capacità.
In che modo gestite l’attività delle varie filiali nel mondo?
Abbiamo tra le nostre filiali hub tecnici strategici per noi: in Messico, per esempio, abbiamo un hub con cinquanta ingegneri esperti in automazione, in Polonia e in India ne abbiamo una decina per ciascuna sede. In questo momento stiamo portando avanti un grande processo di coordinamento in modo che ciascuno degli hub sia collegato da remoto all’headquarter e agli altri hub e ciascun team sia informato in tempo reale di tutte le attività in corso. Questo aumenta enormemente la nostra disponibilità di risorse in un momento in cui il mercato ne offre poche e non è così semplice trovare ingegneri competenti nel nostro territorio, verso cui ovviamente rimane vivo il nostro interesse e per questo stiamo intensificando le collaborazioni con l’università e con l’ITS Maker, di cui siamo fondatori. Stiamo collaborando con l’ITS di Reggio Emilia, soprattutto per quanto riguarda l’automazione software, ma stiamo contribuendo anche ad avviare un filone per la formazione nella progettazione elettrica. Di recente abbiamo ricevuto la visita di una delegazione dell’ITS Francia e abbiamo preso accordi per ospitare un ragazzo che poi eventualmente potrà lavorare nella nostra filiale francese. Quindi possiamo dire che la nostra collaborazione con l’ITS Maker ormai sta varcando la frontiera.