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LA PROLIFERAZIONE DEI MICRORGANISMI CONTRO LA DESERTIFICAZIONE

amministratore e agrotecnico di B.E.A. Srl-Biotecnologie per l’Ecologia e l’Agricoltura, Faetano, Repubblica di San Marino

Negli ultimi anni diverse associazioni per la tutela dell’ambiente hanno lanciato l’allarme per il “degrado del suolo” dovuto alla perdita di biodiversità mi- crobica, causa dell’infertilità di milioni di ettari. Questo depauperamento contribuisce all’aumento della desertificaione dei terreni e ha implicazioni non soltanto per l’avvenire dell’agricoltura ma anche per l’alimentazione dell’uomo. Da oltre cinquant’anni lei è impegnato nella ricerca e nella produzione di biotecnologie peAggiungi Nuovo Articolor l’agricoltura. Luigi, quali sono le sue valutazioni su questo tema?

L’uso indiscriminato di concimi minerali senza l’apporto di sostanza organica ha alterato l’attività microbiologica che avviene nel suolo. L’humus sta scomparendo – e con l’humus anche la casa dei batteri e dei microrganismi –, perché è stato alterato il suo equilibrio, di conseguenza le piante vivono in un ambiente che non è più quello tipico di un terreno fertile. Il terreno di un bosco si rigenera continuamente, invece un terreno concimato con concimi chimici ma senza l’apporto di sostanza organica ha una forte riduzione dell’attività microbiologica, che ne comporta la mineralizzazione ovvero la perdita di humus.

L’humus è l’elaborazione della sostanza organica da parte di diversi microrganismi, che, anche attraverso l’intervento dei lombrichi, trasformano la materia organica fresca, come per esempio letame, foglie, rametti, radici o carcasse di insetti. Senza l’apporto di questi microrganismi tutto ciò che è sostanza organica sarebbe addirittura fitotossico. Per esempio, se prendiamo del letame fresco per seminarlo intorno alle piante, queste morirebbero. Se invece lo lasciamo riposare per un certo tempo, fino a che non diventa una pasta nera, la proliferazione dei microrganismi lo trasforma in humus. Se mettiamo dei semi su questo composto vedremo nascere piante bellissime.

Più volte l’Unione europea ha lanciato l’allarme per la desertificazione del suolo, soprattutto di quello dei paesi del Mediterraneo. Qual è l’apporto delle vostre biotecnologie?

Questa desertificazione, che si imputa all’utilizzo intensivo dei terreni nei paesi industrializzati, è democratica. Sta avanzando anche in Africa, anzi avviene soprattutto nei paesi non industrializzati e per contrastarla sono in ballo enormi interessi finanziari. In realtà, il problema è meno grave di quello che si potrebbe pensare. Ed è un problema riparabile con mezzi che non impegnano la grande economia mondiale. L’allarme per il cambiamento climatico sembra funzionale a distogliere l’attenzione da interventi efficaci che hanno costi estremamente ridotti. Il terreno desertificato non è morto, ma ha soltanto bisogno di aiuto.

Attualmente nel mondo c’è grande attenzione alle biotecnologie, ma c’è anche molto, molto fumo e poco arrosto. Quando, nel 1972, noi abbiamo incominciato a produrre batteri eravamo considerati come matti. Oggi sono molte le aziende che producono batteri, però un conto è produrre microrganismi che muoiono poco dopo essere stati sparsi nel terreno e un conto è impiegare una combinazione di centinaia di specie di microrganismi che fertilizzano il terreno. Il risultato è molto, molto diverso.

Vilcu, lei lavora con Luigi De Ales da molti anni. Perché oggi è così importante investire nelle nuove biotecnologie per l’ambiente?

Noi produciamo biotecnologie per l’agricoltura che sono portentose grazie alla ricerca di Luigi, che ha messo a punto prodotti di rigenerazione del suolo davvero efficaci per la salute del suolo e che riducono l’impiego di fitofarmaci e di concimi chimici. Con questi prodotti restituiamo la fertilità al terreno che l’ha perduta, attuando pienamente il programma europeo del Green Deal, che promuove un’agricoltura rigenerativa e sostenibile.

I nostri prodotti sono integratori del suolo che agiscono come gli integratori per il corpo umano e la loro efficacia è constatabile dalla salute delle piante. Stiamo ottenendo risultati strabilianti in vari paesi del mondo, fra cui Portogallo e Spagna, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Brasile, Congo e Florida. Allora, non ca- pisco perché la normativa europea, se continua a promuovere finanziamenti a fondo perduto del 70-80% per l’acquisto di trattori altamente performanti, dotati per esempio di GPS, e proibisce l’utilizzo di un nu- mero sempre maggiore di fitofarmaci, poi non si preoccupi di sostenere l’impiego di prodotti per rigenerare i suoli fiaccati dalla crisi climatica. Perché l’UE non eroga contributi agli agricoltori in modo che impieghino prodotti per l’agricoltura rigenerativa a base organica?

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