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L’ARTE DI CONSOLIDARE IL PATRIMONIO IMMOBILIARE ITALIANO

dottore geologo, socio di Systab Srl, Parma

Il consolidamento degli edifici è un’arte. Per questo, l’azienda di cui lei è socio fondatore, Systab, si avvale dell’esperienza di tecnici specializzati da oltre vent’anni, fra ingegneri e geologi, esperti nella valutazione della conformazione morfologica del suolo italiano. Per consolidare il terreno di fondazione degli edifici, voi intervenite non soltanto con iniezioni di resine espandenti, ma anche con tecniche di consolidamento poco invasive. Quali sono?

Le iniezioni di resine o di miscele cementizie generalmente non si prestano ai trattamenti di grandi volumi di terreno, perché sarebbe necessario impiegare quantità molto elevate di materiale, con costi esorbitanti e risultati non sempre affidabili. Allora, per realizzare fondazioni a bassa invasività, noi adoperiamo un altro tipo di intervento, che consiste nel fare nuove fondazioni più profonde, in modo da contrastare il cedimento dell’edificio privo di fondazioni o che ha fon- dazioni superficiali oppure costruite su terreni scarsamente portanti.

I dispositivi della linea di palificazione Systab garantiscono un inter vento di fondazione che trasferisce il carico della casa dagli 8 ai 10 metri di profondità, a seconda della morfologia geologica del terreno su cui è costruito l’edificio. Nell’indagine geologica noi verifichiamo su quale orizzonte di profondità possiamo trasferire il carico della casa in modo poco invasivo, inserendo nuove fondazioni con l’ausilio di micropali in acciaio.

Il consolidamento con micropali è una forma di ingegneria geotecnica utilizzata per rinforzare le fondazioni esistenti o per migliorare le caratteristiche meccaniche del terreno. Con questo sistema di palificazione noi sfruttiamo il peso della casa per infiggere il palo nel terreno attraverso dei martinetti idraulici. Questo consente di evitare il ricorso a perforazioni, che comportano l’estrazione di terreno, dando subito una spinta all’edificio e sollevandone la struttura.

Quanto tempo richiede l’intervento con i micropali?

Dipende da quanto è grande l’immobile oppure da quanto è estesa la parte da consolidare. Sono diverse le variabili, ma, se l’intervento con le resine mediamente dura due giorni, quello con i nostri pali può durarne cinque. Resta, quindi, un intervento abbastanza rapido, che consente di risolvere il problema del consolidamento in una settimana.

Noi lavoriamo in tutta Italia, soprattutto in Appennino e nella fascia collinare che va da Piacenza fino alle Marche, intervenendo non soltanto con iniezioni di resine ma anche con il sistema di palificazione. A volte interveniamo anche in zone pianeggianti, quando il terreno è scadente oppure per cause di banale entità, come avviene per esempio a seguito di una perdita d’acqua che determina il cedimento. Quando il problema è di una certa importanza non sono sufficienti le resine, ma occorre ricorrere all’uso di micropali precaricati. In alcuni casi, però, possiamo intervenire con entrambe le tecnologie, sia con le resine sia con i micropali.

È possibile intervenire prima che si formi la crepa?

La crepa è il sintomo più evidente del cedimento strutturale. Qualche volta possono essere altre le avvisaglie, come per esempio quando gli infissi non chiudono bene oppure si sentono scricchiolii sospetti. Tuttavia, finché non si manifesta la lesione è difficile stabilire se si tratti effettivamente di un problema che necessita il consolidamento dell’edificio.

A volte anche il tecnico può non riscontrare in maniera chiara il cedimento, che può diventare evidente anche dopo dieci o quindici anni, quando, durante un’estate particolarmente secca, si abbassa la falda acquifera, com’è accaduto negli ultimi anni. Sul muro in cui, per esempio, non è stato individuato un abbassa mento della falda si può determinare un cedimento differenziale. Si chiama così perché una parte della struttura cede o si muove rispetto all’altra che rimane ferma o si muove meno, procurando una distorsione nella struttura che causa le crepe e altri problemi.

Non esiste una tecnica che sia la migliore in assoluto, ma è necessario valutare caso per caso. Così come la crepa che si apre in condizioni stati che non è necessariamente pericolosa, ma può diventarlo in condizioni dinamiche come un evento sismico, perché è un punto debole della struttura. Nelle zone sismiche occorre avere più accortezze, perché la struttura lesionata è sempre più debole di una che è ancora integra.

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