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PROGRESS PROFILES: 40 ANNI DI BELLEZZA E FUNZIONALITÀ

AD & CEO di Progress Profiles SpA, Asolo (TV)

Il Cersaie 2025 è stata la ventottesima edizione alla quale ha partecipato Progress Profiles, leader mondiale nella produzione di profili tecnici e decorativi di finitura e sistemi di posa, che oggi festeggia i suoi primi quarant’anni: un traguardo importante, frutto dell’investimento costante nella ricerca e nella combinazione vincente fra bellezza e funzionalità…

La nostra azienda è nata nel 1985 dall’esperienza che mio padre, Lino Bordin, ha maturato dal 1965 al 1982 in Canada, nel settore dell’estrusione e degli stampi di materie plastiche. Tornato in Italia, ha incominciato a preparare il terreno per la nascita dell’attività, che inizialmente si chiamava Progress Plast. Nel 2010, dopo un importante operazione di rebranding, l’azienda ha assunto il nome attuale, ma la sua evoluzione è stata incessante nell’arco di questi quarant’anni. E i numeri parlano chiaro: esportiamo in oltre ottanta paesi, abbiamo circa 220 collaboratori, di cui 190 nel quartier generale di Asolo (TV) e gli altri nelle quattro filiali estere (negli States e negli Emirati Arabi), e circa 120 agenti tecnici commerciali nel mondo; abbiamo ideato e realizzato oltre 15.000 prodotti, 21 sistemi di posa, 50 brevetti e un nuovo concept, Kaleidos.

È una delle principali novità che avete portato al Cersaie quest’anno…

Infatti, abbiamo ideato Kaleidos per offrire agli architetti finiture in sintonia con gli stili contemporanei, con texture materiche che richiamano la pietra, il cemento, il legno e i metalli e si combinano con una palette di colori innovativa, creando finiture per pavimenti e rivestimenti che arricchiscono ogni spazio con nuove sfumature estetiche ed emozionali.

In questi quarant’anni abbiamo sviluppato innovazione, brevetti e tecnologie per qualsiasi tipo di pavimento e rivestimento – ceramica, legno, marmo, moquettes –, a partire dalle finiture estetiche fino ad arrivare, circa quindici anni fa, nel mondo dei sistemi per la posa, dove generiamo qualità per rendere più semplice la posa e fare in modo che duri più a lungo possibile.

Voi avete anche una grande attenzione all’ambiente e all’efficienza energetica…

La sostenibilità è uno dei cardini della strategia aziendale. Abbiamo un alto livello di ecosostenibilità: quasi un MW di impianti fotovoltaici ci consentono di sfruttare l’energia in autoconsumo. Inoltre, utilizziamo materiali riciclati e rigeneriamo materiali come l’alluminio, l’ottone e l’acciaio. Per noi la sostenibilità è parte della qualità del prodotto e del valore che vogliamo trasmettere.

A proposito di trasmissione, siete rinomati anche per l’investimento nella formazione…

L’Academy, un vero fiore all’occhiello della nostra azienda, nel 2024 ha formato oltre 11.700 professionisti del settore, attraverso corsi teorici e pratici dedicati alle principali tematiche dell’edilizia e alle normative vigenti in materia di posa. Per i posatori abbiamo ideato una specializzazione che li certifica come “Posatori Progress Profiles”, mentre agli architetti riconosciamo ben sei crediti formativi per ciascun corso, tanto per far capire il livello tecnico e innovativo della nostra proposta. I nostri prodotti hanno un tale contenuto tecnico che necessitano di una formazione specifica e dettagliata, sia teorica sia pratica, per chi li utilizza. Per quanto riguarda il nostro interno, invece, la formazione è costante, soprattutto per i collaboratori che si occupano del pre e post vendita e per i tecnici che si recano nei cantieri per illustrare i nostri sistemi.

E, in virtù del fatto che il nostro training center è riconosciuto a livello internazionale come centro di eccellenza, negli ultimi anni abbiamo esteso all’Academy gli investimenti infrastrutturali realizzati per rinnovare e ingrandire il nostro headquarter di Asolo, ampliandola e modernizzandola con spazi all’avanguardia di 500 metri quadri. Anche perché abbiamo l’obiettivo di arrivare a 100.000 persone formate nei prossimi anni, sia in sede sia attraverso webinar e sia presso i clienti fidelizzati.

In questi quarant’anni avete consolidato la vostra espansione globale, mantenendo salde le vostre radici e continuando a produrre nella provincia di Treviso, per assicurare l’attenzione al dettaglio e il design made in Italy che vi hanno resi protagonisti sul mercato…

Non vogliamo rinunciare a questo valore aggiunto perché la qualità italiana, controllata in Italia, è a un livello superiore. Potremmo produrre in Cina o in Turchia, ma la qualità dei nostri competitor in quei paesi è nettamente inferiore. Per questo vogliamo mantenere il controllo su tutta la filiera produttiva e qualitativa, come abbiamo sempre fatto e come continueremo a fare.

Questo numero del nostro magazine, “La città del secondo rinascimento”, è dedicato al tema del privato. Com’è considerato il privato dalle istituzioni in Italia e che cosa potrebbero fare per valorizzare il made in Italy, che è riconosciuto in tutto il mondo?

Tocca un tasto dolente. Il nostro paese vanta eccellenze uniche al mondo, ma le difficoltà che devono affrontare le imprese sono ancora tante, prima fra tutte quella di reperire manodopera, sia specializzata sia generica. Non si capisce perché l’immigrazione non venga organizzata e formata per sostenere la crescita delle aziende. Quando mio padre arrivò in Canada nel 1965 trovò un’organizzazione che lo aiutò a integrarsi nel mondo del lavoro, a imparare la lingua, a rispettare le leggi e a contribuire, così, all’economia del paese. Noi dovremmo seguire quel modello, dove la cittadinanza si conquista anche attraverso il contributo alla produzione delle eccellenze italiane.

Le istituzioni stanno migliorando, però siamo ancora lontani da quella che dovrebbe essere la base di servizi e opportunità da garantire al manifatturiero italiano per essere più competitivo rispetto al resto del mondo. Il rischio è che in futuro le aziende si spostino sempre più in altri paesi o che la produzione sia affidata totalmente agli umanoidi, facendoci perdere chiaramente il contenuto di creatività che deriva dalla sensibilità umana. La carenza di manodopera riguarda tutti i settori industriali, per questo le istituzioni dovrebbero dedicare la massima attenzione alle proposte che gli imprenditori possono avanzare in questa direzione.

Il problema è sicuramente culturale e riguarda l’intera società: forse, a causa dell’incertezza del futuro, oggi c’è molta più ossessione verso i diritti e poca educazione verso i doveri. Non era così negli anni ottanta e novanta, e fino all’inizio del 2000, un periodo in cui la nostra società ha vissuto l’apice di un benessere diffuso, soprattutto nelle famiglie della classe media, che potevano permettersi la casa, l’auto e le vacanze. Poi, con l’introduzione dell’euro e l’attacco alle Torri gemelle è incominciata una fase di transizione in cui la classe media praticamente non esiste più e la società si è polarizzata fra chi vive al limite della sopravvivenza e chi invece percepisce utili stratosferici. Cosa è successo? Probabilmente, è intervenuto un eccesso di avidità da parte dei gruppi miliardari, che prosperano in modo incontrollato, senza contribuire al benessere della fascia medio bassa. E non sto parlando di assistenzialismo, ma di porre le condizioni affinché anche le piccole attività possano essere valorizzate e non intralciate dalla valanga di burocrazia e di normative applicate in modo standard, senza tenere conto delle dimensioni di ciascuna azienda. Anche la digitalizzazione, che doveva snellire le procedure burocratiche, spesso le complica: i sistemi si bloccano, le pratiche si perdono, mentre in altri paesi europei la digitalizzazione ha dato alle imprese e ai cittadini l’apporto per cui era stata introdotta.

Per me, che ho una cultura anglosassone, oltre che italiana, e ho viaggiato tanto, dall’America all’Australia, è inconcepibile che nel paese più bello del mondo, ricco di eccellenze in tutti gli ambiti – arte, cultura, industria, tradizioni, paesaggi, divertimento, cucina – debbano esserci tutte queste difficoltà. Un detto recita che il Signore ha creato l’Italia mettendoci le cose più belle che si potessero immaginare, quindi l’unica cosa che poteva fare per ristabilire un equilibrio con gli altri paesi era metterci gli italiani.

 

 

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