
È sempre un onore partecipare a incontri in cui si respira il futuro, come questa celebrazione dei 35 anni di TEC Eurolab, in una sede che rappresenta un punto nevralgico per l’Emilia-Romagna: l’Accademia Militare di Modena. Un saluto particolare al presidente Paolo Moscatti e alla sua famiglia perché stanno costruendo una delle esperienze più avanzate e significative del nostro territorio, capace di coniugare innovazione, forte legame con la comunità locale e una spiccata proiezione internazionale. Sono la prova concreta che si può essere profondamente radicati nella propria terra e, allo stesso tempo, pienamente presenti nel mondo. E questo è un fattore eccezionale, oggi più che mai.
Il lavoro che stanno portando avanti dimostra cosa significa davvero collaborare con le istituzioni, partecipare attivamente alla vita dei corpi intermedi – anche attraverso le nuove generazioni, come nel caso di Marco Moscatti, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia Area Centro – e contribuire alla crescita collettiva del territorio. È anche per questo che la considero un’azienda modello dell’Emilia-Romagna: per la qualità che esprime, per l’etica del lavoro, per la capacità di tenere insieme umanesimo e tecnologia.
Viviamo una fase storica complessa. Accanto agli sconvolgimenti geopolitici ed economici globali, ciò che ci preoccupa di più è il degrado geo-valoriale, che mette in discussione la democrazia liberale. Ed è proprio in momenti come questi che realtà come TEC Eurolab diventano ancora più preziose: imprese che dimostrano come si possa fare innovazione nel rispetto delle regole, con un approccio inclusivo, dove la libertà d’impresa si accompagna alla responsabilità sociale e alla coesione territoriale.
In Emilia-Romagna abbiamo scelto con chiarezza da che parte stare: abbiamo costruito il Patto per il Lavoro e per il Clima proprio a partire da un confronto tra istituzioni, imprese, sindacati, università e territori. Lo abbiamo fatto prima, non dopo. Perché quando si decide insieme dove andare, si diventa affidabili, coerenti, credibili. E dentro questa cornice si muove anche la strategia industriale della Regione.
Stiamo investendo in tre direzioni decisive. La prima è la digitalizzazione: non si può lasciare indietro nessuno. Il divario digitale, oggi, rischia di creare una frattura sociale ed economica che può diventare irreversibile. Il vero pericolo non è solo l’arretratezza tecnologica, ma l’“analfabetismo dell’innovazione”, soprattutto nelle filiere e nella piccola impresa. Ecco perché portare la tecnologia dentro la filiera, come fa TEC Eurolab, è un atto non solo economico, ma democratico.
La seconda direzione è la sostenibilità: la sfida ambientale non è rinviabile, ma non può essere affrontata senza progettare contestualmente una tenuta sociale. L’ambiente deve generare lavoro, non esclusione. Chi saprà innovare nei prodotti e nei processi, in chiave sostenibile, si costruirà una reputazione commerciale fortissima. La partita è aperta, anche in Europa, e si gioca ora.
Il terzo asse è l’alleanza pubblico-privato, che in Emilia[1]Romagna è storica e strutturale. L’Europa ci chiede ora di “mettere a terra” una nuova politica industriale. Dobbiamo uscire dalla morsa che ci stringe tra la Silicon Valley e l’Asia, riconquistare un’indipendenza tecnologica e produttiva strategica. In questo senso, abbiamo studiato attentamente anche il memorandum Draghi: 800 miliardi l’anno in investimenti pubblici per rilanciare l’Europa. E noi vogliamo esserci, con le nostre imprese e con le nostre idee.
Ma tutto questo non sarà possibile senza il capitale intellettuale, senza i cervelli. Le imprese possono essere eccezionali, ma se perdiamo i talenti, perdiamo tutto. Ogni anno circa 100.000 giovani varcano la frontiera, e non sono solo pizzaioli, come si dice con superficialità: spesso sono i laureati, i più preparati, i più brillanti, quelli su cui abbiamo investito di più. Ed è per questo che l’Emilia[1]Romagna ha approvato la prima legge regionale in Italia per attrarre e trattenere i talenti. Una legge votata da tutte le forze politiche, a dimostrazione della centralità del tema.
I giovani non cercano solo stipendi, ma percorsi. Vogliono qualità della vita, cultura, bellezza. Vogliono lavorare in aziende di reputazione, che sappiano valorizzarli, inserirli in un contesto culturale e tecnologico di eccellenza. TEC Eurolab è esattamente questo: un luogo dove si può costruire il proprio futuro, trovare un lavoro di qualità in un ecosistema che coniuga innovazione e umanesimo.
In un Paese senza materie prime, con demografia stagnante e un debito pubblico che sfiora i tremila miliardi, la leva decisiva sarà proprio questa: innovazione e talento. E quindi grazie, davvero, a TEC Eurolab, per il suo contributo straordinario. Perché non solo rappresenta l’Emilia-Romagna nel mondo, ma offre al mondo un modello di Emilia-Romagna che funziona: competitivo, inclusivo, intelligente.
L’articolo di Vincenzo Colla è tratto dal convegno Raccontare l’impresa. Costruire il futuro, in occasione dei 35 anni di TEC Eurolab (Palazzo Ducale, Modena, 10 giugno 2025).
