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IL CONTRIBUTO DELLE DONNE ALLA VALORIZZAZIONE

ingegnere aerospaziale, direttore Ricerca e Sviluppo, G. Mondini Spa, Cologne (BS)

Questo numero della rivista esplora l’apporto delle donne nell’impresa e nella vita di ciascuno. Mi pare che alla G. Mondini Spa non manchino le donne importanti, a cominciare dalla nonna Jole…

Se consideriamo il Cda dell’impresa, le donne sono in maggioranza: oltre a mia nonna, che segue tuttora l’amministrazione, ci sono mia madre, Cristina, che si occupa di aspetti legali e HR, e mia zia, Melisenda, che collabora con mia nonna; mentre gli altri azionisti sono i miei zii Paolo e Nazzareno, che sono responsabili dell’ufficio tecnico e della produzione, seguendo le orme del fondatore, mio nonno Giovanni. Fin dai primi  anni di vita, la G. Mondini si è avvalsa della sinergia fra persone con talenti differenti che remavano nella stessa direzione, e questa è stata la  base per costruire un’azienda solida con oltre cinquant’anni di storia. Mio nonno era felice di poter dedicarsi completamente alle sue invenzioni, agli incontri con clienti e fornitori e alla produzione delle macchine, perché era tranquillo, poteva fidarsi a occhi chiusi della nonna che teneva la contabilità alla perfezione e riusciva sempre a far quadrare i conti. D’altra parte, come lei racconta in un numero precedente della rivista (n. 109, giugno 2024), fin da quando frequentava le scuole elementari la mamma (che aveva nove figli) “mi aveva incaricato di tenere i conti sul libretto della spesa che facevamo dal fornaio e dal droghiere. In quel piccolo libretto blu registravo i movimenti di una linea di credito che i negozianti ci concedevano. Io facevo i conti, a fine pagina segnavo il totale e lo riportavo nella pagina successiva. E la stessa cosa facevo in azienda quando tenevo lo scadenzario dei fornitori: non c’era il computer, perciò facevo i conti proprio come quando ero bambina”. Adesso le stesse sinergie sono in atto fra mia nonna e i figli, e questo è un punto di forza che avvantaggia notevolmente le imprese familiari, l’opportunità di dare un apporto sulla base dei propri talenti e lasciare che altri facciano lo stesso, quindi poter contare su persone di fiducia, senza dover preoccuparsi di aspetti che, quando un imprenditore è da solo, non può trascurare.

La precisione delle donne è proverbiale e forse per questo in amministrazione da noi ce ne sono tante, così come nel back office commerciale,  dove riescono a mettere ordine e a tenere le fila del materiale e delle idee che i venditori producono nei loro incontri e nelle loro telefonate con i  clienti. Il loro aiuto è indispensabile anche per formulare le offerte. Di ritorno dalle fiere, per esempio, è importante catalogare tutto il materiale  che raccogliamo, anche se non riguarda potenziali clienti con cui si giunge a ottenere un ordine nell’immediato, perché con ciascuno s’incomincia a parlare e magari nascono nuove idee che non c’entrano affatto con le macchine che abbiamo portato in fiera. L’importante èmantenere le relazioni con i clienti, attuali o potenziali. In questo ci aiutano tantissimo le ragazze del back office oppure, per esempio, la responsabile dei programmi di sostenibilità che segue lo sviluppo del packaging. L’ordine e la pulizia che riescono a dare le ragazze a un  progetto sono rari negli uomini, che hanno un approccio più pragmatico e rifuggono dagli aspetti “burocratici”, ritenendoli una perdita di tempo. Invece, senza questi aspetti, senza chi tiene traccia dei vari elementi, è facile perdere la bussola.

Anche perché non si tratta di burocrazia ma di formalizzazione, e la formalizzazione è essenziale per il valore, è una forma di scrittura, quindi di valorizzazione della memoria e dell’esperienza. Che cosa vale un’esperienza se non si scrive, se nulla resta di essa?

A proposito di esperienze che si scrivono, negli anni dell’università, al corso di laurea in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano ho incontrato tre donne scienziate di grande spessore intellettuale, non solo di grande preparazione come professoresse: la prima non ha bisogno di presentazioni, Amalia Ercoli Finzi, che ho avuto il piacere d’incontrare anche in varie conferenze; è stata la prima donna in Italia a laurearsi con lode in ingegneria aeronautica nel 1962 al Politecnico di Milano, dove poi ha insegnato meccanica orbitale, è consulente scientifica della  NASA, dell’ASI e dell’ESA ed è stata protagonista della missione Rosetta. Poi, con la sua allieva, Michèle Lavagna, ho fatto l’esame di Space mission analysis and design, basato su un mega progetto per la realizzazione di una missione sulla Luna, un’esperienza bellissima. L’altraprofessoressa che mi ha seguito per la tesi è Camilla Colombo, docente di meccanica orbitale, e per me è stato un grande piacere lavorare con lei e con la sua dottoranda Francesca Scala.

Quindi a questo nel suo corso di laurea d’ingegneria aerospaziale le donne sono quattro…

Infatti. E poi dicono che l’ingegneria è un mondo di soli uomini. Io ho la prova che le donne nella scienza sono molto brave e preparate, quindi bando ai pregiudizi, perché sarebbe un vero peccato dissuadere una ragazza che ha passione per le materie STEM soltanto perché le professioni tecniche e scientifiche sono considerate maschili. Purtroppo, nelle aziende questo si traduce in una carenza di collaboratrici nelle funzioni tecniche: quando pubblichiamo gli annunci a volte non ci arriva neanche un curriculum da parte di una donna ingegnere o perito, mentre nericeviamo tanti per le funzioni amministrative. Ma anche quando andiamo in visita dai clienti, vediamo pochissime donne che lavorano almontaggio delle macchine o all’assistenza post-vendita. Invece, si vedono tante donne polacche o ucraine, molto precise, impiegate nelle linee di montaggio in aziende in cui svolgono lavori ripetitivi; soprattutto in Inghilterra, ci sono tante line leader polacche che riescono a capire il funzionamento della macchina, a settarne i parametri e a operarvi con grande velocità e affidabilità. Quindi non c’è niente che precluda alle donne di svolgere funzioni tecniche e ingegneristiche, è soltanto per una questione culturale se le ragazze si orientano maggiormente verso materie umanistiche, però c’è bisogno anche di donne della scienza, come quelle che ho incontrato all’università.

Quali sono i progetti che sta seguendo in questo periodo in azienda?

In questo momento c’è tanto fermento nel nostro settore e tante innovazioni che abbiamo spinto noi stessi, portando nelle fiere macchine avveniristiche come la Trave e la Sinfonia e un Vision System basato su algoritmi di e-learning, intelligenza artificiale, per il controllo qualità del prodotto sia in ingresso sia in uscita dalla macchina. Chiaramente, i competitors non sono rimasti a guardare e si stanno muovendo a loro volta, quindi noi dobbiamo spingere tanto per consolidare sul mercato il vantaggio tecnico che abbiamo acquisito sulle varie linee e sulle varie nuove macchine. Inoltre, stiamo sviluppando il Vision System anche per fare controlli attivi e proattivi durante le fasi di produzione, in modo da capire il livello di funzionamento ottimale della macchina.

Gli argomenti sono tanti e soprattutto quelli d’intelligenza artificiale sono temi che si muovono con una velocità incredibile. Basti vedere cosa è appena uscito: Grok 3, Claude 3.7, ChatGPT 4.5, che hanno fatto salti incredibili dal punto di vista della capacità dell’intelligenza artificiale. Anche per questo, mentre mi trovavo a Los Angeles in visita a un nostro cliente, ho approfittato dello stesso fuso orario per fare una call con una start-up del posto che si chiama Rabbit e ha inventato un dispositivo di intelligenza artificiale in cui è possibile interagire solo attraverso la  voce, non attraverso interfacce, in modo tale che la relazione tra uomo e tecnologia sia molto immediata. Hanno sviluppato un modello che si chiama Large Action Model, LAM, dove praticamente i comandi vocali vengono trasformati in azioni e comandi. Ci piacerebbe costruire un cervellone, un database interno per condividere le informazioni in maniera molto rapida, evitando di obbligare le persone, che siano i tecnici o i clienti, a compilare i moduli e a usare interfacce che sono poco user friendly. L’idea è quella di fornire ai tecnici e ai clienti uno strumento in cui  devono usare solo la conversazione e, spiegando il problema o addirittura semplicemente facendo la foto del problema, possano essere guidati verbalmente verso la soluzione del problema. Rabbit ha già sviluppato un dispositivo commerciale per il consumatore finale, con cui l’utente  interloquisce attraverso prompt, come fa con ChatGPT. È dotato di un microfono con un altoparlante, un piccolo schermo che visualizza le informazioni e una fotocamera per fare le foto che l’algoritmo d’intelligenza artificiale può analizzare per poi rispondere in base all’analisi della foto. In realtà, come dicevo, hanno sviluppato anche un LAM a cui si può insegnare attraverso il loro website a navigare e a interagire su tutti i siti. Una volta che ha imparato a navigare su un sito, per esempio su Flightradar24, il loro sistema può controllare la posizione di un volo. Quindi è interessante come concetto. E visto che stanno lavorando su questo tipo di algoritmi che potrebbe essere simile a quello che vorremmo sviluppare noi, e soprattutto sono una start-up, quindi non hanno costi fuori scala per noi, come quelli dei grandi player, intravediamo una bella opportunità. E anche loro sono stati entusiasti in questo primo incontro, erano molto contenti di aver ricevuto questa richiesta da noi.

 

 

 

 

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