Il “World Economic Outlook” del Fondo Monetario Internazionale di aprile scorso ha rivisto le stime di crescita per il 2025 e il 2026 al ribasso per tutti i paesi, rilevando che, dopo un periodo di relativa stabilizzazione dell’economia globale, gli importanti cambiamenti politici degli ultimi mesi stanno generando un’incertezza senza precedenti nelle politiche commerciali.
In che modo si prepara ad affrontare questo periodo d’incertezza un’industria come la G. Mondini S.p.A., che ha alle spalle oltre cinquant’anni di storia e di avventure? E in che modo le imprese italiane possono avvalersi di esempi come quello del fondatore, Giovanni Mondini, suo nonno, che non si fermava mai di fronte alle difficoltà, non perdeva mai la bussola, ma trovava sempre il modo per introdurre le variazioni necessarie in corso d’opera e arrivare in porto?
Io dico che l’incertezza è la base del business, nel senso che nessuno ha la soluzione in tasca, anzi, una delle definizioni dell’imprenditore è proprio di qualcuno che rischia, che si mette in gioco e mette a frutto le capacità e le risorse indispensabili per realizzare ciò in cui scommette. Quindi la definizione stessa di impresa rende impossibile evitare i rischi. E questo l’ho imparato soprattutto dopo essere entrato in azienda, perché, guardando dall’esterno, potevo pensare che in azienda chi prende le decisioni avesse sempre chiara la direzione e sapesse sempre cosa fare dinanzi ai problemi. Invece, vivendo ciascun giorno nell’impresa, si capisce che la meta è stabilita, ma il modo per raggiungerla è una questione di ipotesi e di adattamenti. D’altronde, anche Darwin con la teoria dell’evoluzione affermava che non vince la specie più forte, ma quella che sa adattarsi meglio. Allora, l’azienda, una volta definito dove arrivare, una volta tracciata la rotta, va incontro a circostanze ed eventi esterni che rendono imprescindibile seguire un’altra piega, o un’altra onda, e cambiare direzione. Quella che potrebbe sembrare una fragilità – il fatto di non potere aggrapparsi alla stabilità da monolite, a una struttura piramidale che veicola un’immagine di sicurezza sia verso i dipendenti sia verso il mercato – in realtà è ciò che costituisce la forza dell’impresa. Questo è particolarmente vero per la nostra impresa che, avendo un organigramma molto orizzontale, è molto rapida nelle decisioni e riesce ad adattarsi in maniera molto repentina ai cambiamenti.
Poi, certamente, non possiamo fare a meno di tenere conto del contesto geopolitico, perché noi siamo un’azienda globale, vendiamo in tutto il mondo. Ciò che sta avvenendo in questi anni – dalla guerra in Ucraina ai dazi che Trump ha imposto in aprile – sembra incredibilmente lontano dalla realtà: chi poteva immaginare che nel 2022 sarebbe scoppiata una guerra di tale portata? Tant’è vero che noi abbiamo aperto una filiale in Russia poco prima che scoppiasse la guerra. Esiste l’imprevedibile, ma, una volta che le cose accadono, bisogna sapersi adattare e rispondere in maniera veloce agli eventi. La forza delle aziende italiane sta proprio nell’ingegno e nella capacità di rispondere sia ai problemi tecnici sia anche ai problemi causati da fenomeni sfavorevoli al business, in questo caso, non solo europeo, ma mondiale. Ciò che i clienti all’estero cercano nelle imprese italiane, non solo nella nostra, sono soluzioni molto inventive a problemi complessi, cosa che non riescono a ottenere da fornitori di altri paesi, con culture differenti dalla nostra, tendenti maggiormente alla schematizzazione e alle soluzioni standard, oppure meno propensi a esporsi, come invece è insito nel Dna degli imprenditori italiani, che sono entusiasti di fare cose in cui scommettono, e dedicano più tempo e risorse per inventare e sviluppare nuovi prodotti e nuovi processi. E per farlo assumono rischi notevoli: noi, per esempio, quando lanciamo nuovi prodotti, ci accolliamo i rischi relativi alle tendenze del mercato e non abbiamo la certezza che una nuova macchina incontri subito il favore dei clienti; inoltre, a volte, vendiamo soluzioni ancora prima di averle effettivamente pensate o realizzate, e anche quello è un rischio. Ma una cosa che ci contraddistingue – e in questo seguiamo l’insegnamento di mio nonno, di cui parlo nel libro che ho scritto intorno alla sua vita – è la fiducia che riusciamo a trasmettere al cliente: una volta che diamo la nostra parola, facciamo di tutto per mantenerla. È una virtù che i clienti ci riconoscono e per questo ci hanno sempre premiato. Chiaramente, oltre allo sforzo per trovare sempre una soluzione, dobbiamo mettere sul tavolo il rischio che occorrano più risorse di quelle che inizialmente avevamo preventivato. Tuttavia, non ci tiriamo mai indietro, per noi la cosa più importante, quando abbiamo preso un impegno, è portarlo a termine. Questo fa tanta differenza, e sta anche alla serietà degli imprenditori italiani non fermarsi di fronte agli ostacoli, alle difficoltà e alle circostanze che le sfide mondiali mettono sul campo, ma avere fede nella riuscita e nella capacità di creare qualcosa di migliore e di innovativo anche per il futuro, con umiltà. Per mio nonno, l’audacia e la fiducia nelle sue capacità non derivavano dalla presunzione di essere bravo, ma dalla sua grande fede: “I risultati che ottengo – diceva – non sono merito mio, ma del Signore, che mi ha donato i talenti necessari. Il mio compito è metterli a frutto”.
In quali paesi operano le vostre filiali?
In Inghilterra, in Polonia, nel Benelux, quindi in Belgio, e in Francia. Inoltre, come dicevo, nel 2020 abbiamo aperto una filiale in Russia, la cui produzione però è bloccata a causa dell’embargo. L’unica cosa che prosegue è il service perché dev’essere garantito ai clienti. Negli Stati Uniti, invece, ci appoggiamo a un’agenzia con cui lavoriamo da quarant’anni e abbiamo instaurato una partnership molto proficua. Tuttavia, abbiamo in previsione di aumentare la nostra presenza sul territorio in futuro, anche perché ciò che fa la differenza oggi è il service, un rapporto continuativo, e ciò che vogliamo garantire sempre di più ai nostri clienti è un servizio immediato: nel settore del food in particolare, non si può mettere in stand-by una linea di produzione, soprattutto quando si tratta di alimenti deperibili, in cui i tempi di assistenza devono essere di ore, non di giorni. Quindi la presenza in loco è fondamentale per tanti clienti, e questo implica avere sul posto strutture con tecnici dedicati.
E implica anche tante ore di formazione per i tecnici in trasferta o del posto…
Occorre tanta formazione, insieme a tanta esperienza, ma anche proposte come quella cui accennavo nell’intervista precedente, per la realizzazione di un dispositivo di intelligenza artificiale per condividere le informazioni e le conoscenze dei tecnici. Me ne sto occupando personalmente, proseguendo l’interlocuzione con la start-up della California Rabbit per lo sviluppo di un dispositivo che utilizza il motore di ricerca Perplexity Ai. Abbiamo già avviato la raccolta dati per poi esplorare le potenzialità di questo progetto che dovrebbe ridurre notevolmente la difficoltà di formare tecnici preparati anche a distanza in più paesi e su macchinari diversi. È una sfida molto importante per il futuro, soprattutto perché, con l’ampliamento del nostro portfolio, aumenterà anche il numero di tecnici. Utilizzare l’intelligenza artificiale per catalogare e consultare la documentazione e dare la possibilità ai tecnici di accedere alle esperienze di vari interventi è sicuramente una cosa che riteniamo possa dare un enorme contributo in futuro nel velocizzare la definizione dei problemi e il training dei tecnici che potranno consultare un database in grado di rispondere con un linguaggio naturale.
Certo, se l’intelligenza artificiale viene istruita su documenti specifici, non c’è il rischio che “inventi” le risposte…
Infatti, sarà un training molto specifico sui manuali e soprattutto sui report degli interventi dei tecnici, perché è da lì che noi impariamo tanto, è uno dei punti di forza del nostro miglioramento continuo: impariamo dai feedback del lavoro dei tecnici sul campo, che ci portano molte idee su come migliorare le linee. Per questo vogliamo rendere accessibile a tutti in azienda la conoscenza che procede dall’esperienza del singolo tecnico. È molto sfidante perché comunque non è così semplice, però ci stiamo lavorando e sono confidente che riusciremo nel nostro intento.
In tre parole come definirebbe la vostra impresa?
È difficile rispondere con tre parole: potrei dire che è dinamica e innovativa, ma sono i soliti aggettivi standard. Ecco, posso dire che è una bella sfida, la nostra impresa è una sfida continua, e a noi piacciono le sfide. È difficile definire una realtà così complessa con poche parole, perché è costituita da tanti aspetti che s’intersecano fra loro con infinite sfumature. Inoltre, se poniamo questa domanda a ciascuno di coloro che vivono la nostra impresa, non ci sarà neppure una risposta uguale all’altra. L’impresa è il regno della differenza e della varietà.