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COSTRUIAMO IL NUOVO, RIGENERIAMO IL COSTRUITO

presidente di Rerum Capital Spa, Bologna

Lei è presidente del Club Deal Rerum Capital, che ha costruito alcuni immobili residenziali di pregio a Bologna e che, recentemente, ha avviato un nuovo cantiere nel pieno centro della città. In che modo il vostro intervento sarà orientato ai criteri di rigenerazione urbana?

La tensione che l’umanità ha avuto, soprattutto in Italia con il Rinascimento, verso la costruzione della città ideale – dipinta in una nota opera su tavola –, cioè verso una città in cui le forme, gli spazi e le prospettive traggono verso l’armonia e la bellezza, nell’ultimo secolo è venuta meno in seguito ai processi massicci di inurbamento. Le esigenze dell’edilizia moderna, soprattutto quelle intervenute durante la fase della ricostruzione post-bellica degli anni cinquanta e sessanta, hanno portato qualche forzatura anche a Bologna. Prima degli anni venti, per esempio, strade come via Rizzoli non esistevano e sono state costruite per dare prospettiva alle famose due torri, la Asinelli e la Garisenda. Lo stesso è avvenuto nel primo Novecento per la via dell’Indipendenza e, nella fase della ricostruzione post-bellica, per le vie Lame e Marconi. Questo tipo di edilizia ha trasformato profondamente il centro storico, ma non sempre con sapienza urbanistica. Oggi, vogliamo trasporre la nostra sensibilità architettonica nella ristrutturazione di un edificio degli anni cinquanta che abbiamo acquistato e che, fino a pochi anni fa, era adibito a istituto scolastico gestito da religiosi. In particolare, nel cuore della città, fra la stazione e Piazza Maggiore, stiamo intervenendo per dare nuova vita a questo edificio fronte strada, che è massiccio e imponente. All’interno vi è rimasta una corte verde, ampia e delimitata da fabbricati più bassi, costruiti in epoche precedenti. Ci siamo posti la questione di come coniugare l’intervento edilizio in modo che sappia rigenerare l’area prima dedicata ad una scuola con ampie aule, soffitti molto alti, grandi corridoi, un atrio molto spazioso e palestre nel seminterrato, oggi non più utilizzabili. Stiamo cercando di immaginare un progetto edilizio a vocazione residenziale, ma abbiamo riscontrato interesse da parte di investitori istituzionali e di fondi perché diventi anche uno studentato di alta qualità oppure abbia una destinazione turistico alberghiera o, ancora, diventi una Senior House di elevati standard.

Rerum ha sempre costruito o rigenerato edifici seguendo il criterio della bellezza, ma senza trascurare la loro qualità e funzionalità. Perché avete investito in questo progetto?

In generale, come abbiamo dichiarato altre volte sulle pagine di questa rivista e anche nella sede del bel convegno da voi organizzato sul tema della casa (La casa. La proprietà, l’investimento, l’accoglienza, Bologna, 29 ottobre 2024), noi siamo una società che investe in modo oculato il denaro dei nostri azionisti, e riporta a ciascuno di loro ogni anno un dividendo interessante. Per ottenere tutto questo cerchiamo di essere un’impresa immobiliare e di costruzioni orientata alla valorizzazione e alla rigenerazione urbana: ci interessano aree che, con i nostri interventi, possano diventare come brillanti ricavati da diamanti grezzi.

Possiamo constatare l’importanza della bellezza facendo il ragionamento inverso. Quanto sono brutti e anonimi i quartieri periferici delle grandi città metropolitane, come ad esempio Milano o Roma. Vivere in posti degradati vuol dire alimentare il disagio sociale. Ad eccezione di quartieri meglio progettati, come per esempio il Fossolo, anche Bologna ha zone meno fortunate nelle periferie della città e, a volte, con angoli non più utilizzati dell’area storica.

In questi anni avete aumentato in modo costante l’adesione di soci investitori a Rerum Capital. Perché avete trovato tanto consenso?

Abbiamo saputo proporre in forma moderna, sicura e redditizia l’impiego dei capitali di cui privati e aziende dispongono, aiutandoli a diversificare gli investimenti oltre il mercato finanziario, spesso percepito come troppo volatile e dominato da interessi geo-politici incomprensibili.

Credo anche che sia stata apprezzata la nostra capacità di costruire il nuovo o di rigenerare il già costruito, con i criteri del risparmio energetico, della sicurezza antisismica, della domotica avanzata, dell’integrazione con il verde circostante. Essere costruttori a volte vuol dire intervenire dove vi sono già costruzioni obsolete e inutilizzabili, in aree che sono diventate come delle piccole ferite del territorio, che noi cerchiamo di trasformare. Costruire comporta non il consumo di suolo, ma anzi la sua valorizzazione.

 

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