Con la produzione di TMB, Tunnel Boring Machine, per l’escavazione di gallerie sotterranee, il vostro Gruppo Palmieri Spa interviene in molti cantieri per la costruzione di infrastrutture nel mondo. Ma quali sono i paesi che in Europa stanno investendo di più in nuove infrastrutture?
La Spagna non teme la modernità e sembra non avere paura della guerra. Recentemente, quando mi sono recato in questo paese, ho riscontrato una grande propensione a investire nella costruzione di infrastrutture principalmente nel settore dei trasporti, con l’apertura di nuovi cantieri per autostrade, metropolita ne e miniere. Quest’anno la Spagna ha raggiunto il picco di 85 milioni di turisti, di cui 30 nei mesi estivi. Soltanto a Barcellona, che conta circa 3 milioni di residenti, sono 15 milioni i turisti che ogni anno si recano nella capitale del modernismo, che l’anno prossimo vedrà anche la conclusione dei lavori principali alla Sagrada Familia, avviati oltre centoquarant’anni fa. Anche per questo afflusso di turismo il governo sta investendo molto nella costruzione di nuove metropolitane. Inoltre, sono molti gli
investimenti in corso per tunnel di piccolo diametro, fra cui acquedotti, tunnel di servizio o per la gestione delle fognature.
In Austria si costruiscono infrastrutture per contrastare gli allagamenti di intere città, causati dalle cosiddette bombe d’acqua. In questi casi l’acqua viene dirottata per via sotterranea, attraverso appositi tunnel, fuori dalle città. In Austria e in Germania, dove sono già avvenute diverse catastrofi per l’esondazione di fiumi, già da cinque o sei anni sono in corso nuovi progetti per risolvere questi problemi. Quasi tutti i paesi europei evoluti si stanno muovendo in questa direzione, anche perché occorre impiegare le decine di migliaia di operai che hanno perso il lavoro soprattutto nell’automotive. L’avvenire delle città si giocherà sempre più nell’investimento in nuove infrastrutture nel sotterraneo, perché sono queste che consentono maggiore capacità di gestione e manutenzione delle città. Anche in Italia dovremmo puntare di più sulle infrastrutture di acquedotti e telecomunicazioni. Ma sembra che le multiutilities siano più orientate a stoccare il gas, che consente guadagni più redditizi. Però poi, se, per esempio, a Porretta straripa il Rio Maggiore, la città si allaga subito.
In Italia in che modo l’impresa privata può contribuire a rilanciare l’innovazione?
All’estero, soprattutto, c’è grande stima per le imprese private italiane. Quelle più forti economicamente continuano a investire, perché è
questo che bisogna fare ora. Però, è necessario che le piccole e medie imprese sostengano costi di energia elettrica inferiori rispetto a quelli
attuali. È illusorio pensare, infatti, che l’impresa possa autoprodursi energia, come consigliano di fare le grandi multiutilities. Ma i volumi di
energia che servono all’impresa sono ben altri. Oggi i costi energetici sono troppo elevati e non è più possibile lavorare in questo modo. Ogni azienda dovrebbe autoprodurre l’energia sufficiente alle proprie produzioni? Ma l’industria deve poter acquistare l’energia! Se una volta c’era l’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica, che era gestito direttamente dallo Stato, perché poi è stato smantellato? Per produrre l’energia che serve all’industria è necessario fare investimenti milionari, che né il privato né le multiutilities sono in condizioni di sostenere. L’impresa privata italiana va sostenuta, quindi, non soltanto riducendo i costi di energia elettrica, ma anche promuovendo le sue innovazioni tecnologiche.
Per esempio, sarebbe utile liberalizzare le licenze per lo stoccaggio di biogas da parte delle aziende che lo producono?
Noi abbiamo messo a punto una macchina, PASS, Palmieri Advanced Splitting System, per il trattamento della FORSU (Frazione Organica di Rifiuto Solido Urbano) e di altri rifiuti organici destinati alla produzione di biogas. Da questo biogas si ricava poi anche il metano, tramite la
fermentazione batterica anaerobica. Ma perché non dare le licenze per lo stoccaggio all’impresa privata che fa questo lavoro? Basta controllare che il produttore faccia le cose a regola d’arte. La nostra macchina tritura grandi quantità di rifiuti, arrivando a spremerne fino a circa 40 tonnellate all’ora. Noi abbiamo costruito anche la versione che ne tritura circa 20-25 tonnellate all’ora. L’Italia prenda esempio dalla Spagna e dalle piccole e medie imprese private italiane, che non hanno paura dell’innovazione.