Skip to content
Menu

FORMIAMO I GIOVANI ALL’INTRAPRENDENZA E ALL’AMORE PER IL LAVORO

presidente dell’ITS Maker Academy

La Fondazione ITS Maker Academy, di cui lei è presidente, riunisce le dieci sedi operanti sul territorio regionale, che stanno registrando una crescita costante, nonostante il calo demografico, la fuga dei giovani dal lavoro e l’aumento di casi di hikikomori, un fenomeno che oggi in Italia interessa circa 200.000 ragazzi che vivono in isolamento sociale…

È un numero impressionante, che ci fa riflettere sul valore di esperienze come quelle degli ITS in generale e in particolare di quelli emiliano[1]romagnoli riuniti nell’Associazione Scuola Politecnica ITS Emilia-Romagna, dove i ragazzi sono seguiti personalmente e imparano a “stare al mondo”. Perché oggi purtroppo sono molti i giovani che vivono in contesti in cui non ci sono regole, possono chiedere qualsiasi cosa e, nei limiti delle possibilità della famiglia, vengono accontentati. Così, non sono allenati alla difficoltà e a tutto ciò che la vita e il lavoro richiedono e soprattutto non vengono monitorati nella loro evoluzione.

Può citare qualche esempio in particolare?

Casi ne abbiamo incontrati non pochi, per esempio, un ragazzo che aveva frequentato la facoltà di Ingegneria a Modena per due anni, ma poi aveva rinunciato. Aveva iniziato un corso ITS di meccatronica a Reggio Emilia, ma a un certo punto aveva preso la vita in modo troppo “godereccio”, si era fatto perfino buttare fuori da due aziende nello stage del secondo anno. Quando questa situazione arrivò sul mio tavolo lo convocai un sabato mattina. Gli dissi: “Guarda, se perdi quest’anno non avrai niente in mano, perché all’università hai interrotto, il liceo da solo non è riconosciuto nelle aziende con indirizzo professionale e, se non hai neanche il nostro diploma, cosa farai? Se lunedì mattina tu non ti presenterai in azienda e ci resterai con le regole nostre, chiamerò tuo padre e gli dirò che sei un buon a nulla e ti devi vergognare”. Lui ha provato a giustificarsi: “Devo andare distante 13 km e non ho la macchina”. E io: “Bene, ci sono i pullman, ti alzi un’ora prima e ti accorgerai che i mezzi pubblici si chiamano così perché servono anche a ragazzi come te”. E infatti il lunedì mattina successivo era in fabbrica per terminare lo stage. Da allora sono passati tre anni: adesso è diventato un buon tecnico, apprezzato anche dall’azienda in cui l’abbiamo mandato. Gli è cambiata la vita.

Occorre un’educazione all’impegno…

Nelle generazioni passate – in particolare dagli anni sessanta ai novanta – in molti hanno avuto la fortuna di amare il lavoro, di farne una passione. La crescita dei ragazzi diventava anche la crescita dell’azienda in cui lavoravano. La vita è fatta di impegno, regole, confronto con gli altri, attività sociale.

Per questo la nostra missione come ITS Maker Academy non è soltanto quella di preparare gli allievi alle nuove tecnologie e favorirne l’inserimento nel mondo del lavoro, ma anche quella di dare l’opportunità ai ragazzi che ne hanno la predisposizione di diventare imprenditori a loro volta, e questo può avvenire soprattutto nelle piccole e medie imprese. Abbiamo bisogno di attività nuove, di nuovi imprenditori, in tutti i settori, anche nei mestieri più tradizionali, chiaramente introducendovi innovazione. Di nuovi imprenditori ne abbiamo assolutamente bisogno perché in particolare molte PMI nate negli anni sessanta e settanta non hanno ricambio generazionale, tante vengono assorbite da fondi o da realtà molto più grandi di loro. Da qui l’impoverimento del nostro tessuto industriale e artigianale, che rende quasi impossibile reperire maestranze preparate in molte attività manifatturiere. Meccatronici, elettrotecnici, gestori di impianti automatici con riferimento alle tecnologie 4.0 e 5.0, progettisti, motoristi, collaudatori sono tutte figure che oggi richiedono sia l’apprendimento del mestiere sia la conoscenza di nuove tecnologie e di nuovi materiali per sono alla ricerca di tecnici, ma enorme è la difficoltà di mettere insieme passione, professionalità e voglia “del nuovo”, come se ormai tutto fosse già stato inventato. Non dobbiamo dimenticare che il nuovo per definizione va pensato, va progettato, non esiste già: va desiderato, è il presente e il futuro. Quindi, se non ci sono ragazzi che hanno la passione d’innovare, d’intraprendere, di met[1]tersi in gioco, la manifattura correrà il rischio di perdere la competitività e il nostro paese dipenderà sempre di più dai paesi emergenti – Giappone, Cina e Corea, in primis – dove la voglia di distinguersi è molto viva.

Quanto è importante che i giovani trovino interlocutori?

Un ragazzo non diventa Neet o hikikomori se ha degli interlocutori attenti. Se non trova confronti in fa[1]miglia o a scuola o in parrocchia, in generale nel mondo che lo circonda – situazioni sempre più rare – allora dove li trova? Li troverà direttamente in azienda, se nel frattempo non ci sarà un sistema formativo molto attivo che anticipa la preparazione al mondo del lavoro. E qui ci proponiamo noi: in ITS Maker Academy ci sono regole, c’è un programma di studi e soprattutto c’è qualcuno che ascolta il ragazzo con cui può instaurare un processo di scambio culturale e tecnologico favorendo anche l’integrazione intergenerazionale. Il cosiddetto passaggio di competenze non è soltanto dato dal fondatore di un’azienda al successore, ma da una generazione all’altra in entrambi i sensi: è essenziale che le competenze delle maestranze vengano trasmesse ai giovani e che, allo stesso tempo, i nativi digitali trasmettano le loro acquisizioni ai più anziani. È uno scambio imprescindibile per il proseguimento delle imprese.

Cito il caso di Giampaolo Dallara, (per me sempre emblematico) fondatore dell’omonima azienda di automobili e, con nostro personale orgoglio, cofondatore della nostra Fondazione: mentre eravamo in visita in Dallara con i ragazzi dell’ITS Maker, un sabato mattina verso mezzogiorno uscì dal suo ufficio con la valigetta di cuoio e ci disse: “Io ho la fortuna che, essendo il titolare, quando entro in fabbrica busso in ufficio e chiedo: ‘Ragazzi, che cosa posso imparare da voi oggi?’”. Parole sue, che indicano come oggi lo scambio generazionale non sia più solo da[1]gli anziani ai giovani, ma anche il contrario. Ma, per divenire interlocutore, un ragazzo non può essere trattato sempre come un bambino, occorre coinvolgerlo nel progetto e nel programma dell’impresa, responsabilizzarlo, lasciarlo sbagliare. Molti della mia generazione hanno imparato così. Ricordo ciò che mi disse un giorno mio padre quando ero ancora un bambino: “Se torni a casa e mi dici che qualcuno ti ha picchiato, ti picchio anch’io”. Era un’altra epoca: non potevi lamentarti, dovevi arrangiarti. Dovevi affrontare il mondo nella sua bellezza e nella sua durezza, nelle sue varie forme di ostacoli e di opportunità. Oggi fortunatamente molto è cambiato, ma occorre rendersi conto che la vita va conquistata e non ti regala niente nessuno.

ITS Maker Academy non è solo una scuola, ma anche un contributo alla città e alla civiltà…

Infatti. Quando Romano Prodi lanciò l’idea degli ITS propose che ciascuna città assumesse il compito di mettere in piedi un corso di specializzazione (ITS ndr) riguardante la tecnologia che caratterizzava il territorio, gli allievi dovevano prepararsi nelle professionalità in cui quel territorio si distingueva: a Modena, la meccanica; a Bologna, il packaging; a Reggio, la meccatronica. L’ITS Maker Academy nacque nel 2014 proprio dalla fusione dei tre ITS partiti in queste tre città nel 2010 per poi allargarsi da Piacenza a Misano. È stato, è e sarà un modo per valorizzare il patrimonio culturale, scientifico, tecnico e artistico di ciascun territorio. E questo si riflette anche sulla qualità della formazione: se gli insegnanti sono tecnici di imprese di eccellenza, anche i risultati sono eccellenti.

Racconto un aneddoto accaduto durante la pandemia: una famiglia di Treviso, padre, madre e figlio vennero all’open day di Reggio Emilia organizzato da ITS Maker Academy e a una settimana di di[1]stanza si presentarono all’open day di Modena sempre organizzato da noi. Dal momento che le proposte dei nostri open day si equivalgono, chiesi come mai si presentarono a entrambe le presentazioni. Il papà: “Gli insegnanti dell’istituto tecnico di Treviso frequentato da nostro figlio e da noi interpellati ci hanno detto che la meccanica si fa bene a Gorizia e a Modena. E a Gorizia ci hanno detto: ‘Noi a Gorizia siamo bravi, ma Modena è Modena’. Per questo siamo qui”.

Il vostro è un impegno che richiede anche molte risorse economiche…

I nostri corsi costano duecento euro e non hanno bisogno di libri; i costi aumentano soprattutto per quei ragazzi che vengono da fuori della sede principale – oltre il 50%, in particolare nei corsi di motoristica – bisogna pensare anche all’alloggio e al loro benessere. È un impegno non solo della nostra Fondazione ma di tutta la società. I nuovi insediamenti delle nostre sedi sono coordinati in progetti con le realtà pubbliche di appartenenza. Abbiamo avuto un grande sostegno dal PNRR, ma non bastavano le risorse: occorreva una squadra coesa, per questo i progetti hanno coinvolto i Comuni, le Province, la Regione Emilia-Romagna e le organizzazioni di categoria, cercando di valorizzare la cultura di solidarietà e accoglienza che appartiene alla storia dei nostri territori.

Avviso sui cookie di WordPress da parte di Real Cookie Banner