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LA FOLLIA È LA CONDIZIONE DI IMPRESE STRAORDINARIE

amministratore della Casa di Residenza per Anziani Villa Giulia Srl, Pianoro (BO)

Villa Giulia accoglie il maggior numero di ultracentenari fra le strutture più prestigiose a livello nazionale iscritte ad ANASTE e, in occasione della celebrazione dei quarant’anni di attività, voi avete inaugurato la festa della cosiddet- ta quinta età, costituita da cittadini di oltre novant’anni. Ma lei aveva già constatato che le età sono le età della vita, nell’ambito del convegno dal titolo “Seniores. L’età, il fare, la città” (Bologna, 27 settembre 2022). Imprese come Villa Giulia non sono più da intendere come semplici ricoveri per anziani in attesa di arrivare al capolinea, perché la vita non è una linea. È necessario, quindi, che le istituzioni investano nella quinta età, sia perché è sempre più diffusa sia perché costituisce un aspetto non marginale della nostra economia…

La quinta età dimostra che la cosiddetta aspettativa di vita non è con- vertibile nell’attesa della sua fine. A Villa Giulia noi ne diamo prova ciascun giorno, attraverso i progetti che mettiamo in atto insieme ai nostri residenti, che chiamiamo affettuosamente “i nostri nonni”.

Oggi la vecchiaia è considerata come una malattia incurabile, per cui gli anziani non sono intesi come risorse. Noi riteniamo invece che, anche nei casi di deterioramento cognitivo, siano risorse per il paese. La vecchiaia è diventata uno stigma, perché viene sottoposta al canone della produttività. Per cui sembra più facile intervenire come si faceva in passato con coloro che erano bollati come pazzi, perché non utili, abbandonandoli su un’isola deserta o su navi lasciate andare alla deriva.

Il 13 maggio scorso avete festeggiato i quarant’anni di Villa Giulia, dedicando questo appuntamento alla sua fondatrice…

Abbiamo intitolato la celebrazione “Una casa, mille storie. Villa Giulia 1986-2026, quarant’anni di cura”. Villa Giulia è diventata la casa dei residenti che qui condividono le storie della loro vita. Per questo abbiamo invitato tutti i parenti dei nostri nonni.

Coordinate dalla giornalista Deborah Annolino, le testimonianze di questa giornata ci hanno sorpreso. Come per esempio la lettera di ringraziamento che ha scritto per l’occasione Luca Casarini, intervenuto non soltanto nel suo ruolo istituzionale di vice sindaco di Pianoro, ma anche in quanto cittadino che negli anni scorsi spesso si è recato da noi per fare visita alle due nonne residenti in Villa Giulia. Ha partecipato anche Gianluigi Pirazzoli, presidente ANASTE Emilia Romagna, che ha ribadito anche in questa sede come Villa Giulia sia fra le “punte di diamante” dell’Associazione a livello nazionale, perché rilancia la bellezza della cura attraverso i mille progetti che avvia per i suoi residenti. È intervenuto con grande generosità a proposito del nostro lavoro anche Daniele Ravaglia, storico direttore generale di Emil Banca, la Banca di Credito Cooperativo che ci ha molto sostenuto in questi quarant’anni, soprattutto in alcuni momenti difficili che abbiamo attraversato, come quello seguito all’alluvione del 2024. Ringrazio per la sua partecipazione anche Paolo Battistella, che, come dirigente nella Commissione Covid, faceva i sopralluoghi per conto della ASL locale. Ne è nata un’amicizia che ci sostiene ancora oggi. Carola Pandolfo Marchegiani, moglie del noto artista di arte contemporanea Elio Marchegiani, ha ringraziato per il nostro impegno nella cura della madre e ha rilanciato nuovi progetti per promuovere la testimonianza degli anziani nelle scuole. Abbiamo chiesto anche a Marta Nannetti di dare un saluto. Grazie a lei e al marito, nostri vicini per quarant’anni, abbiamo potuto aprire un nuovo accesso (che era di loro proprietà) alla nostra Casa di Residenza. Inoltre, abbiamo voluto premiare tutti i nostri collaboratori, perché è anche grazie al loro impegno che siamo riusciti a svolgere il compito tramandatoci da nostra madre.

E a vostra madre, la signora Mina, avete dedicato il busto in bronzo nel Giardino dei centenari di Villa Giulia…

La scultura ritrae Filomena Salieri, la fondatrice di Villa Giulia. Non possiamo escludere che fosse discendente del grande compositore italiano Antonio Salieri. Lei amava la musica e aveva il dono dell’allegria. Penultima di dodici figli, abitava a Casalfiumanese, a pochi chilometri da Imola, considerato la porta d’ingresso dell’Appennino Romagnolo. La fondatrice di Villa Giulia aveva cinquant’anni quando ha rilanciato la propria vita, offrendo l’opportunità ai figli di far parte dell’impresa di Villa Giulia. Credo che anche oggi siano in pochi ad assumere la responsabilità di fare un’impresa in un settore molto complesso come questo. Noi le saremo grati a vita, perché non abbiamo dato per scontato il suo gesto. Mina, come la chiamavamo in famiglia, era già direttrice in un’altra struttura, ma la sua scommessa imprenditoriale è incominciata a partire proprio dal suo animo generoso di offrirci un progetto, un’impresa di famiglia che poteva crescere e, attraverso cui, lei avrebbe continuato a viaggiare per sempre con noi.

A questo compleanno specialissimo, quindi, non poteva mancare anche la musica. E, per deliziare gli ospiti accorsi all’appuntamento – circa centocinquanta persone che abbiamo omaggiato con la spilla “Signora Mina a colori” –, abbiamo ingaggia- to l’Associazione 8cento APS, che ha messo in scena alcuni balli a tema in abito ottocentesco.

Qual è la lezione più importante che lei ha tratto da Filomena Salieri?

Mia madre non ha mai avuto paura dell’infinito del fare e ci ha inse- gnato a essere generosi verso coloro che sono in difficoltà, soprattutto con le persone anziane e ammalate, ma sempre in assenza di pietismi e patemi. Lei parlava con ciascuno e ascoltava molto. E poi accoglieva sempre con il sorriso, era molto allegra e organizzava a suo modo delle feste. Non potendo andare a ballare con mio padre, portava l’orchestra nelle sale di Villa Giulia, dove accantonavamo i tavoli e le sedie per ballare tutti insieme. Oltre alle feste, oggi facciamo anche presentazioni di libri e mostre fotografiche. Favorire occasioni anche di spensieratezza per non pensare al domani è stato sempre il filo conduttore della direzione di Villa Giulia, perché nella fase della vecchiaia può intervenire lo sconforto, ma anche questo accade non toglie mai l’essenziale della vita: attenersi alla leggerezza della parola.

Quali sono i propositi per l’avvenire di Villa Giulia?

Noi ci auguriamo di proseguire sempre con quella stessa curiosità che ci permette di stare al passo con le no- vità nel settore, ma soprattutto ci auguriamo di far nascere sempre più centenari che non rinunciano alla gioia di vivere. Il nostro programma prevede anche di dotare la struttura di ambuatori utili all’area di Pianoro, tramite la nuova normativa della “struttura aperta”, che consente di erogare servizi assistenziali alla comunità, non soltanto ai nostri residenti. Ce lo sta chiedendo la stessa ASL, per alcuni servizi in particolare. Fra questi, per esempio, quello di fare il bagno ai residenti del centro diurno, perché noi abbiamo gli strumenti e i professionisti qualificati per servire cittadini che a casa non sono attrezzati.

Nella sua esperienza imprenditoriale in che modo è intervenuta per lei la follia come condizione della riuscita?

Nella fase dell’emergenza Covid, fra il 2020 e il 2021, la nostra attività è stata costretta nei protocolli sanitari molto restrittivi dell’OMS. Procedendo dalla disperazione assoluta, la mia follia mi ha consentito di non essere travolta dalla paura e ho trasformato Villa Giulia in un piccolo feudo. La follia che è condizione dell’impresa mi ha portato a inventare mille modi e maniere per non fare pesare ai residenti ciò che accadeva all’esterno. Quando la televisione mandava in onda la lettura quotidiana dei bollettini di morte, che cadevano come bombe nelle nostre sale, io la facevo spegnere. Ma poi dedicavo la domenica alla visione di film d’epoca, per far rivivere ai nostri nonni le emozioni della loro giovinezza. È stata anche per me un’occasione per vedere i film con Sofia Loren e altri attori del cinema italiano degli anni cinquanta, di cui mi ero privata negli anni in cui studiavo e lavoravo. Era necessario che i nonni non fossero raggiunti dal terrorismo dell’epoca. Allora, ho chiesto anche di condurre io stessa le attività di animazione che si svolgevano in giardino. In quei mesi intensissimi io dovevo stare in trincea con i miei nonni e con i miei operatori, tutti i giorni, dalla mattina alla sera, sabato e domenica compresi. Nella difficoltà, soprattutto, occorre fare appello alla follia, quella follia che è la condizione di imprese straordinarie.

 

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