Il vostro marchio, B.E.A. Srl, è l’acronimo di Biotecnologie per l’Ecologia e l’Agricoltura e racconta della vostra ricerca nella combinazione dei microgranismi. Oggi sappiamo che sono tantissimi gli impieghi dei microrganismi, che hanno proprietà fertilizzanti e terapeutiche, oltre a essere efficaci contro l’inquinamento. Ma com’è incominciata la ricerca in questo ambito?
La mia ricerca è incominciata un giorno di molti anni fa, in terza media, quando ho sacrificato un compito di latino per l’esigenza di andare a
pescare. Avevo quattordici anni, ma ancora non sapevo che avrei pescato molto di più di un quattro in latino.
Quando si facevano i compiti in classe, questi dovevano poi essere riconsegnati al professore firmati dai genitori. Un giorno, invece di studiare, sono andato a pesca, la mia grande passione che mi impegnava a raccogliere lombrichi in una cassettina, per impiegarli come esche. Al compito di latino presi un secco quattro. I miei genitori, Angelo e Rosa, mi avevano già avvertito: “Se vuoi studiare, vai avanti con le borse di studio. Se non prendi la borsa di studio, vai a lavorare”. A me piaceva studiare, quindi fu una cosa terribile dover portare a casa il compito con questo brutto voto, perciò per due giorni lo tenni nella cartella e non lo feci vedere a nessuno. Al terzo giorno la professoressa di latino mi disse: “O lo porti firmato o ti mando a casa accompagnato dal bidello per farlo firmare!”. Piuttosto che la seconda ipotesi, preferivo essere io a presentarlo ai miei genitori. Quando lo videro dissero soltanto che per quindici giorni non sarei uscito di casa, salvo che per andare a scuola. Ma, soprattutto, presero la cassettina con i miei lombrichi e la svuotarono sulle piante di pomodoro dell’“orto di guerra”, così detto perché assicurava il sostentamento necessario come in tempo di guerra.
Dopo appena una settimana, le due piante di pomodoro su cui erano stati lanciati i miei lombrichi erano cresciute notevolmente rispetto alle altre e ne rimasi molto colpito. Perciò, corsi dal mio professore di scienze per capire cosa poteva essere successo. Vizzini, ricordo ancora il suo nome, mi disse che i lombrichi contribuiscono alla fertilità del terreno e per questo gli antichi Egizi li veneravano come una divinità. Allora, cercai subito di recuperare quei lombrichi gettati sotto le piante di pomodoro, ma se ne erano andati chissà dove. A quel punto, incuriosito da quello che aveva detto il professore, sono andato a cercare altri lombrichi, che ho gettato puntualmente sulle altre piante di pomodoro. Ma risultati non se ne videro. Tornato dal professore, questi mi spiegò che non sono i lombrichi a fertilizzare il terreno ma le loro deiezioni. Da quel momento, e grazie a quel quattro in latino, per quel ragazzino di quattordici anni è incominciata una ricerca che prosegue tutt’ora, insieme alla mia famiglia.
Voi fate varie produzioni di colonie diverse di microrganismi. Qual è quella più richiesta, per esempio?
Quella con il trichoderma, perché è un microrganismo che ha una molteplicità di azioni che vanno dal controllo dei nematodi, alla demolizione delle sostanze organiche. È impiegato molto in agricoltura, per esempio, per i trattamenti fogliari e radicali, ovvero fino alle radici. Gli effetti sono portentosi, con piante che sono più sane e più produttive, che hanno una maggiore radicazione. Ma attenzione: stiamo parlando di un microrganismo che convive in un consorzio con altri microrganismi.
Quando un agricoltore acquista i nostri prodotti di lì a poco risolve tanti problemi, per cui ci è grato e diventa un amico più che un cliente. Alcuni ci hanno detto che, da quando acquistano i nostri prodotti, fanno un’agricoltura da relax, perché non devono più alzarsi la mattina per vedere quale malattia o quale problema hanno nel campo. Gli impieghi futuri sarebbero immensi, ma sono frenati dall’ignoranza e dai pregiudizi, oltreché da equilibrismi economici prestabiliti.
Cosa intende?
L’Italia, per esempio, è stata da poco riconosciuta come il paese che ha la migliore cucina del mondo, ma potrebbe ottenere delle produzioni
agroalimentari di una qualità decisamente superiore che si abbinerebbe benissimo alla tipicità degli alimenti. Basta ricordare cosa mi disse un viticoltore che aveva due vigneti, uno malandato e uno sano: “Darò il vostro prodotto a quello messo male, perché nell’altro non ce n’è bisogno”. Quando ha vinificato, la sorpresa è stata che il vino ottenuto dal vigneto considerato migliore era invece di qualità inferiore a quello del vigneto che sembrava morente. Stessa uva, a distanza di 200 metri l’uno dall’altro e in condizioni ambientali identiche.