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UNA NUOVA MANIFATTURA PER NUOVI BISOGNI

ingegnere, general manager di Clevertech Group Spa, Cadelbosco di Sotto (RE)

Nata nel 1987, Clevertech vanta un network globale – con filiali in Regno Unito, Francia, Germania, Polonia, India, Cina e una sede produttiva a Fort Myers, Florida – che permette di offrire ai principali players di settori come il food&beverage, l’home care, il food, il petfood, il personalcare, il tabacco e l’e-commerce supporto tempestivo e soluzioni personalizzate di automazione industriale per la movimentazione degli imballaggi in tutte le fasi del processo produttivo, dal fronte al fine linea.

Quali sono state le trasformazioni più rilevanti nel vostro lavoro e nella mani- fattura in generale dall’inizio della vostra attività? E quale impatto sta avendo oggi l’intelligenza artificiale?

La trasformazione più grande nel nostro settore dall’inizio della nostra attività è avvenuta di pari passo sia a livello di officina sia a livello di ufficio tecnico.

Dal punto di vista della produzio- ne meccanica abbiamo assistito alla progressiva scomparsa di molte lavorazioni tradizionali di fresa e tornio, con l’avvento del laser. È cambiato completamente il modo di progettare i particolari delle macchine: prima si partiva dal pieno e si ricavava il pezzo con lavorazioni lunghe e complesse, oggi si parte da una lamiera sulla quale vengono eseguite tutte le lavorazioni laser e, con successive piegature o altre operazioni, si ottengono componenti molto più raffinati, meno costosi e più efficienti. Nella nostra attività, dal punto di vista meccanico, è stata una grandissima rivoluzione. Questa tecnologia ha iniziato a diffondersi nei primi anni duemila e da allora si è evoluta continuamente. Oggi esistono perfino i laser tubo, una tecnologia industriale ad alta precisione utilizzata per il taglio, la foratura e la sagomatura di tubi e profilati metallici di varie forme, che semplifica enormemente, ancora di più, le lavorazioni successive.

Anche la parte elettrica ed elettronica ha vissuto un cambiamento enorme: PLC sempre più sofisticati, motori equipaggiati con attrezzature evolute hanno praticamente trasformato la movimentazione, rendendola più semplice, più facilmente controllabile, più gestibile. Per non parlare degli azionamenti che consentono di variare enormemente il numero di giri del motore e, senza ricorrere a pulegge e contro-pulegge, hanno cambiato completamente la logica di funzionamento delle macchine. La meccanica si è semplificata proprio perché si è sviluppata moltissimo la componente elettronica.

Lo stesso percorso si è verificato nell’ufficio tecnico: siamo passati dal tecnigrafo, dalle squadre, dal rapidograph e dalle matite al CAD 2D e, poi, al CAD 3D. Oggi aspettiamo l’intelligenza artificiale, che sarà un supporto fondamentale sia per il progettista sia per il montatore, perché renderà immediatamente disponibili tutte le informazioni contenute nei database aziendali, consentendo di lavorare con maggiore precisione, completezza e rapidità.

Ciascuna trasformazione richiede però formazione e adeguamento a nuovi parametri. Nel caso dell’intelligenza artificiale sarà necessario inserire ancora più dati oppure quelli già disponibili saranno sufficienti?

Oggi l’intelligenza artificiale è in grado di organizzare anche informazioni molto caotiche. Ricordo che nelle prime standardizzazioni dell’ufficio tecnico era indispensabile compilare schede rigidissime, riportando sempre le stesse informazioni perfettamente codificate, altrimenti i dati non erano utilizzabili. Adesso l’intelligenza artificiale riesce invece a lavorare sulle caratteristiche che identificano un componente, spaziando in diversi ambiti e collegando informazioni differenti. Ci aspettiamo che ci aiuti moltissimo nella ricerca, nella codifica e nella standardizzazione dei particolari meccanici.

Quindi darà un contributo soprattutto all’ufficio progettazione?

Anche, ma non soltanto. Sempre più spesso, durante il montaggio, si utilizzano video, fotografie e disegni come supporto operativo. L’intel- ligenza artificiale potrà individuare rapidamente il video corretto, la fotografia giusta o il particolare necessario, facilitando il lavoro degli operatori. Ci aspettiamo inoltre un contributo molto importante nella preparazione della documentazione tecnica, che diventerà più precisa, più puntuale e completa di tutti quei dettagli che oggi è difficile raccogliere.

Il tema di questo numero della rivista è La mano dell’arte e dell’invenzione. Le imprese manifatturiere italiane sono eredi di un patrimonio inestimabile di tecnica e d’ingegno che risiede nella mano e affonda le proprie radici nel rinascimento. In che modo può avvenire il rilancio della manifattura, in questo periodo di deindustrializzazione, causato anche delle acquisizioni di aziende europee da parte della Cina?

Il mondo sta cambiando profondamente. L’automobile, per esem- pio, non rappresenta più uno status symbol come in passato: tra la preoccupazione per l’aumento dell’inquinamento, la scarsità di spazi per i parcheggi e gli elevati costi di mantenimento e di carburante, molti giovani che vivono nelle grandi città preferiscono servizi pubblici efficienti. È un cambiamento epocale che farà nascere nuovi bisogni e, di conseguenza, nuove attività manifatturiere chiamate a soddisfarli. Una delle grandi tendenze sarà la robotizzazione. I lavori più usuranti verranno affidati a robot sempre più specializzati e capaci. Questo mondo assorbirà nuove professionalità e nuova manifattura. L’auspicio è che l’Italia continui a essere all’altezza di questa trasformazione.

Rimane però il problema della carenza di personale qualificato. Voi accogliete in stage i giovani che frequentano l’ITS Maker Academy: questo vi aiuta?

In questo momento siamo ancora in crescita e stiamo riuscendo a trovare le professionalità necessarie. Tuttavia il mercato richiede competenze sempre più specialistiche e sempre meno semplice manodopera. In Italia, soprattutto, non formiamo un numero sufficiente di ingegneri. La ricerca e sviluppo spesso fatica a crescere proprio perché mancano le persone. È un problema importante e speriamo che si riesca a risolverlo.

In India, dove voi avete uno stabilimento produttivo, il contesto sembra differente…

Sì, né l’India né la Cina hanno questo problema.

Voi avete anche una filiale in Cina. Qual è la vostra esperienza?

È la filiale con il fatturato più contenuto. Rimane stabile, ma facciamo fatica a entrare realmente nel mercato cinese. Non abbiamo ancora trovato la persona giusta che ci permetta di sviluppare quel mercato. I cinesi stanno investendo moltissimo nell’automazione, ma tendono a lavorare con interlocutori cinesi. Noi siamo presenti perché come multinazionale dobbiamo esserci, ma per noi resta il mercato meno performante, soprat- tutto per differenze culturali e di comunicazione. Alla fine tutto dipende dalle persone: bisogna trovare quelle giuste. In Cina esistono reti relazionali molto forti e, quando si riesce a entrarvi, le difficoltà diminuiscono sensibilmente.

E degli Stati Uniti che cosa può dirci?

Restano il nostro mercato principale. Finora il problema dei dazi ci ha toccato solo marginalmente e una parte di quanto abbiamo pagato ci è stata restituita. Per il 2027, però, prevediamo un rallentamento dovuto soprattutto all’incertezza internazionale. Le guerre, la situazione politica americana e la difficoltà di capire quali saranno le scelte future frenano gli investimenti: quando le imprese non sanno cosa accadrà preferiscono aspettare. C’è poi il problema dell’inflazione, quello dei conti pubblici e quello dell’enorme debito americano. Credo che anche i prossimi presidenti saranno costretti a politiche restrittive. Per questo si sta rivelando ancora più importante la nostra presenza produttiva negli Stati Uniti, perché ci consente di affrontare con maggiore serenità l’eventualità di futuri dazi.

La politica dei dazi dipende soprattutto dal livello del debito pubblico?

Certamente. Gli Stati Uniti dovranno cercare di ridurre lo squilibrio tra ciò che spendono e ciò che producono. Se il debito continua a crescere e il costo per finanziarlo supera determinati livelli, gli Stati Uniti potrebbero perdere quella credibilità che hanno sempre rappresentato come riferimento mondiale. Sarebbe un cambiamento enorme.

Gran parte del debito americano è detenuto anche dalla Cina, che in- veste negli Stati Uniti il proprio surplus commerciale. È una questione che riguarda anche l’Europa. Stiamo entrando in una fase di grande incertezza: nessun paese può dire con certezza quale sarà la propria strada. Anche da questo dipenderà il futuro della manifattura, che resta un patrimonio straordinario da rilanciare e da difendere.

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