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UN MODO PIÙ RICCO DI LEGGERE LA VITA

amministratore della Casa di Residenza per Anziani Villa Giulia Srl, Pianoro (BO)

Lei lavora sia come commercialista sia come dirigente della Casa di Residenza per Anziani Villa Giulia. In questi ambiti lei constata un approccio differente verso le donne?

Nell’ambito imprenditoriale, quindi in Villa Giulia, la questione non si pone, forse anche perché nella cultura italiana la donna è sempre stata dedita all’assistenza e alla cura dell’anziano. Nell’ambito della libera professione invece, soprattutto appena mi sono laureata, ho riscontrato qualche pregiudizio. Nella Bologna di fine anni ottanta, per esempio, non veniva data molta fiducia a una neolaureata, quindi a una donna giovane. Un episodio che mi rimarrà per tutta la vita nella memoria è l’esclamazione di un collega, il quale, dopo una breve conversazione sulla pratica che dovevo espletare, mi disse: “Vabbè, tanto tu sei una donna, cosa vuoi capire…”. Lo ringrazio, perché da quel momento è scattato qualcosa. Oggi ho gli strumenti per difendermi e posso dimostrare che, oltre all’esperienza, ho le capacità per fare. E queste capacità non derivano dall’appartenenza a un genere. Per non parlare delle quote rosa! Sono state deliberate dalla legge Golfo-Mosca, nel 2011, che obbligava  le società quotate e controllate dalle Pubbliche Amministrazioni a inserire una quota di donne nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali. Ha avuto grande risonanza anche in altri ambiti, soprattutto nelle grandi aziende. Ma nei CdA delle banche, per esempio, c’è ancora molto lavoro da fare, dal momento che la maternità resta un punto di sfavore per l’ingresso delle donne. Ecco perché sono in prevalenza gli uomini a far parte dei CdA. Resta difficile, comunque, che un uomo proponga una donna e, quando ciò accade, la domanda più ricorrente è: “Come mai indichi una donna?” e non invece: “Perché ritieni valida questa professionista?”.

Lei ha constatato la tendenza da parte di alcune donne, per esempio, ad accampare diritti sulla base dell’appartenenza al genere? E con quali effetti?

Certamente. Ma non capisco perché intervenga sempre una sorta di risentimento e di vittimismo da parte di alcune donne. È una mentalità che  non mi appartiene. Oppure mi è successo di sentire di donne che, soltanto perché donne, venivano invitate a percorrere alcune strade in maniera più facile. Ma io sono sempre stata tranquilla e sicura, perché quello è il limite che mi ha sempre permesso di non aderire a nessuna forma di ricatto o di aiuto. Grazie alle mie capacità ho fatto parte per due volte del CdA di Emilbanca e sono in consiglio direttivo nazionale ANASTE. Tutto questo è avvenuto non perché sono donna. Se mi propongono una carica, l’accetto perché credo nel compito che mi viene assegnato e studio per esserne degna.

Lei è anche allenatrice di pattinaggio velocità in linea, nella squadra del Bononia. Come interviene con le giovani atlete?

Io insegno a pattinare e alleno anche bambine di quattro anni e poi atlete che intraprendono l’attività agonistica che vanno dagli otto ai venticinque anni. Nella squadra abbiamo allenatori molto bravi e io sono l’unica allenatrice, ma la mia figura è anche rivolta all’ascolto delle esigenze degli atleti, sia maschi sia femmine, che mi raccontano per esempio delle loro delusioni d’amore oppure dell’interesse per un coetaneo. Quando vado agli allenamenti ovviamente sono sempre vestita e truccata con colori diversi, soprattutto quando arrivo in palestra dal lavoro. I bambini e i giovani in generale sono moto attenti ai dettagli e spesso sono generosi di complimenti. Capita che chiedano: “Perché oggi non hai gli occhiali?” oppure: “Perché oggi non hai il rossetto?”. I bambini e i giovani chiedono bellezza in ciascun aspetto della loro vita. Poi, con alcuni di loro andiamo in trasferta in occasione della disputa di gare. Lo sport non è solo fare allenamento ma anche stare insieme. Oggi, grazie alle  mie competenze nel pattinaggio e alle acquisizioni della mia esperienza in vari settori posso trasmettere loro un modo più ricco di leggere la vita, che non deve mai privarsi della bellezza.

E in che modo tenete conto della bellezza in Villa Giulia?

La bellezza sta nel fare e, dopo la festa di Carnevale, noi abbiamo organizzato anche quella dedicata alla donna, l’otto marzo, che abbiamo festeggiato con la torta mimosa e omaggiando con mazzetti di mimose tutti i nostri residenti e le collaboratrici. Non abbiamo mai inteso questa ricorrenza come la festa della rivalsa delle donne, ma come un modo per gioire insieme.

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