La crisi dell’industria tedesca sta mettendo in difficoltà molte imprese di subfornitura italiana, soprattutto quelle dell’Emilia-Romagna. Nel settore del tunnelling e drilling, in cui Palmieri Spa è il fiore all’occhiello dell’industria italiana nel mondo, registrate un andamento analogo?
La crisi dell’industria tedesca, incominciata nel 2023, è ancora in atto, per questo i contoterzisti tedeschi del metalmeccanico tendono ad abbassare moltissimo i prezzi delle loro produzioni. Ma le prospettive miglioreranno in autunno, quando in Germania saranno avviati i cantieri di nuove grandi opere che proseguiranno fino al 2030. Inoltre, soprattutto nell’automotive, la produzione si sta spostando completamente sul mercato cinese. I motori elettrici, per esempio, comprese le batterie e i sistemi di guida delle auto elettriche, sono oggi di produzione cinese. Del resto, in Europa sono state condotte politiche e campagne di comunicazione contro l’automobile che hanno prodotto risultati disastrosi. Oggi, nella componentistica varia, specialmente quella dell’automotive, le imprese cinesi sono molto performanti, per questo ne sono clienti imprese europee, americane e giapponesi. Nel nostro settore sono arrivati anche costruttori cinesi che vendono prodotti simili ai nostri, ma penso che abbiano ancora molta strada da fare per arrivare alla nostra qualità.
In che modo le politiche commerciali della Cina possono danneggiare l’Occidente?
Quando i cinesi entrano in un nuovo paese, per esempio, incominciano a fare piccoli lavori in settori in cui quasi nessuno investe. Ma poi acquistano diversi stabilimenti e aprono la strada agli investimenti di grandi gruppi. A Prato, per esempio, lavora una comunità cinese molto influente che ha rilevato tutto il comparto tessile. Inoltre, se in Italia non è consentito lavorare di notte, a Prato le aziende cinesi lavorano ventiquattr’ore su ventiquattro e trenta giorni su trenta. Noi lavoriamo ventidue giorni su trenta e in Italia c’è pure chi dice che bisogna ridurre ancora le ore di lavoro. Queste politiche servono solo a impoverire il Paese.
La Cina è diventata una potenza finanziaria e i grandi gruppi industriali sono a partecipazione statale, quindi hanno sempre e comunque l’appoggio dello Stato, che investe acquistando macchine top di gamma del mercato. Nessuno potrà mai capire in modo chiaro fino a che punto sia socio lo Stato. Quindi, la Cina ha inventato un nuovo modello di imperialismo attraverso il controllo commerciale dei paesi in cui entrano le sue imprese.
Ma non bisogna assolutamente dimenticare che i loro tecnici si sono formati nelle migliori università americane. I cinesi hanno il mito dell’Occidente e continuano ad affollare le nostre fiere perché hanno interesse a imparare qualcosa di nuovo da replicare in patria. Per rendere la proporzione del fenomeno, faccio sempre un esempio. Se tu sali su un aereo, noterai che il 30% dei passeggeri è costituito da turisti e il 50% da cercatori di opportunità, di cui il 40% è cinese. Inoltre, la Cina ha acquistato per quattro soldi interi paesi dell’Africa, senza rendere conto a nessuno. Per questo non è un Paese bene accolto in India, dove all’acquisto di macchine e automobili cinesi si preferisce quelle di produzione europea o giapponese, anche a costo di pagarle il doppio.
Come può intervenire l’Europa?
L’Europa può fronteggiare il capitalismo cinese cambiando la politica energetica. Gli approvvigionamenti di gas, per esempio, si possono ottenere ricavandolo, oltreché dal sottosuolo, dai rifiuti e dalle foreste del continente. In Cina, almeno i due terzi del Paese, producono ancora con il carbone. Noi dobbiamo cercare una fonte energetica alternativa che può essere costituita da rifiuti e ramaglie, sfruttando per esempio anche i giacimenti di legna dei boschi dei nostri Appennini, che hanno un’estensione non piccola. Occorre consentire a ciascuno di produrre l’energia di cui ha bisogno, rispettando standard di correttezza. La nostra innovativa macchina PASS, Palmieri Advanced Splitting System, per il riciclaggio dei rifiuti per la produzione di biogas, è molto richiesta nei Paesi del Nord Europa. Non ci sono leggi che vietano di produrre gas, ma è difficile ottenere le licenze. Negli scorsi decenni, in Italia soprattutto, la politica ha preferito favorire le multiutility, che non hanno alcuna convenienza a concorrere con produttori privati. In Europa è arrivato il momento di attuare una politica di lungo respiro. Ma è necessario decidere adesso. Subito.