Skip to content
Menu

L’ECCESSO DI BUROCRAZIA MINA LE NOSTRE IMPRESE

presidente e CEO di MWM, Zola Predosa (BO)

L’Italia è il Paese con il più alto tasso di piccole e medie imprese, spesso gestite dalle famiglie che le hanno fondate. In molti casi sono imprese nate negli anni sessanta e ottanta, quando l’economia nazionale vantava record a livello mondiale. Oggi, invece, è sempre più difficile che ne nascano di nuove, anche perché negli ultimi decenni è passata la mentalità che invita a divenire consumatori più che produttori, favorita anche dall’approccio inquisitorio che interviene nei confronti dell’impresa. In che modo voi ne riscontrate gli effetti nella vostra attività di produzione di utensili e attrezzature made in Italy MWM?

Raffaele: è noto che l’eccessiva burocrazia continua a minare il proseguimento delle nostre imprese. È giusto che vi siano normative, perché devono tutelare sia il lavoratore sia l’azienda. Ma il problema è che, quando bisogna applicarle nelle aziende, occorre insegnare ai collaboratori ad attenervisi. Sembra una cosa scontata, ma è la parte più difficile del nostro lavoro, perché chi è abituato a fare in un certo modo da vent’anni poi fa fatica a cambiare.

Questo vale soltanto per l’operaio anziano oppure anche per il giovane assunto?

Io riscontro questa difficoltà in particolare fra i collaboratori che lavorano in azienda da qualche decennio, mentre sono altre le questioni che intervengono con i nuovi assunti. In qualche caso, in passato per esempio, siamo stati noi a dover imporre di non lavorare con macchine utensili con i dispositivi di sicurezza disabilitati. Abbiamo lavorato molto sulla cultura della sicurezza e abbiamo dovuto fare anche richiami scritti perché queste regole fossero rispettate. Tengo a dire, però, che alcune di queste normative sembrano fatte apposta per creare lavoro per altri consulenti più che per ragioni effettive di sicurezza. Siamo molto attenti a questo tema, principalmente per evitare che i dipendenti possano farsi male. Inoltre, la mancanza di sicurezza si traduce in un danno ulteriore per l’azienda, perché il dipendente che ha subito un danno non produce, ma continua a percepire lo stesso lo stipendio. Pertanto, noi abbiamo sempre lavorato in modo da poter migliorare il lavoro di tutti, sia in azienda sia nelle carrozzerie dei fruitori delle nostre attrezzature. In ogni caso, è sempre nel buonsenso del datore di lavoro e del dipendente lavorare con accortezza.

Anche se chi apre un’azienda oggi è proprio un matto, perché le normative da rispettare sono decisamente tante e per diversi fronti. L’eccesso di burocrazia – quindi non parlo soltanto della burocrazia – è oneroso per le imprese, perché spesso occorre anche dedicare un impiegato a fare soltanto la verifica delle normative da adempiere.

Lamberto: ma il problema principale spesso è far capire il valore della regola al dipendente, in modo che poi la rispetti di sua volontà.

Raffaele: oggi nelle aziende è prevista la figura del preposto, che è praticamente il responsabile di tutto il lavoro in azienda. Non a caso quasi nessuno vuole assumere questo compito perché comporta l’assunzione di una responsabilità troppo grande.

Lamberto: infatti, se avviene un incidente in azienda, ne risponde penalmente, perché è la prima persona che deve controllare che le cose procedano in certo modo. È una questione di responsabilità. Ma questo vale per ciascuno che opera in MWM.

Occorrerebbe che ciascun lavoratore intervenisse con l’approccio di chi ha a cuore l’azienda, anche perché vi trascorre la maggior parte delle ore della giornata…

Raffaele: spesso sento un’espressione che mi pare idealistica e che allude a lavoratori che operano come se l’azienda fosse la propria. Io non posso pretendere che un collaboratore lavori come se l’azienda fosse di sua proprietà e, anche quando sento dire questo, ci credo fino a un certo punto. Per quanto possa credere che una persona preparata e legata agli interessi dell’azienda in cui lavora sia disposta a dare il massimo, non credo che lavori come se fosse la sua. Non credo e non crederò più a questo, anche perché poi è sempre l’imprenditore che deve rispondere di tutto e che, quindi, paga in ogni caso per gli altri.

Vi è però nell’azienda chi, per esempio, assume la responsabilità di preparare la merce per la consegna entro la data richiesta dal cliente…

Lamberto: in questo caso, però, si tratta di assumere la responsabilità che comporta il suo lavoro nell’azienda, ovvero è suo compito fare in modo che sia pronta la merce da consegnare nei tempi stabiliti. Conta che la lavorazione dell’ordine che ci arriva, a meno che non intervengano richieste particolari, sia programmata dal responsabile della produzione e che sia effettivamente assunta la responsabilità di attenersi all’agenda o potremmo dire allo storico della produzione. La richiesta del cliente arriva al lunedì mattina e la consegna deve avvenire al venerdì? Bene, occorre organizzarci per avviare il programma oppure valutare insieme un’altra scadenza in cui siamo sicuri di potere consegnare l’ordine in modo puntuale. In altre parole, lavorare in un’impresa comporta di fare un lavoro corale. Nel momento in cui abbiamo stabilito una nuova data, dobbiamo impegnarci a rispettarla. Questo approccio riguarda, però, semplicemente lo svolgimento del proprio lavoro, non è qualcosa di ulteriore.

A proposito del tema di questo numero della rivista, Gli inquisitori di ieri e di oggi, perché resiste in Italia questo approccio inquisitorio all’impresa?

Raffaele: non saprei, ma sicuramente comporta l’assunzione di più lavoratori dedicati alla burocrazia. Negli anni ottanta, in un’azienda come la mia, quattro o cinque persone al massimo erano impiegate in ufficio e dieci in produzione. Oggi avviene l’inverso: dieci gestiscono il carico burocratico e cinque sono impegnate a produrre. Ecco perché parlo di eccesso di burocrazia. Sono talmente tanti gli adempimenti da assolvere, che il tempo dedicato a produrre si riduce di conseguenza, anche se i nuovi sistemi informatici aiutano a fare tante cose. Soprattutto, è diventata pesante da gestire anche tutta l’attività amministrativa delle esportazioni. Per l’invio della merce in alcuni paesi, per esempio, occorre fare una mole di lavoro tale che l’impiegato perde quattro o cinque giorni prima di poter spedire l’ordine. Quando dobbiamo spedire materiali in Algeria, per esempio, prima dobbiamo ricevere l’ordine e il pagamento; poi dobbiamo prepararlo, e abbiamo circa trenta o sessanta giorni per farlo. Dobbiamo codificare articolo per articolo, in lingua araba, altrimenti la merce arriva alla dogana di destinazione e viene rispedita indietro. Ma la stessa trafila avviene anche quando spediamo negli Stati Uniti.

In che termini, Raffaele, le guerre in atto, anche quelle commerciali, stanno incidendo sulle aziende italiane?

Tutta questa incertezza non dà fiducia ai mercati, è necessaria chiarezza per poter fare investimenti. Come si fa a fare impresa e a investire se manca la chiarezza? In questo momento, il vento favorevole è per le aziende che producono armi, tutte le altre sono in difficoltà, dazi e guerre a parte. Del resto, un famoso condottiero francese diceva che le guerre non nascono né per un problema religioso né per ragioni ideologiche: ma solo ed esclusivamente per motivi economici, perché la guerra porta danaro. Poi esistono anche i fanatici, ma questo è un altro discorso. Basta contare quanti carri armati la Russia ha perso in Ucraina. Sono centinaia e centinaia, ma ha messo in moto un meccanismo che porta ampi profitti.

Quali sono le novità di MWM che presentate quest’anno?

Raffaele: nelle fiere alle quali abbiamo partecipato abbiamo presentato nuovi prodotti per la riparazione delle carrozzerie e adesso li stiamo industrializzando. Fra questi vi sono, per esempio, l’innovativo induttore per riparare i bolli sulla carrozzeria dell’auto – dovuti, per esempio, alle grandinate degli ultimi anni – tramite uno specifico sistema di riscaldamento e poi il nuovo carrello modulare per carrozzerie.

Di anno in anno in Italia si registra il calo di acquisto di auto, con la tendenza a conservare quella che già si possiede. Per le auto elettriche sembra che le vendite siano calate perché richiedono, invece, una manutenzione molto onerosa, perché i costi di sostituzione, per esempio di un fanale, sono elevati: il costo del nuovo può arrivare anche a mille euro, mentre prima era intorno ai dieci euro appena e soltanto per cambiare la sola lampadina interna. Voi riscontrate dai fornitori dei carrozzieri la diminuzione di richieste per riparare le auto?

Lamberto: noi constatiamo il rallentamento della vendita di auto ma fino a un certo punto, perché i nostri componenti e le nostre attrezzature funzionano sia sulle auto tradizionali sia sulle elettriche. Inoltre, il rallentamento della richiesta di lavoro alla carrozzeria è dato anche dal fatto che oggi tutte le auto nuove hanno sistemi di controllo che frenano e tengono in strada in modo automatico, quindi i micro tamponamenti sono diminuiti grazie ai sistemi ADAS.

In generale, adesso ciò che va di più è tutta quella serie di prodotti per riparare senza sverniciare e, fra questi, c’è anche il nostro induttore, che è un’innovazione importante.

Lamberto, qual è la tendenza che voi riscontrate in particolare nel vostro settore?

A parte un calo generalizzato delle vendite per tutti i prodotti del mercato, quindi non soltanto per le saldatrici, questo vale anche per i consumabili e per tutto quello che ruota attorno alla riparazione. Abbiamo registrato un rimbalzo delle vendite subito dopo il Covid cui è seguito un calo diffuso, ma questa tendenza è abbastanza fisiologica. Adesso rischiamo, però, di andare oltre il fisiologico. Anche se noi continuiamo a investire nella qualità, perché la qualità non va mai in crisi.

 

Avviso sui cookie di WordPress da parte di Real Cookie Banner