Belle, colorate e funzionali, le attrezzature MWM per la riparazione della carrozzeria delle auto sono sempre molto apprezzate nelle fiere a cui la vostra azienda partecipa ciascun anno. Il vostro stand è molto frequentato da visitatori e partecipanti, che accogliete come in un gioco anche offrendo la possibilità di intervenire nelle dimostrazioni degli impieghi di attrezzature e consumabili MWM. In questo numero della rivista esploriamo proprio il tema di come interviene il gioco nel lavoro. Raffaele, in che modo è intervenuto per lei il gioco?
Ciascuna mattina vengo in azienda per continuare a giocare e, finché mi diverto, continuerò a lavorare per molte ore al giorno. È un gioco serio, che ha le sue regole e rilascia la soddisfazione di aver creato un prodotto che funziona ed è venduto in tutto il mondo. Sa, quando facciamo nuovi prodotti, spesso solo uno o due su dieci vanno in porto, gli altri rimangono sogni nel cassetto. Però, questa fase di invenzione è importante perché fa parte di un insieme di fattori che ti consentono di proseguire il gioco.
Io ho incominciato a fare questo lavoro quasi per caso. Nell’azienda in cui ero dipendente non ero mai contento dello stipendio che percepivo. Allora, il titolare mi ha proposto di trasferire una delle sue macchine utensili a casa mia, garantendomi l’acquisizione di commesse a cui io avrei lavorato la sera, dopo il lavoro in azienda, in modo da permettermi di guadagnare qualcosa in più. Poi, ho trovato una stalla dismessa in cui potevo svolgere il mio lavoro, condividendola con altri giovani artigiani, fra cui alcuni che riparavano le macchine per fare i tortellini. Non sono mai stato fermo ad aspettare che “arrivasse” il lavoro e a diciotto anni ho avviato l’attività in proprio e ho acquistato la mia prima macchina utensile, che custodiamo ancora oggi in azienda.
Lamberto, quando lei è entrato in MWM in che modo è intervenuto il gioco?
Avevo circa sedici anni quando sono entrato in MWM, per fare qualche lavoretto nel periodo estivo e per me era tutto molto serio. Lavorare era un dovere, anzi bisognava fare meglio di tutti gli altri. Mio padre non mi trattava come suo figlio e, quando sei l’ultima ruota del carro, non puoi che occuparti di cose che nessuno vuole fare… Inoltre, non potevo lamentarmi e non potevo dire cosa mi piaceva fare.
Oggi, la sua direzione in MWM tiene conto dell’esperienza acquisita negli anni e il suo approccio al lavoro le consente di ascoltare quali sono le effettive esigenze dei collaboratori. Comunemente i giovani lavoratori sono rappresentati come coloro che chiedono di fare un lavoro “creativo”. Quali sono le vostre constatazioni?
Lamberto: dipende dal ruolo che i giovani sono chiamati ad assumere in azienda, ma dipende anche dal tipo di azienda in cui lavorano. La creatività, nel senso più ampio del termine, può intervenire dappertutto quando è forte l’esigenza di dare il proprio contributo, ma questo può essere anche soltanto più o meno otttimizzativo, per dir così. Perciò non necessariamente il lavoro in azienda deve essere qualcosa di “creativo”, nel senso di creare qualcosa.
Nella mia esperienza ho riscontrato che i giovani più che di fare i creativi chiedono di poter crescere. Alcuni hanno idee ambiziose e molto chiare di ciò che vogliono fare nella vita, altri hanno meno ambizioni e altri ancora ne hanno diverse che vanno in molteplici direzioni.
Come intervenite con coloro che hanno l’esigenza di crescere?
In MWM abbiamo una direzione chiara per coloro che decidono di lavorare con noi. Incominciano ad assumere alcuni compiti, dopo sei mesi sono indirizzati a farne altri e dopo un anno altri ancora, e così via. Anche MWM ha l’esigenza di crescere e di rivolgersi a nuovi comparti del mercato automotive, per questo ha bisogno di figure professionali che siano disposte ad assumere competenze diverse. È questa la forza delle piccole e medie imprese italiane, che consente loro di intervenire secondo ciò che occorre man mano. Ma questa è anche la modernità del nostro approccio alla produzione, che ci consente di intervenire sempre con nuove combinazioni e invenzioni. In MWM offriamo l’opportunità di crescere, se è ciò che interessa a chi si rivolge a noi, sia come collaboratore sia come cliente.
Fino a qualche anno fa reagivo in modo opposto al modo della direzione di mio padre in azienda, per questo tendevo ad accogliere maggiormente le ragioni dei collaboratori, ma poi, negli ultimi tre anni soprattutto, il mio approccio è cambiato man mano che assumevo nuove responsabilità, anche in termini di prospettive di crescita oltre che di rischio imprenditoriale. Ma non ho rinunciato ad ascoltare le ragioni dei collaboratori, perciò mi sono preoccupato di garantire loro uno spazio sicuro, un momento in cui parlare che fosse al di fuori dell’ambito lavorativo, semplicemente chiedendo a ciascuno: “Allora, come va?”. Basta, tutto qua. Non è che io voglia sapere come sta a casa il mio interlocutore, ma voglio sapere come sta qui in MWM, come si trova a lavorare qui con vari collaboratori e se gli interessa ciò che sta facendo. Questo approccio interviene con ciascun operatore di MWM.
Lei avverte che per ciascuno è importante dare testimonianza di ciò che fa?
amberto: non posso dirlo con certezza, ma ho l’esigenza di dare il messaggio che la proprietà dell’azienda ha questo tipo di interesse e soprattutto voglio sottolineare che in questa azienda ciascuno può parlare, se vuole, e può dare così anche il proprio contributo per rendere MWM migliore. Ma avviare questo modo di parlare è un lavoro che richiede molto tempo, proprio per cercare di far sì che ciascuno non sia timoroso a dire ciò che fa e a fare proposte. È un compito difficile questo, che ho assunto già da alcuni anni, ma è necessario che ciascuno trovi il proprio modo di stare in azienda e di avere chiare le esigenze di questa impresa.
Quali sono le mete che avete in programma per quest’anno?
Lamberto: stiamo lavorando allo sviluppo di nuovi prodotti e di nuovi mercati e stiamo costruendo nuovi modelli di comunicazione.
Raffaele: le prospettive di crescita di MWM sono molto interessanti. Nella mia vita avrei potuto fare molto, molto di più, ma anche molto, molto di meno. Abbiamo molto lavoro da fare e nuove mete da raggiungere, però non si conclude niente senza la squadra. Una volta potevi fare da solo, come quando ho incominciato io, ma oggi non è più così e allora è essenziale che intervenga la squdra, costituita da collaboratori che ti seguono anche quando la proprietà deve fare scelte che non sono condivise. E Lamberto è la persona giusta per rilanciare il progetto di MWM.