La vostra azienda, leader nel mercato delle attrezzature per la riparazione delle carrozzerie auto, ha sempre perseguito l’esigenza di produzioni di qualità che fossero semplici nell’impiego ma anche belle nel design. Questo numero della rivista è dedicato al dibattito intorno al tema L’esigenza anche perché riscontriamo per l’imprenditore, come avviene per l’artista e lo scrittore, l’esigenza che le cose che fa giungano a compimento e si scrivano.
Qual è l’esigenza che la trae a proseguire l’esperienza di MWM, azienda fondata da suo padre, Raffaele Mongiorgi, integrando anche l’interesse per il cinema attraverso la sua casa di produzione?
Io sono molto esigente, principalmente con me stesso, e tendo a proiettare questo approccio anche verso i miei interlocutori. Sono molto legato a MWM, innanzitutto per un senso del dovere verso l’azienda in cui sono cresciuto. In questi anni mi sono cimentato con l’esigenza di una gestione che fosse efficace e attuale con le trasformazioni che attraversa l’impresa, soprattutto per l’aspetto delle relazioni. Poi, nell’ambito della produzione cinematografica sicuramente riesco a esprimere meglio le mie attitudini, per esempio nel fare una ripresa o un montaggio oppure nel redigere il racconto che interviene in documentari.
Nella produzione cinematografica c’è qualcosa del taglio che contribuisce alla firma del prodotto. Ma in MWM come viene valorizzato il modo in cui ciascun collaboratore interviene?
L’esigenza di dire: “L’ho fatto io” incide moltissimo nel modo di lavorare dei nostri collaboratori, per esempio nei settori della comunicazione e della produzione. Più volte mi è capitato di sentire dire con orgoglio: “L’ho fatto io”. In generale, il mio approccio è sempre quello di chiedere a ciascuno cosa e come sta facendo, perché sono prima di tutto io ad avere l’esigenza di sapere. Ho constatato che dire: “L’ho fatto io” conta tantissimo in azienda e molte volte sono io a dire: “Pretendo che tu mi dica la tua opinione, qualunque essa sia. Perciò, prenditi il tempo
necessario ma a me interessa che mi racconti cosa stai facendo”.
Perché le interessa?
È un esercizio per ciascuno trovarsi a raccontare cosa sta facendo. A me interessa registrare l’opinione tecnica e, se non è quella tecnica, sarà quella della parte creativa, anche l’opinione su un nuovo font o una grafica. Mi interessa ascoltare l’opinione dei miei collaboratori, in modo da poter arricchire le mie valutazioni e mi interessa che il mio interlocutore si abitui a cercare il suo modo di vedere le cose e anche di comunicarlo. Quando, poi, chi non è abituato a raccontare, tende a comunicare la sua testimonianza in tre parole, allora intervengo per promuoverne l’articolazione perché, raccontando, troviamo sempre qualcos’altro. È così che nascono le nuove idee: parlando, raccontando. Questo è il mio approccio in MWM.
Questo approccio invita i collaboratori a divenire interlocutori del viaggio dell’impresa, perché l’azienda non sta in piedi soltanto per ciò che produce, ma anche per un’esigenza di parola, che invita a proseguire ciascun giorno…
Raffaele: poi, avere anche una buona struttura organizzativa ti permette di fare prodotti di qualità. Le persone non vengono in azienda soltanto per prendere lo stipendio: nella maggioranza dei casi vengono a lavorare da noi perché trovano un ambiente in cui stanno bene, dove possono trovare soddisfazione nel lavoro che svolgono.
Negli ultimi anni io tendo a lasciare molta libertà nella ricerca delle cose che servono in azienda. Una volta che i nostri collaboratori hanno fatto la propria ricerca intorno a ciò che serve, poi andiamo ad analizzarne gli esiti. Quindi, si avvia un dibattito ed è a quel punto che decidiamo quale strada prendere. Non sono io che impongo cosa fare, ma sono loro che si prendono la responsabilità di scegliere il prodotto più performante, quello che può dare risultati maggiori rispetto a un altro. Poi, si discute anche di quali sono i costi e i benefici, e andiamo avanti così. Stiamo organizzando una struttura che sia elastica e con tempi di risposta più veloci. La stessa cosa in particolare sta avvenendo nella produzione e nel commerciale. È qualche tempo che sto pensando a come attuare nel quotidiano questo approccio e oggi sta prendendo forma, piano piano. Io sono molto costante: vengo in azienda e costruisco il mio futuro, che è stare qui e, se qualcuno ha bisogno, mi può chiamare. Del resto, a casa non so stare.
Cosa state producendo, attualmente?
Stiamo lavorando al perfezionamento di una macchina, la saldatrice ad arco corto, che salda rondelle e perni sulle lamiere in alluminio, per riparare le auto. I nostri rivenditori ci dicono che sta aumentando questo tipo di richiesta nelle carrozzerie. Anche stavolta non mancano i problemi burocratici, come avviene per le procedure per ottenere le certificazioni di prodotto nei vari paesi in cui abbiamo i nostri rivenditori, fra Europa, Stati Uniti e India, dove ognuno ha certificazioni con parametri differenti. Ma trovare il modo di superare limiti e barriere è da sempre il talento di imprese made in Italy come la nostra.