MWM è partner delle migliori carrozzerie nazionali, attraverso la fornitura di un’ampia gamma di attrezzature per la riparazione della carrozzeria di auto e veicoli industriali, in seguito a danni e ammaccature su acciaio, alluminio e plastica. E sono sempre di più anche i clienti che incominciano a chiedere al carrozziere di fiducia le attrezzature a marchio MWM. Come siete riusciti a rilanciare la domanda in un settore di nicchia come questo?
Lamberto: il nostro interlocutore principale è il rivenditore delle attrezzature MWM che continua a sceglierci per la qualità dei nostri prodotti, per il servizio che offriamo e, come dice sempre mio padre, per i prezzi competitivi che abbiamo. Noi seguiamo i nostri rivenditori
prima, durante e dopo la vendita delle attrezzature di nostra produzione e spesso ne costruiamo alcune su misura per loro, intervenendo per
esempio sul modello e sulla grafica. Ma la nostra specialità è quella di rendere protagonista il carrozziere attraverso l’attività di comunicazione tramite i social e i corsi di formazione che svolgiamo in MWM o da remoto.
Il dibattito che apriamo in questo numero della rivista verte attorno al contributo del settore privato in Italia. Qual è il vostro apporto?
Lamberto: sicuramente oggi è necessario parlare dell’apporto che dà un’impresa privata come la nostra alla vita delle persone, per esempio
attraverso i posti di lavoro che genera. Produrre opportunità di lavoro ha un valore ancora più importante, tenendo conto che, in tempi di crisi dell’automotive, è molto impegnativo proseguire un’attività come questa. Noi assumiamo la responsabilità e i rischi di questo lavoro, anche se poi i nostri collaboratori assumono il rischio di fidarsi del nostro progetto imprenditoriale, per poter lavorare e per costruire i propri progetti di vita. Io sono convinto che la collaborazione nell’impresa debba svolgersi in un ambiente favorevole, che è tale quando ciascuno tiene conto delle esigenze del lavoratore e dell’imprenditore che offre lavoro. Noi abbiamo accompagnato alla pensione molti collaboratori di MWM e in questa fase stiamo anche formando i nuovi assunti, che vogliamo fare crescere nel loro percorso lavorativo.
Raffaele: poi, occorre considerare che, oltre ai collaboratori che lavorano all’interno dell’azienda, ci sono tutti i nostri fornitori, come gli
stampisti e i verniciatori, quindi è notevole l’indotto nel settore.
Lamberto: inoltre, non si tratta di considerare soltanto l’indotto che genera un’azienda. Una quota di ciò che produciamo va allo Stato e, quindi, al pubblico. L’impresa privata dà un apporto al pubblico e alla comunità anche attraverso il pagamento delle tasse, per esempio.
E però c’è una costante che interviene in tutto l’ambito del privato: l’entusiasmo. Potrei raccontare di un insegnante di circa quarant’anni che
fa lezione in una scuola pubblica e che spesso dice di non avere “la spinta” nel proprio lavoro, perché non è ciò che avrebbe voluto fare. Questo insegnante proseguirà per altri venticinque anni allo stesso modo e darà testimonianza di questo approccio al lavoro ai giovani che in seguito andranno a lavorare. Non sto dando giudizi personali, sia chiaro, ma è evidente che l’approccio al lavoro da parte di questo impiegato del settore pubblico è necessariamente differente. Ho avuto a che fare in molte occasioni con persone che lavorano nel pubblico e non sono molte quelle che lavorano con entusiasmo. Poi cene sono altre che, pur non avendo entusiasmo per il compito che sono chiamati a espletare, svolgono lo stesso il proprio compito, cercando di farlo nel modo migliore.
I Greci dicevano che l’entusiasmo era come un demone e quindi occorreva stare lontano da chi aveva troppo entusiasmo. L’entusiasmo può anche disturbare, perché può essere considerato una forza che non riesce a stare contenuta nei canoni…
Lamberto: in MWM è essenziale lavorare con entusiasmo. Ma mi domando come possiamo incanalarlo, come possiamo rilanciarlo.
Nella cifrematica, la scienza della parola, l’entusiasmo è virtù dell’identificazione. Non è possibile intraprendere un’attività di impresa e proseguirla per molti anni senza identificazione…
Lamberto: per fare il nostro lavoro è necessario avere un obiettivo chiaro. Poi, non sappiamo come faremo per raggiungerlo. Per ora posso constatare l’entusiasmo nelle piccole cose quotidiane. Io non posso obbligare una persona che non vuole stare in azienda oltre le ore canoniche a fare lo straordinario, seppure pagato, perché non siamo tutti uguali. Ho imparato che per fare questo lavoro è necessario avere molta indulgenza, non farsi giudici dei collaboratori che per esempio non eseguono il lavoro proprio come noi vorremmo.
Questo approccio è importante, Lamberto, nell’itinerario di un’impresa privata…
Ma anche l’indulgenza va intesa da sé. Invece, un errore di piccola portata offre sempre la possibilità di migliorare passo passo.
Io mi sono reso conto già diversi anni fa che, per contrastare il rigore di mio padre in azienda, ho forse ecceduto nell’essere troppo indulgente. Per questo posso concludere che lavorare con lui mi consente di mettermi sempre in questione. Man mano, con l’esperienza ho imparato anche di aver sbagliato alcune volte e oggi ho una prospettiva diversa nelle cose che faccio: tengo conto semplicemente dell’esperienza acquisita.
Raffaele, cosa ha comportato per lei accogliere nel suo progetto imprenditoriale anche altri interlocutori, fra i quali suo figlio?
Sicuramente l’attività di impresa privata ha comportato l’esercizio di confrontarmi tramite il ragionamento con alcuni collaboratori e con Lamberto, che hanno un modo diverso di fare le cose. È per me sempre un’occasione per migliorare i progetti che ho in programma di fare. Questo esercizio è un appuntamento di parola quotidiano, senza cui non possiamo giungere al risultato: creare il prodotto più performante possibile, integrando le esperienze di ciascuno di noi. Nella vita devi fare ciò che ami. Se non riesci, ama ciò fai!