Il 17 aprile scorso, alla Nuvola Lavazza di Torino, TEC Eurolab ha inaugurato la sua partnership con Allinox Components. Una giornata di networking con i principali player del settore Aerospace and Defence Industry per raccontare i vostri servizi e la ragione di questa partnership strategica nel cuore del distretto aeronautico piemontese. Può dirci qualcosa di più in merito?
È stata una giornata molto importante, non soltanto perché ha inaugurato la partnership con Allinox Components – che per noi rappresenta un passo strategico con un’azienda che ha un approccio culturale simile al nostro, orientata a costruire valore per il territorio e per il settore – ma anche perché abbiamo avuto la conferma che questa operazione va nella direzione auspicata dalle istituzioni. È ciò che è emerso nell’intervento iniziale dell’assessore regionale allo Sviluppo delle attività produttive e delle Pmi e al Bilancio del Piemonte, Andrea Tronzano, che ha sottolineato il valore di un’operazione come questa, che consente di fare squadra fra eccellenze per competere insieme, per essere più veloci e più performanti, dando ciascuno il proprio apporto specifico.
Allinox, che produce componenti per i settori aeronautico, aerospazio e difesa, aveva la necessità di completare la propria catena di produzione con i controlli non distruttivi liquidi penetranti. Lungo gli incontri fra l’amministratore delegato, Alberto Biuso, e il nostro CEO, mio figlio Marco, è nata l’idea di mettere insieme le esigenze di Allinox con il nostro progetto di essere più vicini ai nostri clienti dell’aerospace che hanno sede in Piemonte, e ad altri che non trovano nella regione i servizi che noi possiamo offrire, dopo anni di esperienza e di investimenti per ottenere le certificazioni indispensabili per lavorare in questo settore.
Dopo l’evento, ci siamo trasferiti in pullman alla Allinox, in cui abbiamo inaugurato la postazione che ospita i banchi di controllo TEC Eurolab, che presto amplieremo installando altri macchinari per eseguire altri tipi di testing, sempre dedicati all’aeronautico. Ma, al di là dell’investimento in sé, ciò che ci ha fatto veramente piacere è che abbiamo trovato un modo di fare rete a partire dalla cultura condivisa, anziché soltanto dall’obiettivo economico. Le testimonianze che abbiamo ascoltato sono la prova che la squadra TEC Eurolab-Allinox è già in atto, è come se avessimo lavorato insieme da sempre: ciascuno dei giovani talenti intervenuti (oltre ai due CEO, Stefano Benuzzi, Fabio Esposito, Federico Lucca, Davide Mavillonio – di Asotech – e Fabrizio Rosi) ha parlato della propria funzione con grande competenza e con un tale entusiasmo che sembrava di essere alla Silicon Valley. E lo stesso vale per chi (come mio figlio Luca, direttore di Skillantis, la nostra Accademy, e vari responsabili di settore) ha illustrato la propria funzione attraverso un filmato che abbiamo proiettato durante l’evento. In tanti anni in cui ho ricoperto cariche associative anche internazionali sono stato spesso invitato a incontri organizzati da grandi gruppi, ma non ho mai visto nel pubblico lo stesso piacere di partecipare a un vero e proprio evento, oltre che a un’esperienza arricchente per vari aspetti. Per non parlare del coffee break e del light lunch nella splendida cornice della Nuvola Lavazza, che sono stati occasioni d’incontro per ciascuno. Un’organizzazione eccellente, merito sempre di due giovani talenti: la responsabile marketing Francesca Silingardi e la sua collaboratrice Ylenia Monti.
Forse sta anche qui la differenza che lei notava rispetto alle convention formali di presentazione delle aziende: nella coralità degli interventi da parte di tanti giovani, anziché nell’impostazione autoreferenziale da parte della proprietà, che può diventare noiosa…
Assolutamente, perché il punto è che dobbiamo ragionare con il “noi”, non con l’”io”, con un “noi” in cui l’”io” ha la sua importanza, un “noi” costituito da ciascuno, non un “noi” come apparato. Sembrano questioni puramente filosofiche, invece hanno effetti molto pragmatici e risvolti economici importanti.
La vostra impresa sta andando in questa direzione da tanti anni, almeno da quando ci siamo incontrati nel 2002, nell’ambito di una conferenza al Museo della Bilancia di Campogalliano, in cui lei si chiedeva “come far sì che il cervello dell’impresa non rimanga prerogativa dell’imprenditore o del manager, ma coinvolga ciascun collaboratore”. Lei ritiene che sia questa la direzione verso cui deve andare l’impresa dell’avvenire?
Quando si parla d’impresa dell’avvenire, soprattutto delle PMI italiane, almeno a partire dalla crisi del 2008, spesso si fa riferimento all’esigenza di fare rete, ma si pone l’accento su un fattore che di per sé invece non è centrale: la dimensione, per cui le imprese dovrebbero mettersi insieme semplicemente per aumentare la propria dimensione e acquisire così la forza per affrontare le sfide del mondo globalizzato. La dimensione dipende da ciò che fai, devi avere una dimensione tale che ti consenta di fare gli investimenti che occorrono al tuo programma di sviluppo. Pertanto, se sei un produttore di automobili, devi avere un fatturato di almeno qualche miliardo di euro all’anno per acquistare nuovi impianti di produzione, ma se sei un’azienda come la nostra, un laboratorio tecnologico al servizio dell’industria manifatturiera, la crescita non richiede investimenti tali da giustificare un’aggregazione con altre aziende del settore. Tant’è che in Italia siamo uno dei maggiori e certamente il più completo laboratorio di testing dei materiali, e questo è già un elemento distintivo. Le reti d’impresa sono una strada da perseguire per servire il mercato con maggior professionalità, puntualità e competenza, ma non basandosi sul timore di essere troppo piccoli, bensì sulla ricerca di partnership strategiche come quella che abbiamo appena avviato noi, che partono da un’esigenza specifica e non si limitano a un’alleanza sul piano tecnico: importa soprattutto come ciascun partner si interfaccia con il cliente e qual è sua la proposta di valore. La rete vincente è quella in cui viene meno la presunzione autoreferenziale, quella in cui nessuno si ritiene il più bravo da cui gli altri devono imparare, anzi, ciascuno, con umiltà e competenza, dà il proprio contributo e accoglie quello degli altri, perché insieme impariamo più velocemente, abbiamo più capacità d’investimento e di penetrazione del mercato. Quindi la rete è relazione da cui procedono i dispositivi di riuscita dell’impresa dell’avvenire.
L’alleanza con Allinox s’inscrive in una modalità che abbiamo adottato anche in altre collaborazioni che stiamo attivando sul territorio nazionale con imprese più piccole della nostra, ma con competenze specifiche rilevanti, come BlueTensor, specializzata nell’AI, di cui abbiamo acquisito la maggioranza all’inizio dell’anno. Se avessimo voluto acquisire le competenze dell’AI al nostro interno, avremmo impiegato anni, magari senza riuscirci, e con l’aggravante che i player del settore nel frattempo sarebbero andati avanti. Come accadrebbe se un’azienda del nostro settore volesse acquisire le nostre stesse competenze sulla tomografia computerizzata: dovrebbe scontare un gap di oltre dieci anni, trascorsi non solo a introdurre componenti da testare nella macchina e a spingere un pulsante, ma ad approfondire la tecnologia e a cercare insieme ai clienti soluzioni sempre differenti ai loro problemi. La competenza non si ottiene soltanto con la conoscenza e con la strumentazione, ma richiede l’esperienza. Quindi l’avvenire della piccola e media impresa italiana non può prescindere dalle relazioni, dalle collaborazioni, anche molto verticali, per mettere a frutto competenze e investimenti specifici.
Un altro aspetto che esige una trasformazione rilevante in futuro è l’organizzazione del capitale intellettuale all’interno dell’impresa, l’organizzazione del lavoro, relativamente non tanto ai processi quanto all’interconnessione delle persone nell’azienda, alla qualità e all’ampiezza delle relazioni interne. Spesso una persona che lavora in un reparto scambia informazioni con un’altra che lavora in un altro reparto, ma per dieci anni sono sempre quelle stesse persone a scambiarsi informazioni. Invece, ciascuno dovrebbe sviluppare una sorta di “rete neurale” che coinvolge tante persone, fino al punto in cui ciascuno diviene protagonista nel lavoro che svolge, quindi le decisioni non sono più prese dai vertici dell’azienda e calate via via nei responsabili di reparto e poi negli operatori che le eseguono. Occorre scardinare completamente un simile sistema piramidale – nella nostra azienda questo è già avvenuto da tempo – per arrivare a portare le decisioni là dove maturano le esigenze. Chi meglio del fresatore, per esempio, conosce il proprio lavoro ed è in grado di capire quale sviluppo tecnologico possa avere l’apparecchiatura che utilizza e cosa serva effettivamente alla nostra azienda per eseguire le lavorazioni richieste dai clienti? Se egli sogna un’apparecchiatura che esegua le lavorazioni in modo differente, più veloce e più sicuro, allora, la decisione sull’aggiornamento di quella macchina, questa semplice decisione che può valere centinaia di migliaia di euro d’investimento, deve maturare lì, anche se chiaramente richiederà una serie di consultazioni dei componenti di quella rete neurale di cui parlavamo. Io, fresatore, capisco che la lavorazione che stiamo eseguendo potrebbe essere migliorata, si potrebbe fare più rapidamente, in modo più sicuro, con una macchina diversa, e comincio a informarmi. Ne parlo con il mio collega, poi con il responsabile dell’officina – che magari ne parla con il responsabile dell’amministrazione per capire quali sono i costi – e alla fine redigo una proposta completa di dati. Non è detto che l’investimento necessario per la sostituzione della macchina sia sostenibile, però le proposte devono partire dal punto in cui nascono le esigenze, e questo è possibile solo se c’è un grande scambio di idee, se è incentivata la comunicazione e se gli scaffali, non solo i cassetti, con le informazioni sono disponibili per tutti in ciascun momento. La nostra piccola e media impresa non può che avere una trasformazione di questo tipo, che porta a un grande coinvolgimento delle persone. E le persone coinvolte hanno quel commitment, quell’impegno che fa loro sentire l’impresa come propria. Quindi l’impresa del futuro è costituita da persone estremamente interconnesse tra loro all’interno dell’azienda, che utilizzano strumentazioni idonee ai compiti che svolgono e, così, strutturano imprese fortemente collegate tra loro e con il territorio. Questo credo sia il percorso che dovremmo sviluppare, e in parte lo stiamo facendo, per competere come territorio e come nazione, con i giganti che hanno basi culturali completamente differenti dalle nostre.

