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LA CONTRARIETÀ E L’ESIGENZA

psicanalista, cifrante, brainworker, presidente dell’Associazione culturale Progetto Emilia Romagna

Il lessema “esigenza” nel luogo comune è spesso confuso con “occorrenza”,  “occasione”, “opportunità”, mentre rispetto a ciascuno di questi termini la cifrematica ha avviato un’elaborazione specifica, che abbiamo indagato in altri numeri della rivista “La città del secondo rinascimento”. Elaborazione essenziale, perché la cifrematica, la scienza della parola come scienza della vita, non indaga i lessemi per trovare il loro senso o il loro significato, ma in quanto sono elementi strutturali della parola e dunque sono essenziali per ciascun dispositivo di gioco, di lavoro, d’impresa, sono indispensabili per la vita di ciascuno. Anche per questo motivo, la scienza della parola è la scienza della vita, non uno strumento della conoscenza.

Quando e come ci imbattiamo, vivendo, nell’esigenza? Ciascuno, nella famiglia, nel lavoro, nell’impresa si trova ciascun giorno a constatare una molteplicità di questioni che esigono dispositivi di comunicazione, dispositivi organizzativi, economici, finanziari. In particolare, l’imprenditore può avere una meta, non ancora la direzione, qualcosa che gli sembra che gli si prospetti dinanzi, non presa nella sua volontà. Non si tratta di visione, è un’esca o un pretesto, non è ancora un progetto o un programma, non è ancora un testo. Un’esca, come le Indie per Colombo, che invece si ritrova in un altro continente. Ma può risultare anche uno schermo, come Ita ca per Ulisse: Ulisse perseguiva Itaca, ma Itaca era uno schermo, non è risultata “Itaca”. O addirittura un tratto fantasmatico, che risulta fatuo, e allora è un miraggio.

Dinanzi a questa meta può accadere d’imbattersi in una serie di contrarietà, che all’apparenza non permettano di fare, anche se sono vaghe e indeterminate: sembrano rappresentazioni dell’ostacolo e della difficoltà, oppure ombre che ci stanno dinanzi. Ma nell’esperienza di ciascuno, parlando e facendo, dunque nel gerundio della vita, queste contrarietà, lungi dall’impedire di formulare un progetto e un programma, enunciano una gamma di esigenze: sono maniere dell’anoressia della domanda di valore, sono esigenze linguistiche dell’esperienza e della scrittura dell’esperienza. Come constata la cifrematica, queste contrarietà serbano la questione linguistica di ciascun itinerario, non vi si oppongono: sono le contrarietà che insistono sull’esigenza linguistica di scrittura, di produzione, di soddisfazione, di festa, di perfezione, sono le contrarietà che esigono che la memoria si scriva. Esse non consentono di accomodarsi nell’idea di conoscenza e nell’idea di morte, che servono, idealmente, a sostituire il fare con la volontà, propria o dell’Altro, ovvero propria in quanto dell’Altro. Come scrive Armando Verdiglione, “sono le contrarietà che, nell’atto, sfatano lo spettacolo del mondo, lo spettacolo dell’Altro in sofferenza, lo spettacolo del prossimo; sono le contrarietà che, loro malgrado, inaugurano una pagina nuova, la pagina dell’arte e dell’invenzione nel loro processo di qualificazione”.

Quest’accezione di contrarietà indica che le contrarietà non si oppongono alle esigenze, e che le esigenze che intervengono nell’impresa non sono modi di reagire o risposte alle contrarietà. Nessuna dialettica tra loro: quella che viene percepita come contrarietà è già l’esigenza in atto, è esigenza linguistica, proprio nel suo enunciarsi. Infatti, l’esigenza non è qualcosa di cui l’imprenditore sia cosciente, non sta nella formulazione “questa è la nostra esigenza”, perché l’esigenza non ha nulla a che vedere con la volontà, presunta nostra o dell’Altro o del destino: l’esigenza è un’esigenza di scrittura, di riuscita, di perfezione dell’esperienza.

Come scrive Armando Verdiglione: “Questa esigenza è un’esigenza nel gerundio, cioè cercando e facendo”. La contrarietà diviene esigenza linguistica soltanto cercando e facendo, cioè intraprendendo, quindi se ciascuno si instaura come statuto del gerundio. In questo modo questa contrarietà, qualunque essa sia, fosse pure una difficoltà che tende a rappresentarsi, è un’esigenza, un’esigenza in atto. L’imprenditore, ma anche l’artista, (come testimoniano le interviste in questo numero) se ne accorge, perché le cose, così facendo, cercando e intraprendendo, si scrivono, e egli arriva alla produzione o alla scrittura, che ha trovato nella meta il suo pretesto.

Lungo la linguistica dell’esperienza – tutt’altro che lo spirito dell’azienda o il suo storytelling – le esigenze traggono alle prove, e con l’investimento la scrittura dell’esperienza trova la sua specificità, fino a divenire caso di qualità e di valore. Sta qui il compito della cifrematica: senza idea di salvezza o di purificazione, importa l’instaurazione di un processo linguistico narrativo con cui le cose giungono alla salute e al piacere. perché nel gerundio gli elementi linguistici si scrivono senza bisogno d’imbattersi nell’ultimo tempo o nell’ultima morte, dunque senza bisogno di prestigiatori al servizio di Sophía o della Sfinge. Mentre i funzionari e i professionisti del tempo e della morte offrono rimedi e salvezza dalla parola e dalla lingua, dunque dalla vita stessa, con la cifrematica e con il brainworking importano il progetto e il programma di vita. Nelle conversazioni cifrematiche va precisandosi una mappa delle occorrenze, delle urgenze e delle opportunità che riguardano la contingenza, quindi l’azzardo e il rischio, essenziali alla lingua del compimento e alla lingua dell’approdo, dunque alla lingua della riuscita, perciò alla lingua della salute e del piacere.

In quanto l’esigenza linguistica di scrittura dell’esperienza investe ciascun elemento e ciascun dispositivo della struttura dell’azienda, l’esigenza è esigenza di scrittura della struttura della sua sintassi, dunque del modo del suo lavoro, esigenza di scrittura della struttura della sua frase, dunque del modo della sua trovata, e esigenza di scrittura del suo pragma, dunque del modo del suo fare. Per questo le contrarietà non comportano un venir meno della responsabilità, della capacità e dell’efficacia, ma ne sono l’esigenza. Esigenza di scrittura che il lutto, il dolore e il trauma non impediscono, ma ribadiscono.

 

 

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