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L’ESPERIENZA SI ARRICCHISCE DEI PROPRI ERRORI

presidente di Santo Stefano Immobiliare Srl, Bologna

’Università di Stanford, nel 2005, Steve Jobs suggeriva ai giovani: “Siate affamati. Siate folli”. Dell’intervento della follia lei si è avvalso più volte nella sua attività immobiliare, consentendole di navigare controcorrente…

Folle è chi non si attiene al modo comune di fare le cose. Eppure l’impresa nasce proprio così: facendo qualcosa che non segue i canoni. Nello svolgimento del mio lavoro in ambito immobiliare, non sono mai soltanto un agente immobiliare perché mi trovo spesso a fare anche lo psicologo, l’avvocato, il commercialista e, qualche volta, persino lo psichiatra. Perché chi cerca una casa da acquistare porta con sé desideri, aspettative, paure e talvolta richieste che sembrano impossibili.

La casa, soprattutto in Italia, non è un semplice bene materiale dove tor- nare per mangiare e dormire. Ogni abitazione è diversa, unica, fuori dagli standard. Se vogliamo usare questa parola, ogni casa in Italia è un po’ folle. E per trattare oggetti così particolari bisogna avere la capacità di non chiudersi a propria volta in schemi.

Ricordo un cliente che mi disse: “Vorrei un attico con il giardino”. Una richiesta apparentemente impossibile. Poi, proseguendo nella conversazione, si capiva che desiderava una grande terrazza piena di piante, fiori e spazi verdi. La scommessa non era quella di trovare la soluzione tecnica che il cliente chiedeva, ma di interpretare il sogno che era sotteso in quelle parole. A volte la follia sta proprio in questo: nel tradurre l’immaginazione in realtà.

Durante gli anni difficili dell’emergenza da Covid, voi avete lanciato un’immagine molto evocativa: una casa che navigava in mezzo alla tempesta. Una scelta audace in un momento in cui tutti sembravano tirare i remi in barca, restando chiusi in casa…

Aprire e far crescere un’impresa in piena fase di emergenza era già di per sé una decisione considerata folle. Ma la follia, quella costruttiva, consiste nel cercare il modo di riuscire attraversan- do il problema.

Noi abbiamo incominciato a interrogarci su ciò che dalla crisi stava emergendo. Improvvisamente la casa era diventata il centro della vita delle persone. C’era chi viveva in apparta- menti privi di un’area esterna e soffriva enormemente in quella situazione.

Io stesso avevo un piccolo giardino che in quei mesi mi sembrava grande come dieci ettari. Così abbiamo costruito la nostra comunicazione intorno a un’idea semplice: non lasciare andare alla deriva uno dei beni più importanti che possediamo. La nostra pubblicità, che ritraeva la casa fluttuante nella tempesta, rappresentava proprio questo. E paradossalmente, in uno dei momenti più difficili, abbiamo ottenuto il miglior fatturato della nostra storia.

Oggi lei può trasmettere la sua esperienza a molti giovani. Qual è il consiglio più importante che gli darebbe?

Potrà sembrare strano, ma auguro ai giovani di fare errori. Davvero. Sono sicuro che l’errore sia uno strumento di crescita.

Quando arrivano da noi candidati giovani e ci parlano di perfezione o di risultati straordinari, rispondo sempre allo stesso modo: “Per favore, non avere paura di fare errori”. Diversamente, come posso insegnargli qualcosa di nuovo? L’esperienza si arricchisce proprio dei nostri errori.

Mi viene sempre in mente un episodio. Da ragazzo sono andato a vivere da solo. Avevo una serie di bellissimi maglioni di puro cashmere, che mi erano stati regalati da mia madre e da mio nonno. Decisi di lavarli in lavatrice e pensai che lavarli a novanta gradi fosse la scelta migliore. Dopo poche ore avevo una perfetta collezione di vestiti per bambole. Un disastro. Eppure oggi ho imparato esattamente come trattare capi come questi. Quell’errore è stato utilissimo.

Credo che nella vita le cose non siano mai soltanto come sembrano. Anche ciò che giudichiamo come negativo contiene spesso una possibilità che ancora non vediamo. Questo approccio è valido anche nel caso di una crisi economica, di un problema professionale e perfino quando commettiamo un errore a livello personale. L’importante è non fermarsi mai a guardare soltanto le apparenze. Per questo il mio augurio è semplice: mettetevi in questione, imparate dai vostri errori e rilanciate ciascuna volta che le cose non vanno come vorreste. Perché l’esperienza si acquisisce soltanto così e da essa deriva anche la capacità di costruire qualcosa di veramente folle.

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