IL LUSSO PER LA SALUTE

Qualifiche dell'autore: 
presidente del Gruppo La Maison du Monde

Il Gruppo La Maison du Monde negli ultimi anni ha orientato la sua attenzione sempre più alla valorizzazione degli immobili di lusso presenti in Emilia Romagna. Lungo la sua esperienza, ha potuto constatare che il lusso contribuisce alla salute di un immobile e quindi anche di chi lo abita?

Quando parliamo di lusso dei beni immobili non facciamo solo riferimento al contesto storico in cui sono locati, ma identifichiamo anche la qualità del vivere di colui che gode della sua proprietà. In tal senso è da intendere il noto aforisma “casa dolce casa”, che indica come sia vivo il desiderio di tornare. Questo potrebbe valere per tutte le case, ma noi abbiamo constatato che si verifica in modo particolare per le case di lusso, che favoriscono la salute in senso lato.

Viaggiando per diversi continenti, ho potuto rilevare come il lusso sia un concetto molto diverso da com’è inteso in Europa. In Australia e, ancor più, in America – per esempio a Manhattan, nel cuore di New York –, ci sono case da sogno. Sono contesti splendidi che giocano spesso la combinazione tra un moderno molto minimale e un tecnicismo assoluto, dove l’utilizzo della domotica rende le case efficientissime sotto il profilo tecnico. D’altronde, in America c’è una logica orientata alla grandezza e le case seguono questa logica. In Europa, invece, dove il moderno esasperato non è in linea con la nostra cultura, abbiamo case più antiche. Ritengo che occorra valorizzare il senso della nostra cultura architettonica che può integrarsi bene con la massima efficienza, perché la salute trae vantaggio anche da una casa funzionale.

Quando studio, lavoro o scrivo, per esempio, non posso non tenere conto dell’ambiente che mi ospita, perché vivere bene in una casa implica in modo particolare la salute, non solo fisica.

In effetti, un tempo la casa era intesa come dispositivo per la ricerca e l’invenzione, come dimostrano le opere composte da scrittori, poeti e artisti ospitati in straordinari contesti come la villa San Carlo Borromeo a Senago, per esempio…

La casa è un dispositivo innanzitutto culturale, e questo è stato inteso molto bene da grandi mecenati come Lorenzo de’ Medici e dalla Chiesa, che hanno incentivato e valorizzato le opere di tanti uomini che sono ancora oggi i cardini della crescita della nostra società. Le strutture più moderne non sono in grado di trasmettere questa istanza culturale, perciò, molto spesso, sono case anonime.

Un problema da non sottovalutare, che segue una logica molto precisa, è il fatto che oggi l’imprenditore cresce in un contesto molto arido che impedisce all’impresa di trovare una sua qualificazione e, anche quando ciò avvenga, il consolidamento della sua struttura è quasi impossibile.

Oggi l’impresa è obbligata a lavorare preoccupandosi solo di costi e ricavi. Almeno il 45 per cento dei suoi introiti va allo Stato, gli interventi sono onerosi e lunghi, inoltre, soprattutto le imprese che utilizzano finanziamenti bancari ricorrono a drastici tagli in investimenti e ricerca.

L’imprenditore che opera in ambito immobiliare, acquistando o ristrutturando immobili, non può nemmeno ipotizzare di lavorare puntando su caratteristiche di qualità, perché i suoi margini sono ridotti al minimo. Ma il gusto di vivere dipende anche da un contesto che consente di fare.

Lei sta lavorando anche per questo a un progetto editoriale che valorizzi il concetto di lusso…

Da qualche tempo, anche lungo le interviste che ho rilasciato negli anni a questa rivista, ho avuto occasione di precisare un nuovo concetto di lusso, che a breve troverà sbocco editoriale in un progetto che darà risalto ai beni immobili e ai molti elementi a essi complementari come il design, l’arredo, l’arte, la cultura e la moda. Si tratta di uno strumento nuovo, che vede la collaborazione di tre soci, me compreso, e che nasce anche per valorizzare chi nell’ambito immobiliare lavora con grande attenzione e precisione.

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