Cifrematica

  • Chi conta di più? Quanto conta quel che facciamo? I conti tornano? L’idea comune di conto lo considera strumento per misurare o risparmiare il fare, per giustificarlo, per finalizzarlo.
    Nella formulazione “In fin dei conti” spetterebbe al conto sancire la fine per decidere il valore delle cose, del fare, del viaggio. Questo conto presunto obiettivo è conto sul tempo, conta sulla fine del tempo, per poterlo misurare e dunque risparmiare.
    Ma il risparmio di tempo non paga: il processo di valorizzazione esige l’investimento, non il risparmio. Il conto non è fondante: del conto

  • Nei libri di Armando Verdiglione usciti nel 2017, trovate una straordinaria analisi delle dottrine misteriche, cui viene, da sempre, affidata la “gestione” della società, degli stati, delle istituzioni, la “cura” del corpo, dell’anima, della mente. I libri sono sette e li trovate in libreria o nei negozi on line. Costituiscono una traversata, che non può essere sintetizzata o riassunta: leggendoli, si avverte la spinta a restituire qualcosa di questa scrittura con un contributo, anche solo per un granello o per una goccia.
    Verdiglione scrive che il “mistero” su cui si fondano queste

  • Questa è l’epoca della stanchezza e dei suoi rimedi. Ognuno è stanco: della società, del lavoro, della politica, del clima, della famiglia, della giornata. Da dove viene la forza? Con la nozione di pulsione, Freud ha introdotto l’inconscio: una forza di cui non si conosce l’origine, una tensione che non si vede, che non si comprende. Nei secoli, la forza che non sia stata attribuita al fisico ha sempre destato grande sospetto. Che alcune donne dessero testimonianza di una forza inspiegabile, perché non conferita dalla presenza di un marito o da qualche altra copertura sociale, ha

  • All’arcaismo che dilaga in Europa – dal terrorismo islamista ai nuovi totalitarismi (Cina, Russia, Turchia), dalla dittatura della burocrazia al ricatto ambientalista – c’è chi contrappone i valori illuministici, in particolare il laicismo, come depositari della modernità e, dunque, della civiltà. Ma la questione della modernità può limitarsi alla distinzione tra potere statale e potere religioso o alla democrazia rappresentativa o alla parità dei diritti? In che modo l’illuminismo, con il suo naturalismo e il suo cosmismo, non si oppone, bensì si concilia in realtà con il radicalismo e

  • “Colleghi, lo dico per i governi, c’è una malattia nuova: è la dissidenza, la libertà di parola. Questa malattia ha un nome, psychopathia criminalis, e può sovvertire l’ordine patriottico. Ma non occorrerà fare processi, basterà il ricovero in manicomio dei poeti e degli intellettuali”.

  • Ho incominciato ad ascoltare Armando Verdiglione nel 1973: il primo ascolto era leggendo, “l’ascolto della lettura”, come dice Verdiglione.
    Questo ascolto di lettura si riferiva a un testo degli atti del primo convegno organizzato da Verdiglione nel 1973, dall’8 al 9 marzo, Psicanalisi e politica.
    E, poiché chi legge scrive, ne sortì una recensione che venne pubblicata sulla “Critica sociologica” nel 1974. Al convegno successivo, Follia e società segregativa (13-16 dicembre 1973), a cui invece partecipai, c’era un clima straordinario, con tantissime persone, e

  • Quando nel 2001 ho incontrato per la prima volta Armando Verdiglione, Augusto Ponzio e io avevamo già pubblicato nel 1998, per Spirali edizioni, una traduzione del libro del semiotico Thomas Sebeok, dal titolo A sign is just a sign.
    La semiotica globale, mentre in questo incontro proponevamo una monografia, scritta da Augusto Ponzio e da me, intitolata I segni e la vita.

  • La mia solidarietà con Armando Verdiglione incominciò tanti anni fa, verso la metà degli anni ottanta, con due circostanze abbastanza precise, che ricordo perché sono un po’ il filo originario di questo rapporto.
    Il primo episodio fu quando, nel 1988 la casa editrice Spirali organizzò a Bologna una presentazione di libri di dissidenti sovietici. Allora ero responsabile culturale del Partito Comunista a Bologna e fui l’unico ad aderire immediatamente all’incontro e a partecipare al dibattito. A me sembrava ovvio partecipare: dopo decenni in cui verbalmente il Partito Comunista Italiano

  • Come filosofo di formazione anglosassone mi sono accostato alle opere di Armando Verdiglione con un misto di curiosità e di diffidenza, perché non sono amante dello stile evocativo francese, preferisco lo stile argomentativo anglosassone.

  • Io non sono in pena. L’idea di pena è l’idea di soluzione, l’idea di salvezza. Io non ho la tentazione dell’immortalità. La provincia – la provincia Italia, la provincia Europa, la provincia India, la provincia Cina, la provincia Corea, la provincia America, la provincia pianeta – ha la tentazione dell’immortalità, ovvero ha l’idea di pena. L’idea di pena è l’idea del nulla.
    Rispetto alla tentazione dell’immortalità, non importano la vita, il corpo, la terra, il cielo.