Cifrematica

  • L’idea di comunità come condivisione, in particolare dei doni e delle funzioni (in latino munus è dono, tributo, onere) è riscontrabile già nel II secolo a.C. nella comunità ebraica degli esseni, a cui, secondo Ernest Renan e altri, sarebbe appartenuto anche Gesù Cristo. In questa comunità monastica ante litteram, tutto era in comune, condiviso: un comunismo basato sulla comune credenza. L’agape, l’eucarestia rituale, era un loro rito, che la comunità cristiana proseguirà nella comunione, assieme al concetto di comunità, come testimoniano gli Atti degli apostoli: “Tutti coloro che

  • Nel Trattato della pittura, Leonardo da Vinci scrive: “Quelli che s’innamorano della pratica senza la scienza sono come i nocchieri che entrano in naviglio senza timone o bussola, che mai hanno certezza dove si vadano. Sempre la pratica deve essere edificata sopra la buona teorica, della quale la prospettiva è guida e porta, e senza questa nulla si fa bene”.
    Seguendo questa indicazione di Leonardo, nell’organizzazione di questo convegno (Come l’arte e la cultura trasformano la famiglia, l’impresa e la città a Vignola, Rocca di Vignola, 9 aprile 2016), mi sono posto il

  • Quando qualcosa non funziona o non va secondo le aspettative, quando le cose sembrano precipitare vi è chi cerca la via facile, la sostanza che non faccia pensare troppo: per alcuni lo stordimento, assicurato dall’assunzione di droghe, alcool o psicofarmaci, per altri l’ideologia del successo, rappresentata dalla prestanza ideale, da raggiungere colmando le mancanze che non consentirebbero di confermare questo ideale. Sulla credenza nella mancanza hanno prosperato schiere di professionisti, consulenti sempre esperti in quello che manca all’altro. Queste idee di sostanza negano, idealmente

  • In che modo l’arte e la cultura contribuiscono alla riuscita delle cosiddette imprese familiari in Emilia e in Italia? Innanzitutto con la constatazione che l’impresa non può mai essere familiare. L’impresa ha un’influenza enorme sulla famiglia dell’imprenditore: è nella parola e nel racconto dell’imprenditore lungo l’intera giornata. La famiglia non è estranea a questo racconto, non è schermata dall’influenza di questa parola. La famiglia dell’imprenditore contribuisce all’impresa, innanzitutto tramite l’apporto di ciascuno alle discussioni, anche intorno al tavolo da pranzo. È essenziale

  • L’impresa è libera. Non può essere incatenata in sistemi, mentalità, arcaismi che frenano il suo viaggio. E l’imprenditore come statuto intellettuale, promuovendo il fare e i dispositivi di valore, contribuisce alla comunità pragmatica, quella in cui ciascuno diviene caso di qualità, facendo, non aggrappandosi a ciò che presume di essere o di avere. Nella comunità pragmatica non importa ciò che ognuno ha o non ha, è o non è, ma i dispositivi che ciascuno instaura: dispositivi di ricerca e d’impresa, dispositivi commerciali, finanziari, pragmatici, dispositivi di parola

  • Lanx: dal greco lékosin, “piatto”, anche “vassoio”, “lancia”, il piatto non circolare, da portata. La satura lanx, il piatto da portata pieno di vivande e saporito di spezie: da qui la satira, il motto smodato, piccante, la sapida ironia. Lanx: il piatto per i cibi, e per l’ironia, ma anche il piatto della bilancia. Bilancia: due lance, due piatti. Devono stare in equilibrio? “Equilibrio” da aequus, “uguale” e librare, “pesare”, da cui libra: “bilancia”.

  • L’opposizione tra quantità e qualità, sorta con Aristotele e accentuatasi con il discorso scientifico da Cartesio al XIX secolo, è valsa a riconoscere un primato alla quantità finalizzata alla quantificazione, all’algebra e alla geometria: una quantità sottoposta ai concetti di misurabilità, di regolarità, di ricorrenza, di continuità, cui sfuggirebbe la qualità. Questa dicotomia ha comportato un freno per la ricerca scientifica del Novecento che, come testimonia Daniel Lerner nella sua prefazione al libro Qualità e quantità e altre categorie delle scienze (Bollati Boringhieri), ha

  • La scienza moderna affonda le sue radici nell’esperienza intellettuale del Rinascimento, quando la quantità divenne il perno della misura sperimentale e del progetto. Non che gli antichi greci o i romani non sapessero costruire navi o edifici. Mancava però la questione della quantità, con il risultato di avere dimensioni in eccedenza o in difetto, ovvero di evitare la qualità, o anche di mancare proprio l’idea di come fare. Si pensi alla cupola del Duomo di Firenze progettata da Brunelleschi: senza un progetto quantitativo e non spannometrico, non si sarebbe potuta costruire. Si può anche

  • Il termine anoressia è costituito dal prefisso privativo a- e da un significante dotto, oressia, che i medici utilizzavano nell’Ottocento per definire l’appetito. Come si arriva all’appetito?

  • Intorno all’amore e all’odio è diffusa una ricchissima produzione letteraria, artistica e pseudoscientifica che esalta l’amore inteso nella transitività, dove si tratta dell’amante e dell’amato e del desiderio di bene percepito come sentimento, che farebbe legame, che costituirebbe relazione: qualcosa di definito e convenzionale di cui si possa dire “So di cosa si tratta”, “È capitato anche a me”, e che possa anche essere quantificato. Infatti, alcune delle domande più frequenti a proposito dell’amore sono: “Tu mi ami?”, “E quanto mi ami?”, “Mi ami quanto io amo te?”. Come stabilire la