Filosofia

  • Lei insegna Storia delle idee all’Università di Göteborg e ha pubblicato diversi libri che analizzano gli effetti delle idee nella nostra società, come Death in Beirut (2007). Da dove viene il suo particolare interesse per il Libano? Sono svedese-libanese: mio padre è libanese. Death in Beirut è un saggio in cui ho provato a ripercorrere sia la mia storia sia il modo in cui il paese è lentamente sprofondato in una devastante guerra civile. La mia ambizione era quella di delineare le differenti forze in gioco durante quel periodo in Libano.

  • La mia solidarietà con Armando Verdiglione incominciò tanti anni fa, verso la metà degli anni ottanta, con due circostanze abbastanza precise, che ricordo perché sono un po’ il filo originario di questo rapporto.
    Il primo episodio fu quando, nel 1988 la casa editrice Spirali organizzò a Bologna una presentazione di libri di dissidenti sovietici. Allora ero responsabile culturale del Partito Comunista a Bologna e fui l’unico ad aderire immediatamente all’incontro e a partecipare al dibattito. A me sembrava ovvio partecipare: dopo decenni in cui verbalmente il Partito Comunista Italiano

  • Come filosofo di formazione anglosassone mi sono accostato alle opere di Armando Verdiglione con un misto di curiosità e di diffidenza, perché non sono amante dello stile evocativo francese, preferisco lo stile argomentativo anglosassone.

  • Molti dei conflitti che insorgono tra gli uomini sono dovuti al fatto che qualcuno vuole fare A con una cosa specifica e qualcun altro vuole fare B con la stessa cosa. Per evitare questo tipo di conflitti c’è un solo modo: tutte le cose devono essere di proprietà di qualcuno, così io posso fare con le mie cose ciò che voglio fare e tu puoi fare con le tue cose quello che vuoi fare. Ma come stabilire chi possiede qualcosa e chi non la possiede? Perché gli uomini incomincino a parlare in modo pacifico, senza conflitto, occorre che riconoscano che ciascuno è il proprietario di tutte quelle

  • Le tasse sono espressione di un potere tirannico, pertanto è un dovere morale combattere contro la tassazione, sia essa eccessiva o meno.
    La tirannia può essere definita come un regime in cui un potere politico coercitivo prende decisioni arbitrarie, senza alcuna giustificazione. In un simile regime il popolo non è libero e gli individui possono essere considerati come schiavi.
    Dire che qualcuno è libero significa dire che può agire senza essere vittima di coercizione, che è il proprietario di se stesso. Ma nessuno può essere libero se non è proprietario dei frutti delle proprie

  • L’opposizione tra quantità e qualità, sorta con Aristotele e accentuatasi con il discorso scientifico da Cartesio al XIX secolo, è valsa a riconoscere un primato alla quantità finalizzata alla quantificazione, all’algebra e alla geometria: una quantità sottoposta ai concetti di misurabilità, di regolarità, di ricorrenza, di continuità, cui sfuggirebbe la qualità. Questa dicotomia ha comportato un freno per la ricerca scientifica del Novecento che, come testimonia Daniel Lerner nella sua prefazione al libro Qualità e quantità e altre categorie delle scienze (Bollati Boringhieri), ha

  • L’ambizione è una droga che fa di colui che vi si dedica un demente in potenza”, scriveva il filosofo Emil Cioran, stigmatizzando il modo corrente di intendere l’ambizione, come quel che consentirebbe, al pari di una sostanza, di gestire, padroneggiare, dominare la propria vita. Così ognuno avrebbe la propria ambizione, ambizione soggettiva, ora funzionale alla riuscita, ora foriera della sconfitta. Come scrive Niccolò Machiavelli: “Ma l’ambizione dell’uomo è tanto grande, che, per cavarsi una presente voglia, non pensa al male che è in breve tempo, per risultargliene”.

  • L’attuale attacco giudiziario contro Armando Verdiglione non è incominciato con il normale controllo fiscale che ha portato al processo, ma partecipa di una vicenda iniziata intorno alla metà degli anni ottanta, che denota un’ostilità a vasto raggio nei confronti di un attore importante della cultura. Non sono psicanalista, quindi non ho interesse a difendere una scuola anziché un’altra: considero il modo con cui Verdiglione opera e lo confronto con la prassi, le abitudini, le regole e le convenienze con cui operano gli intellettuali all’interno della nostra società. Mi riferisco al mondo

  • Mentre inizio a parlare avverto da parte vostra – e ve ne sono grato – una grande disposizione all’ascolto. Una sensazione del tutto diversa rispetto a quando sono andato a testimoniare nell’ultimo processo contro Armando Verdiglione. Lì, ho avvertito una predisposizione preconcetta, un atteggiamento già orientato contro quel che la parola chiede di più: l’ascolto. Senza ascolto, la parola è morta, anzi, non è neppure più parola. Mi sono chiesto che cosa andavo a dire in questo tribunale. Non sono in grado di entrare nel particolare degli aspetti giuridici, anche se capisco che c’è una

  • La fisica oggi si può molto sommariamente suddividere in tre parti principali. La fisica classica, che tratta quello che noi possiamo dire a proposito del mondo su scala umana. Poi, c’è la fisica quantistica, cioè cosa possiamo dire a proposito della scala atomica e subatomica, e la fisica relativistica, che tratta quel che possiamo dire a proposito del velocissimo. Siamo nati in un mondo con certe dimensioni spaziali e temporali e le esperienze che facciamo costruiscono quello che noi chiamiamo “senso comune”, il “buon senso”. Di solito, capire qualche cosa vuol dire ridurre un concetto