Politica

  • Lei insegna Storia delle idee all’Università di Göteborg e ha pubblicato diversi libri che analizzano gli effetti delle idee nella nostra società, come Death in Beirut (2007). Da dove viene il suo particolare interesse per il Libano? Sono svedese-libanese: mio padre è libanese. Death in Beirut è un saggio in cui ho provato a ripercorrere sia la mia storia sia il modo in cui il paese è lentamente sprofondato in una devastante guerra civile. La mia ambizione era quella di delineare le differenti forze in gioco durante quel periodo in Libano.

  • Il comune dell’Alto Reno Terme fa parte della città metropolitana di Bologna ed è sede amministrativa dell’Unione dell’Alto Reno, ente montano che aggrega i comuni dell’Alto Reno Terme, Camugnano e Lizzano in Belvedere. Istituito nel gennaio 2016, è compreso nella categoria dei cosiddetti comuni sparsi in seguito alla fusione dei territori comunali di Porretta Terme, attuale capoluogo, e Granaglione.
    Situato nell’Appennino tosco-emiliano nella valle del fiume Reno e al confine con la provincia di Pistoia, il comune è caratterizzato da una variegata geomorfologia, che, nella

  • La mia solidarietà con Armando Verdiglione incominciò tanti anni fa, verso la metà degli anni ottanta, con due circostanze abbastanza precise, che ricordo perché sono un po’ il filo originario di questo rapporto.
    Il primo episodio fu quando, nel 1988 la casa editrice Spirali organizzò a Bologna una presentazione di libri di dissidenti sovietici. Allora ero responsabile culturale del Partito Comunista a Bologna e fui l’unico ad aderire immediatamente all’incontro e a partecipare al dibattito. A me sembrava ovvio partecipare: dopo decenni in cui verbalmente il Partito Comunista Italiano

  • Come filosofo di formazione anglosassone mi sono accostato alle opere di Armando Verdiglione con un misto di curiosità e di diffidenza, perché non sono amante dello stile evocativo francese, preferisco lo stile argomentativo anglosassone.

  • Il libro di Dario Fertilio Il virus totalitario (Rubbettino) ha il merito di segnalare gli elementi che costituiscono le premesse dei regimi totalitari. In Italia, per molti versi, siamo oltre tali premesse e ce ne rendiamo conto. La coercizione è costante, è strisciante, è accerchiante: ci sono paesi che attendono come avvoltoi di cibarsi della carcassa dell’Italia.

  • Il primo titolo che avevo pensato per il mio libro Il virus totalitario (Rubbettino) era La falce uncinata, per collegare con i loro simboli i due grandi totalitarismi del Novecento, il comunismo bolscevico e il nazionalsocialismo hitleriano. Che cosa li caratterizzava e che cosa li unificava? Il comunismo è la promessa universale di portare sulla terra la giustizia e un paradiso in cui tutti avrebbero avuto secondo le loro necessità e dato secondo le loro possibilità. Il nazionalsocialismo, il suo grande fratello nemico, prometteva lacrime e sangue a chi non faceva parte

  • Se consideriamo la storia dell’umanità, è la prima volta che un paese, l’Italia, e un blocco di paesi, l’Europa, rinuncia a stabilire chi possa o non possa attraversare i propri confini. Fino a ieri, per attraversare i confini di un paese dovevi utilizzare l’esercito, occorreva compiere una guerra. Oggi bastano i barconi. Addirittura, è la prima volta nella storia che si usano le forze armate che, per definizione, dovrebbero difendere i confini di una nazione, per consentire a chiunque paghi i criminali di oltrepassare la frontiera. La cosa drammatica, che documento nel mio libro

  • La situazione in Siria non è quella di cui leggiamo sui giornali. In Europa, c’è una forte propaganda contro Assad: anch’io sono contro Assad, ma la propaganda in sé non giova alla soluzione dei problemi della Siria. Dopo ciò che è accaduto in Libia, in seguito al rovesciamento di Gheddafi, è stato creato un grande Consiglio Nazionale Siriano sul modello del Consiglio Nazionale della Libia. Forse per ignoranza, perché molti analisti hanno dimenticato che cos’è la Siria. O forse molti politici europei sono stati corrotti dall’Arabia Saudita o dal Qatar. O forse le ONG sono state tanto

  • L’immigrazione fa parte della storia. Grazie alle migrazioni la civiltà si è evoluta e sono state fondate intere nazioni. Quella proveniente dall’Africa non è qualcosa di nuovo e non è qualcosa che finisce, se pensiamo che l’anno scorso, a sud del Sahara, secondo le Nazioni Unite, c’era una popolazione di 962 milioni di abitanti, nel 2026 sarà di 1,2 miliardi e nel 2036 di 1,7. E nei prossimi vent’anni, soltanto la componente maschile tra i venti e i quarant’anni aumenterà di duecento milioni a sud del Sahara, mentre le risorse economiche andranno a diminuire.

  • C’è chi sostiene che un dibattito sereno sull’immigrazione sia impossibile, perché le spaccature ideologiche comportano immediatamente uno scontro tra chi è per l’accoglienza a tutti i costi e chi vorrebbe respingere chiunque arrivi. Con il libro Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere, che ho scritto con Giuseppe Valditara, docente di diritto pubblico romano, e con Gian Carlo Blangiardo, docente di demografia, ho cercato di evidenziare alcuni dati importanti e di fornire proposte, anche in controtendenza, ma con l’intento di stimolare una discussione.