QUANDO L’ODONTOIATRIA È ARTE DEL SORRISO

Qualifiche dell'autore: 
medico, specialista in Odontostomatologia e trattamenti di Medicina Estetica, Modena

L’odontoiatria italiana è all’avanguardia nel mondo, sia per la ricerca, che è spesso di riferimento per gli altri paesi, sia per la pratica clinica, che assicura un servizio professionale d’eccellenza, grazie alla competenza degli specialisti e alla qualità dei materiali impiegati. Inoltre, diversamente da quanto sta avvenendo in paesi come gli USA, la Germania e la Francia, dove l’industrializzazione dell’offerta è sempre più massiccia, in Italia, le grandi strutture odontoiatriche rappresentano soltanto il 13 per cento del fatturato, mentre la quota restante è prodotta dai dentisti liberi professionisti. Forse non è un caso se il nostro paese non dimostra una particolare corsa alla concentrazione…
La nostra categoria sta compiendo una battaglia proprio perché la cura odontoiatrica dei clienti non sia paragonata a un prodotto da acquistare al supermercato. I pericoli sono tanti in questo senso e li leggiamo sui giornali sempre più spesso: organizzazioni improvvisate che spariscono dopo aver riscosso gli anticipi dei clienti, i quali sono costretti a rinunciare alle cure programmate, come se si trattasse di un viaggio alle Canarie. La maggior parte degli italiani, per fortuna, è ancora legata al servizio personalizzato ed esige la massima qualità quando si tratta della propria salute.
Ma forse gli italiani, amanti del bello, ritengono che il dentista, oltre a garantire in prima persona per l’alta professionalità del servizio, debba essere come un artista, che possa “firmare” la cura del sorriso di ciascun cliente.
Lei ha aperto il suo studio odontoiatrico a Modena nel 1980, ma viene da Mantova, dove l’arte è di casa e dove tra l’altro lavorava suo padre, Luigi Aspiro, noto pittore naif del gruppo Nove. Quanta influenza ha avuto la sua formazione culturale nello svolgimento della professione?
Mi ha aiutato moltissimo e ha contribuito a farmi mantenere una spiccata sensibilità estetica, accanto alle competenze tecniche necessarie per ottenere i migliori risultati possibili. Ho un pubblico composto principalmente da donne con cui instauro uno scambio culturale proficuo e ricco di argomenti. Questo approccio crea un clima di fiducia che consente alle mie clienti di rispondere continuamente alle mie proposte d’innovazione. Anzi, spesso sono loro stesse che mi richiedono di aumentare i servizi offerti. Se da alcuni anni ho introdotto la medicina estetica nello studio è anche perché, dopo avere ottenuto la riabilitazione del sorriso, le mie clienti ci richiedevano di correggere le zone periorali. Oggi, dopo aver seguito vari corsi a Milano, applichiamo filler a base di acido ialuronico e eseguiamo trattamenti per il miglioramento dei tessuti cutanei e la riparazione di rughe o solchi, nelle zone del viso che ne hanno maggiormente bisogno.
Sicuramente il senso estetico che ho acquisito nella mia famiglia e nella mia città mi ha aiutato molto in un lavoro come questo, che richiede metodicità e precisione, ma anche gusto del bello.
Com’era la professione quando lei ha aperto lo studio nel 1980?
Allora ero una delle prime donne odontoiatre della città e tra i primi specializzati laureati con Benito Vernole – allora primario della clinica di Odontoiatria dell’Università di Modena – ad avere portato un’impronta nuova all’odontoiatria. Non dimentichiamo che prima degli anni ottanta le cure odontoiatriche erano affidate principalmente ai medici generici; inoltre, si pensava che le donne potessero eseguire solo trattamenti di ortodonzia per i bambini e addirittura c’erano molti scettici che mi chiedevano se fossi in grado di praticare estrazioni. Io ho affrontato questi pregiudizi senza lasciarmi prendere dallo sconforto e sono riuscita a far apprezzare le novità di uno studio specializzato in odontoiatria dotato delle migliori apparecchiature specifiche disponibili sul mercato e gestito da una donna, cosa di cui oggi non si meraviglierebbe nessuno.
Comunque ha trovato tanti amici anche grazie al Lions Club di Sassuolo, di cui è stata presidente…
È stata una bellissima esperienza. Il Club mi ha portata e mi porta a conoscere persone straordinarie, imprenditori e imprenditrici, spesso nati dal nulla, che hanno costruito imprese note in tutto il mondo, che danno lavoro a moltissime persone e sono in grado di superare anche crisi come quella da cui stiamo appena uscendo; ho constatato la forza di volontà e la tenacia dei modenesi, che sono riusciti a esportare il made in Italy in tutto il mondo. Per questo oggi sono orgogliosa di vivere e lavorare a Modena, per quanto non potrei mai dimenticare la mia città natale.