VALORIZZARE, NON PENALIZZARE CHI RISCHIA

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presidente di Global Service Srl, Bologna

Se l’Emilia Romagna è stata la seconda regione, dopo la Lombardia, che ha registrato la maggior produzione di carrelli elevatori in Italia, si può dire che Global Service abbia contribuito, in maniera sempre più rilevante, alla diffusione dei servizi connessi, nonostante la grande concorrenza nel settore di gruppi come Toyota, di cui peraltro lei è stato manager, e delle cooperative. Ma se, come recita l’adagio, chi ben comincia è a metà dell’opera, e a soli ventun anni lei aveva già inaugurato la sua prima azienda, come ha valorizzato la lunga esperienza in un settore difficile per un’azienda privata, che tuttavia oggi vanta un trend in crescita e tre sedi importanti fra Bologna, Ferrara e la Romagna?
Il settore dei carrelli per la movimentazione e lo stoccaggio delle merci è fra i più importanti nell’industria perché offre un servizio essenziale a tutte le categorie merceologiche. Ciascuna azienda, grande o piccola che sia, ha un transpallet manuale o un carrello elevatore. È un settore in crescita, anche per la costante evoluzione tecnica, che necessita di operatori specializzati con una lunga esperienza. Tant’è che, per affrontare questa esigenza, ho avviato una scuola di formazione in azienda, con corsi per carrellisti, rivolta anche a clienti esterni.
La formazione è fondamentale, però occorre che sia sostenuta anche dalle istituzioni, perché attualmente è solo un costo per la nostra azienda. A maggior ragione se pensiamo che spesso può accadere che un tecnico, appena conclusa la formazione, sia attratto da una piccola differenza di stipendio offerto da un’altra impresa. È stato essenziale investire in una scuola perché c’è il rischio che i tecnici specializzati, dopo la mia generazione, vadano estinguendosi. Il nostro lavoro non ha orari, anche perché facciamo assistenza all’esterno. Anche per questo, nonostante sia ben retribuito, è difficile trovare persone che intendono il valore del lavoro manuale.
Il Rinascimento insegna che non c’è separazione tra la mano, il lavoro manuale, e il cervello, il lavoro intellettuale. Nella “Città del secondo rinascimento” constatiamo come questa integrazione sia efficace nell’attività dell’imprenditore…
Non abbiamo più tempo per pensare perché tutto è troppo veloce. È fondamentale, invece, che i giovani, abituati alla logica del “tutto e subito”, trovino il modo di scommettere sui valori dell’impresa e quindi assumano la responsabilità e il rischio rispetto a ciò che fanno. Sono stato manager in un’importante società come la Toyota, ma lavoravo con capitali di altri. L’imprenditore deve giocare con i propri e quindi valutare una strategia e avere idee molto chiare. Fare l’imprenditore in Italia è una missione, considerando gli oneri fiscali e i costi di gestione e di sicurezza molto elevati.
La crisi ha portato a una nuova considerazione degli imprenditori. L’imprenditore che improvvisava interventi a breve scadenza sicuramente ha avuto e avrà molte difficoltà, perché, nonostante la crisi, è ancora essenziale redigere programmi a due o tre anni. Un altro aspetto importante oggi è che occorre sempre più capitalizzare le imprese: la banca concede finanziamenti se nota che l’imprenditore scommette nel proprio progetto d’impresa. In questo senso la crisi ha incentivato gli imprenditori a investire i guadagni nell’azienda, mentre in passato questo non avveniva sempre.
Qual è la specificità di Global Service?
Ci rivolgiamo a diverse categorie di aziende, da quella piccola alla cooperativa, fino all’industria dando un servizio globale di vendita, noleggio, manutenzione e assistenza di carrelli elevatori e transpallet. Abbiamo valorizzato la nostra esperienza offrendo un servizio che si avvicini sempre più all’eccellenza, anziché giocare al ribasso. Sono convinto che la qualità e la serietà paghino sempre.
Secondo la sua esperienza, quali sono i settori in cui esistono le condizioni per sviluppare un’attività d’impresa in Emilia Romagna?
La nostra regione potrebbe fare grandi investimenti nel turismo, nell’agricoltura e favorire l’impresa metalmeccanica, che ha un comparto ancora molto attivo, però c’è sempre qualcosa che non funziona. Anche nella logistica avevamo una grande produzione. Invece, siamo sottoposti a continui controlli fiscali e di sicurezza, con il massiccio intervento dei sindacati. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se molti imprenditori investono all’estero, con costi di produzione molto più favorevoli, che in alcuni casi si associano a decise agevolazioni fiscali.
Se l’economia non trova la via della ripresa è anche perché la classe media che produce ricchezza, e che è costituita anche dagli imprenditori, sta scomparendo. Se non si fa ripartire questa classe dirigente, non ci sarà futuro. Così come annoto che ci sono ancora pregiudizi nei confronti del piccolo e medio imprenditore, che non favoriscono l’apertura di nuove aziende con la conseguente emorragia di posti di lavoro, come risulta dalla recente indagine di Unioncamere.
Chi lavora e rischia in proprio deve essere valorizzato e non minacciato dall’incubo di controlli che puniscono chi porta ricchezza al paese.