COME RACCONTARE CON LA FOTOGRAFIA

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titolare dello Studio Michela Zucchini Photographer, Bologna

Autentica forma d’arte, la fotografia è la scrittura della luce. Da circa quindici anni, Michela Zucchini Photographer cura quest’arte con la stessa passione di quando ha incominciato…

Avevo diciassette anni quando ho deciso di dedicarmi allo studio dell’immagine. In particolare, m’incuriosiva come si potevano ottenere determinati effetti nelle immagini delle riviste. Fu allora che comprai la mia prima macchina fotografica e la passione per la fotografia divenne presto una professione.

L’esperienza acquisita nel ritrarre momenti imprevedibili, mi permette di realizzare immagini che rispecchiano la realtà del momento. È molto difficile raccontare in un istante quello che sta accadendo. Eppure, sono convinta che la bellezza è collegata al tempo. Noi la percepiamo nell’istante. La fotografia, più della velocità, coglie l’istante, per questo forse ritrae qualcosa dell’eternità.

Quando tengo corsi di fotografia, spesso mi chiedono come riesco a ottenere alcuni effetti. Posso spiegare la tecnica, ma è quello specifico contesto che mi ha indicato cosa valorizzare, perché non è possibile pianificare l’istante. È molto importante che le cose accadano quasi come se io non ci fossi, non occorre che mi preoccupi di dare un significato alla scena. Il reportage, per esempio, normalmente è sociale, mette in risalto elementi problematici e, talvolta, mira a impietosire. Penso invece che sia importante raccontare le cose, anche nei contesti di maggiore rappresentazione del disagio e della difficoltà, cogliendone gli aspetti costruttivi.

Quanti e quali sono i modi del racconto?

In passato, mi sono occupata di alcuni settori specialistici della fotografia come lo sport e la cronaca, ma ho constatato che risentono ancora molto di schemi di lavoro tipicamente maschili. Essendo, però, molto decisa a fare fotografia, ho incominciato a dedicarmi anche ad altri settori. Preferisco, per esempio, raccontare in modo differente eventi privati come il matrimonio, il giorno che rappresenta il momento più importante nella prospettiva di un futuro felice. Ma curo l’immagine anche di aziende di rilievo nazionale. Cerco il bello in ciascun momento della vita quotidiana, anche quando si svolge in un contesto aziendale, raccontandone non solo gli aspetti tecnici. Per esempio, ho curato l’immagine di una grande azienda che produce rubinetteria dal 1900. Qualcuno mi ha chiesto cosa può esserci di bello in un rubinetto. Ho risposto che c’è tutto quello che avviene per la sua costruzione, che s’intreccia con le vite delle persone che operano in quell’azienda. In questo caso, ho dovuto tenere conto del fatto che alcuni operai lavoravano nell’azienda da circa quarant’anni e mi raccontavano con entusiasmo i dettagli di ciascun manufatto. Per questo mio modo d’intervenire, sono nate collaborazioni con aziende che vanno oltre il classico impegno tra un fotografo, un’agenzia e un committente. Ho avviato una ricerca con loro per costruire il racconto di quell’esperienza. Ciascuna impresa è differente. Nike, per esempio, è una realtà giovane e dinamica e il mio compito è quello di valorizzarne lo stile. Inoltre, collaboro con l’Antoniano di Bologna, non solo per la manifestazione dello Zecchino d’oro, ma anche per le immagini delle trasmissioni televisive che realizzano.

Molte delle aziende con cui collaboro sono gestite prevalentemente da uomini, con poche eccezioni. Quando c’è un lavoro da fare che comporta l’interlocuzione con donne, non sono in competizione né pretendo di stare per forza al centro dell’attenzione,perché mio compito è valorizzare la bellezza di quello che fanno. Per questo è importante per me coinvolgere le persone che raccontano la loro esperienza in azienda.

Perché ha investito in un’attività imprenditoriale?

È una questione di libertà, la libertà di rischiare per riuscire. Ho lavorato come dipendente, seppure per un breve periodo, ma, quando mi sono posta il problema del perché le cose non funzionavano e ho proposto di migliorarle, il mio intervento non è stato inteso come un’opportunità di trasformazione. Perciò ho deciso che occorreva rischiare in proprio, per fare cose di qualità, senza timore di sbagliare. Oggi, se ho l’esigenza di migliorare qualcosa, posso farlo. Per questa libertà ho scelto di rischiare in proprio.