SCE E XIN DA YANG: UN PROGETTO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE DAL SAPORE ORIENTALE

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responsabile marketing e comunicazione di SCE Group, Modena

Il 23 giugno scorso, nella sede del suo High Tech Park di Baggiovara (MO), SCE siglava un contratto di collaborazione con la cinese Xin Da Yang (leader nella produzione di auto elettriche) per la costruzione di componenti destinati a veicoli per la mobilità elettrica.

Per SCE è stato un passo molto importante nel percorso iniziato dodici anni fa con l’istituzione del primo parco tecnologico privato dell’Emilia Romagna, il cui presupposto era la condivisione e lo scambio di know-how tra i vari partners, per dare vita a soluzioni sempre più innovative. Presupposto che si è trasformato in un punto cardine di SCE e che ha preso il largo, fino a sbarcare in Estremo Oriente, nella lontana Linyi (provincia della Shandong): l’accordo con XDY non rappresenta solo un momento di collaborazione tecnico-economica, ma un vero e proprio incontro di culture diverse, fatto di ostacoli, di timori, ma anche di estrema fiducia e apertura. 

SCE ha studiato, progettato e realizzato un circuito elettronico per il controllo e la gestione remota delle batterie al litio, il BMS (Battery Management System). Questo progetto è stato scelto dalla Xin Da Yang dopo averlo confrontato con altri quattro competitor internazionali (fra cui uno giapponese).

XDY ha acquistato il know-how necessario per la costruzione del BMS in Cina, mentre SCE avrà l’esclusiva per l’Italia e per il mercato europeo mantenendone la produzione per lotti non elevati.

Ciò che distingue il progetto di collaborazione fra SCE e XDY da un classico accordo economico è il contratto stipulato per l’istituzione di un centro di ricerca italo-cinese con la sede italiana proprio presso l’High Teck Park di Baggiovara e le attività in Cina presso la stessa XDY. Le figure chiave di questo progetto sono Benedetto Sampaolo, direttore tecnico di SCE Group, He Zhigang, il direttore tecnico di XDY e il professor Guo Fen.

L’interesse di Bao Wen Guang, fondatore di Xin Da Yang, nel promuovere e sostenere iniziative rivolte al green nasce dalla consapevolezza dei mutamenti negativi che l’uomo ha provocato e sta provocando all’ambiente: “Noi abbiamo il compito di correggere i danni all’ecologia che hanno fatto i nostri genitori e i nostri nonni”, afferma Bao, riconoscendo che lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente sta diventando un pericolo per l’intero ecosistema, non solo per il suo paese. La prova che l’interesse di Bao non è limitato al solo profitto sta anche nel programma che ha scelto di attuare per la produzione dei BMS: non è stata seguita la logica dell’assimilazione totale e immediata del know-how (che avrebbe portato un consistente abbattimento dei costi di produzione della macchina elettrica), ma, al contrario, la produzione del BMS per gran parte del 2013 avverrà ancora qui in Italia nell’High Tech Park SCE, prevedendo poi un percorso di cessione graduale, finché la XDY non sarà in grado di produrre in modo indipendente. 

Si parla spesso della necessità di aprire le nostre frontiere ai paesi esteri, salvo poi richiuderle per proteggersi, per paura. Ma, a parte l’esigenza di lottare contro la concorrenza sleale, perché chiudersi nei pregiudizi razziali e creare barriere fra i popoli? Se ci rivolgiamo a un cinese, un tedesco o qualsiasi altra persona di lingua e colori diversi dai nostri anteponendo paure e pregiudizi non potremo fare altro che ricadere a nostra volta nello stereotipo dell’italiano medio “pizza, mafia e spaghetti”.

Quello di SCE è un vero e proprio esempio di internazionalizzazione che trova le sue fondamenta nella parola fiducia, conquistata e consolidata nell’arco di diversi anni, dopo un notevole sforzo per far superare le diffidenze e trasmettere affidabilità e credibilità nel proprio progetto.

Gli accordi che si stanno susseguendo oggi sono la sfida che la cultura italiana – anteponendo umanità, qualità e stile al profitto e al business – possa essere vincente anche nei paesi in cui questi non sempre sono valori principe, ma dove al contrario vige la regola del “cercare l’affare a tutti i costi”. Fortunatamente esistono anche persone come Bao Wen Guang, un uomo che rende onore al patrimonio culturale del suo paese e che Ormes Corradini (amministratore unico di SCE) ha avuto l’occasione di incontrare nel proprio cammino.

 “Mi ha colpito la grande attenzione e competenza con cui gli amministratori locali seguono costantemente le evoluzioni dei progetti, e sono spesso presenti nei rapporti interpersonali con noi interlocutori occidentali”, afferma Corradini.

La storia di SCE e XDY è la prova che lingue, culture e credenze differenti non sono barriere, ma ponti che permettono di collegare persone e aziende per il miglioramento di ciascun paese. Per SCE questa avventura è solo all’inizio, con la prospettiva di una collaborazione destinata a crescere e migliorare sempre più nel tempo.