IL MONITORAGGIO TERRITORIALE CONTRO IL SUICIDIO

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psichiatra, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’Area vasta 2, Jesi

Ho una formazione analitica in Psicoanalisi Operativa, scuola argentina sorta con Pichon-Rivière, che si è sviluppata in Italia con Armando Bauleo e ha due punti di riferimento: la psicanalisi freudiana, con i suoi sviluppi kleiniani, e la teoria di Marx, con la sua concezione di “soggetto collettivo”. Si tratta di una psicanalisi impegnata nelle istituzioni, che negli anni della dittatura ha subito forti persecuzioni nel paese in cui è sorta, l’Argentina.

Tra i compiti che dobbiamo svolgere oggi nel nostro Dipartimento, c’è il monitoraggio della qualità territoriale, nell’ambito del quale analizziamo il tasso di suicidi. E rileviamo tanti casi drammatici che interessano non solo imprenditori, come quelli di cui può dare testimonianza Sergio Dalla Val nella sua esperienza alla Confartigianato di Bologna, ma anche impiegati e altre categorie di cittadini. Con la nostra unità operativa, intervenendo attraverso varie iniziative, anche in collaborazione con le cooperative sociali, nel 2011 eravamo riusciti a portare a zero i casi di suicidio nel territorio da noi seguito a Jesi, su una popolazione di 109.000 abitanti. Nel 2012 se ne sono verificati dieci, di cui quattro nel nostro servizio. In un momento di grande religiosità economica come quello attuale, la povertà è un peccato che spesso purtroppo porta alcuni individui a sopprimersi. Teniamo anche conto del fatto che Jesi, rispetto ad altre città delle Marche, ha una maggiore connotazione industriale, con tutti i valori connessi. Con la vicina Fabriano, produce circa due terzi del PIL regionale e non solo si trova in una posizione privilegiata per la produzione di ricchezza, ma vive anche con fierezza tale posizione.

Nel libro di Sergio Dalla Val, In direzione della cifra. La scienza della parola, l’impresa, la clinica (Spirali),  ho avvertito una grande sensibilità su questi temi, così come nell’iniziativa sopra citata, che ha avviato nei confronti e a favore di una categoria particolarmente forte, ma anche con tratti di fragilità, come quella degli imprenditori. L’imprenditore mette tutto se stesso, tutta la sua forza e tutta la sua intelligenza nella propria impresa, in cui non svolge un lavoro qualsiasi, ma il lavoro della sua vita.

Un altro grande piacere che ho tratto dalla lettura del libro riguarda i miti: oltre ai classici, fra cui il mito di Edipo, l’Autore prende in considerazione il mito del padre, il mito della madre, il mito del tempo, il mito della caverna e molti altri. È uno dei significanti che compaiono con maggiore frequenza nel libro. Mito anche nella sua attinenza con la parola (in greco mythos vuol dire “parola”). Per la loro importanza nella clinica, anche noi utilizziamo i miti nei nostri spazi formativi, come elementi d’integrazione fra differenti approcci.

 

 

***L'articolo di Massimo Mari è tratto dagli interventi al dibattito La scienza della parola, la psicanalisi, l’arte: come riuscire vivendo, (16 maggio 2013, biblioteca Mozzi Borgetti, Macerata), organizzato in occasione della presentazione del libro di Sergio Dalla Val In direzione della cifra. La scienza della parola, l’impresa, la clinica (Spirali).